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Ritorno alle origini

Tutte le volte che torno a casa dopo essere stato via per un po' mi prende un poco d'ansia. Quasi dovessi trovarla rasa al suolo. Oppure con la porta d'ingresso divelta e nulla più dentro. No la porta è a posto e le cose sembrano esserci. Metto il borsone con la roba di una settimana vicino al bagno, vicino alla lavatrice. Faccio un giro veloce per le stanze quasi a controllare che tutto sia in ordine. Apro le finestre. Mi siedo in cucina un attimo a riprendere confidenza con la mia casa, il mio guscio. Con gli anni so perfettamente di quanto devo arretrare con la sedia per arrivare allungando la mano alla credenza dietro di me senza alzarmi. Lo faccio solo per controllare che tutto sia al suo posto. Prima di cominciare a mettere in ordine le cose mi rilasso un poco. Più tardi magari vado a correre un po'. Telefono per dire che sono a casa alle persone che sono appese a quell' evento. Apro il frigo desolatamente vuoto. Dovrò fare un po' di spesa anche. Ma dovrei rinunciare ai mie sette chilometri di gioia e sofferenza. Scruto i surgelati e le scatolette. Ce ne è a sufficienza per sopravvivere. Adesso faccio una lavatrice, metto via le borse e poi vediamo di aggiornare il blog e leggere tutto quello che è successo in questa settimana. Un po' adesso e un po' dopo avere corso. Accendo un sottofondo di musica per rendere il lavoro più piacevole. Sono allegro nonstante abbia così tante cose da fare e per lo più noiose. Passo di fronte ai computer e penso alle cose da scrivere dopo ma vengo colto improvvisamente da brividi. Torno indietro. Le spie del monitor e dei PC sono accese. Non è possibile che me lo sia scordato acceso. E' una di quelle cose che controllo mille volte, come se ho il portafoglio e le chiavi in tasca. Mi avvicino un poco timoroso. Si sono accesi entrambi. Tocco la tastiera per riaccendere lo schermo andato in spegnimento automatico. Al posto del solito sfondo del desktop di windows ce ne è uno con la scritta.

"Parme è stato qui"
parme - 16/06/2006 11:17 | lk | commenti (4) | special guest

Mondiali


Mi auguro che sabato l'Italia vinca con gli USA. Un po' per sano tifo e campanilismo, un po' perchè sti sboroni degli USA mi stanno sulle palle. Mi auguro però che Buffon prenda un bel gol magari da lontano ( un gollazzo ), mentre è girato a mandare i bacini alla Seredova. Così magari ci verranno risparmiate certe inquadrature come nella partita precedente in cui mancavano solo i cuoricini e lo sfondo di Hello Kitty.  Un po' perchè Buffon ha detto così tante cazzate dopo avere solo vinto una partita con il Ghana che una vendetta divina sarebbe auspicabile.

( Ho fatto molta fatica a trovare una foto della Seredova vestita )
parme - 15/06/2006 16:13 | lk | commenti (6) | special guest

Morte di lettore mp3

Il mio lettore mp3 durante un fondo veloce si è staccato dalla sua clip e si è frantumato in mille pezzi per terra. I mille pezzi dovuti più al guscio in plastica che alla mia roboante velocità. Ieri sono stato in una di quelle grosse catene di vendita per acquistarne uno nuovo. Il commesso si mostra gentile. Non gli do motivo per ritenere che di elettronica me ne intenda ed anzi fingo di confessargli che ho difficoltà addirittura a puntare il timer del videoregistratore. Detto questo gli si illuminano gli occhi e cominica a sciorinarmi una serie di cazzate interessanti e divertenti.
-Ho quello che fa per lei. Apple iPod 60 gb a 450 euro
-Apple? Quella dei Beatles?
-No, no. Quella che ha inventato il computer
Oddio ci sarebbe da discutere su questo ma lasciamo stare..meglio continuare a fare il finto tonto
-Sì. Pensi che loro facevano i computer migliori di sempre ma poi arrivarono i cinesi copiando e con roba di scarsa qualità, ma i fessi subito tutti a comprare
Ho il primo conato di vomito. A parte il fatto che i cinesi a quel tempo facevano ancora finnastica la mattina alla sei tutti in divisa con il ritratto di Mao alle spalle, ma nessuno copiò apple. Forse fa riferimento alla vicenda Windows-MacIntosh ma ormai si sa, visto che si sono consumati processi su processi, che entrambi copairono da un progetto dello Xeror Research Center di Palo Alto. Vabbe' dai non è il suo campo.
-Mi sembra un po' pesante questo iPod. Io lo userei mentre vado a  correre
-Ma guardi che con questo può vederci fino a 150 ore di video
-Mentre corro?
-E ha venti ore di autonomia
-Corro una oretta al giorno, non faccio la cento chilometri del passatore
-Ho capito passiamo allora a questo iPod Nano 4 Giga da 270 euro
-E' completo di accessori?
-La fascia per andare a correre costa 29.90. Le cuffie per fare sport, garantite contro umidità  e pioggia dai 34.50 ai 99 euro. Se non vuole ricaricarlo attraverso la presa USB del PC l'alimentatore esterno costa 34.50. Se vuole poi c'è questo caricabatterie solare a 79 euro.
A questo punto arriva un suo collega che ha bisogno. Lui si scusa e mi promette di tornare dopo un paio di minuti. Guardo i vari lettori esposti. C'è un Thomson che ha 512 mega ed è espandibile mediante le normali schedine SD. Ha anche la radio e costa 79 euro, compresa la fascia per andarci a correre. Va anche con le normali pile, cosa non trascurabile. Torna il commesso.
-Allora ha deciso?
-Sì posso sentire questo Thomson?
Se gli avessi detto che sua moglie lo tradiva avrebbe fatto una faccia meno sconsolata.
-Quello?
-Sì quello lì.
-Ma non c'è neppure da paragonare come qualità del suono
-Davvero?
-Ora le faccio sentire.
Mi fa sentire ed in effetti la differenza mi lascia stupito. Torna il collega di prima. Si ricongeda per un attimo. Pigramente invece di continuare a cambiare le cuffie decido di infilare lo spinotto ora nel iPod ora nel Thomson. Le differenze non ci sono più. Anzi si sente forse meglio nel secondo. Come mai? Mi tolgo la cuffia. Il bastardo mi faceva sentire iPod con una cuffia Shure di altissima qualità, non quella in dotazione, costa 99 euro solo la cuffia. Mentre il Thomson me lo faceva sentire con la cuffia in dotazione. Scambio le cuffie allora metto quella di scarsa qualità nell iPod. Torna il commesso.
-Allora ha sentito la differenza?
-Sì. Si sente molto meglio nel Thomson che costa la metà.
Lui guarda le cuffie.
-Ma guardi che ha scambiato le cuffie..
-Davvero? Allora al limite prendo il Thomson con questa cuffia
-Ma con l'iPod si sente meglio.
-Ma no guardi. Ho la sensazioen che sia la cuffia che fa sentire meglio. Poi a me serve per correre. Non saranno proprio le condizioni migliori di ascolto.
-Lei dovrebbe pensare che se lei prende un oggetto Apple oggi domani varrà il doppio. E di questo iPod Shuffle a 109 euro che ne dice?
Questo al limite sembrerebbe confrontabile ma ai 109 euro vanno aggiunti i 29 della fascia e i trenta e rotti per l'alimentatore. Inoltre non è espandibile con schede di memoria e ha le abtterie incorporate. Alla fine a malincuore accetta di darmi il mio Thomson. Gli iPod sono oggetti belli ma cari, cari sono gli accessori caro è tutto. Non sono poi neppure così facili da usare come dicono o come vogliono farti credere. E' il marchio Apple sopra che ne ha decretato il successo, Steve Jobs , quello che estate e inverno va in giro con maglioni neri a collo alto e jeans ha detto "iPod is cool". E ci credo che è cool. Oltre il 50 % del fatturato di Apple viene da iPod e iTunes.  E a me il lettore mp3 serve per ascoltare musica , non per fare vedere se sono cool o meno. Inoltre quando corro uso sempre una maglia, mai solo la canottiera e quindi il lettore sarebbe coperto dalla manica e il marchio non si vedrebbe.


parme - 15/06/2006 12:00 | lk | commenti (7) | special guest

La strana sinistra che siamo noi

Si dice che quelli di sinistra, "me" di sinistra, siano tendenzialmente più attenti alla politica e al sociale. Ed è vero in fondo. Siamo sempre i primi ad andare a votare e abbastanza attenti agli eventi politici. Siamo anche i più critici, sopratutto ora che siamo al governo e vediamo solo un rosso sbiadito sventolare. Non c'è sfigato o diseredato che non abbia avuto la sua bella manifestazione organizzata da qualcuno di sinistra. Non c'è raccolta di fondi, mostra, concerto o evento culturale che non trovi fra i suoi sostenitori parte del popolo della sinistra. La cultura è veramente in mano alla sinsitra come si sente dire? Probabilmente sì ma non per amore di conquista ma per affinità. Eppure questa sinistra non è imperfetta solo nel vertice ma pure nella base. La bandiera della contraddizione sventola sia sugli amministratori che sul popolo della sinistra. Esempi concreti? Ok. Senza tessera del partito o del sindacato giusto non si va a lavorare in molte amministrazioni. Per fare delle foto in una location di una città amministrata dalla sinistra per una mostra senza sponsorizzazione dell'Arci mi hanno risposto che non era possibile. Oppure il fatto che molte coppie appositamente non si sposino o addirittura tengano residenze separate in modo tale che lei figuri come ragazza madre e quindi le sia assicurato il posto all'asilo e anche sostegni economici, sussidi per l'affitto. E non sono casi isolati. Nella scuola di mia figlia sono una su tre. Nelle città vicine analoga situazione anzi forse peggio. E se fai loro notare la cosa loro ti rispondono "Altrimenti gli asili si riempiono di figli di immigrati visto  che loro non guadagnano un cazzo ef anno mille figli". Per forza loro sono obbligati a fare così. Eppure sono queste le stesse persone che ho sentito parlare "bene" a favore dell'integrazione nel ristorante di moda il sabato sera, fra il primo e il secondo. Al dolce no, si parla di cose più frivole. Insomma togliamoci l'idea dalla testa che noi siamo i giusti gli onesti. Non lo siamo, non abbiamo più nessuna verginità da difendere, se mai la abbiamo avuta. Ma possiamo anche non tacere. Fare notare, sottolineare, rifutarci di accettare silenziosamente. Potrei elencare altri casi ma il concetto è sempre quello: a parole siamo i più bravi, i più disponibili, i più onesti , i più democratici. Nei fatti siamo uguali agli altri. Forse non tutti saimo così, certo, masono/siamo  una percentuale vistosa, che non si può fare finta che non ci appartenga.  Per ritrovare una identità di intenti nella sinsitra che non siano discussioni di salotto forse dobbiamo prima guardarci negli occhi fra di noi e capire se il rosso che indossiamo è  perchè sta bene con il nostro colorito pallido oppure fa tanto moda.
parme - 14/06/2006 12:05 | lk | commenti (6) | special guest

Lo zen e l'arte della corsa


E' qualcosa che nasce da dentro. che ti esplode dentro. Come la felicità o il dolore. Improvvisamente ti sale dallo stomaco, dal profondo e sfocia in riso o lacrime. Incontrollate. Perdi coscienza, controllo. Torni un animale, un "oggetto" debole.

"Stupido e gretto è colui che pensa che la corsa sia solo un atto fisico, dello spostamento delle masse. Il correre è arte della meditazione, della conoscenza di se e dell'esplorazione dell'animo umano; (…) di rottura della dicotomia fra essere umano e natura.

Come si può essere così volgari da ridurre tutto questo ad esercizio ginnico?"

( L.V. 1956 )

Sono seduto, quasi raggomitolato, stremato. Con gocce di sudore che scorrono giuù dal viso e mi abbandonano verso terra tuffandosi dalle punte arrossate. Sono completamente senza forze. Il corpo è abbandonato a se stesso e se non avesse una vaga stuttura ossea e cartilaginosa a dargli volume sarei disteso completamente per terra. Lo stomaco é sottosopra e l'acido della reazione si mescola al sapore ferroso del sangue. Bruciano gli occhi e sento il battito del cuore all'altezza delle tempie. Ma sorrido. Anzi rido e sono felice come un bambino il giorno di Natale. Quando ero uscito di casa tutto sembrava essere contrario. C'era una leggera pioggerellina ma il cielo sembrava promettere solo disastri. Nella mia zona il solito traffico, i soliti studenti che cazzeggiano beatamente fra aperitivi e chiacchiere inutili e che mi degnano appena di uno sguardo al mio passaggio. I primi dieci minuti non sono granchè. Le gambe legnose, il fiato corto. Strana espressione "il fiato corto". Tecnicamente non significa nulla se non sottolineare che fai molta fatica. Come quando si dice "rompere il fiato". Il fiato non si rompe e neppure è lungo o corto. Serve solo a dire che fai fatica in maniera colorita. Io il fiato l'ho corto e non rotto allora se questo serve a dire che faccio fatica. Sembro uno che abbia appena smesso di fumare dopo 10 anni a due pacchetti di camel senza filtro al giorno. Sputo e sibilo. Sì no respiro ma sibilo. Un fischio alto sia in entrata che in uscita. Anche il rumore dei miei passi di corsa non è proprio ovattato. Piuttosto uno zoccolare o ciabattare asimmetrico. Meglio fermarsi a fare streching. Tengo il piede su una radice e intanto stendo il muscolo del polpaccio. Ho troppi pensieri, troppe preoccupazioni per la testa per essere disteso nella corsa. Il mio corpo protesta. Cambio posizione. Mi vengono in mente le parole di un amico. Diceva che un metodo per svuotare la mente è quello di immaginarsi una stanza piena di gente con tante porte. Ogni persona rappresenta un problema, una preocupazione. Tu devi immaginarti di prenderlo a braccetto e accompagnarlo da una porta. Lo saluti e lo fai uscire. Poi chiudi la porta e vai avanti con tutti gli altri fino ad avere la stanza vuota. Riprendo a correre. Quasi un passo veloce più che una corsa. Penso al primo problema. Lo cerco fra le altre persone. Lo tratto quasi male e più che accompagnarlo alla porta lo sbatto proprio fuori. Mi giro e nella stanza ci saranno ancora dieci persone almeno. Mentre corro saluto qualcuno che non riconosco. Però ho quasi la sensazione di sentire le spalle più sciolte. Ho anche accelerato un poco. Cerco fra la gente il secondo problema in ordine di preoccupazione. Me lo immagino quasi si nasconda fra le altre persone. Lo prendo e mentre lo accompagno alla porta gli parlo come si fa con i bambini quando li si sgrida. Porta. Chiavi. Mi giro. Adesso le persone della sala sembrano avere più paura. Sembrano fare finta di niente. Chi prendo adesso? E' scomparso il ciabattare/zoccolare di prima. E vado avanti così. Ogni persona che accompagno fuori dalla stanza mi scompare un piccolo dolore e il mio cuore si alleggerisce. Mi giro dopo avere chiuso l'ultima porta e mi dico: ora tocca solo a te. S'è alzato il vento e gli alberi hanno fronde rumorose. L'erba si piega mostrando un lato bianco quasi un esercito invisibile ci camminasse sopra. Il tuono è fragorosa ora a destra , ora alla mia sinistra. Ho anima e cuore sgombri. Sono solo io, un essere umano, un oggetto debole ma vivo. Mi accorgo che qualcosa è cambiato da come evito sassi e ostacoli. Nonostante stia andando già ai miei limiti i passi sembrano di danza, non sono mai scomposti forzati. E' come se vedessi il percorso in mezzo a tutti quegli ostacoli senza problemi. Non supero gli ostacoli, li attraverso. Sono parte di quello che ho attorno. E' scomparso il sibilo e in realtà neppure mi accorgo di respirare. Ogni singolo passo non tocca terra ma si limita a sfiorarla, a mantenermi in quota, senza violenza. Ora il vento si è fatto silenzioso. E' un attimo solo prima della pioggia che arriva con un rumore sordo quasi violento. Mi sembra di attraversarla. Neppure lei mi rallenta, non mi impaccia. Socchiudo solo poco gli occhi per la pioggia  e prendo a sorridere da dentro. La dolcezza e l'armonia ora lasciano il posto a un po' più di violenza. Quasi come quando durante il sesso il ritmo cresce fino all'orgasmo. Devo concentrami un poco ora. Non è più una danza ma un atto di forza. Solo che non c'è fatica. E' una progressione che conosco e che potrà durare solo pochi altri minuti. Per un centinaio di metri devo correre di fianco alla strada. Ed è lì uscendo dal guscio della natura in cui ero che ancora più mi risulta evidente il mio stato di grazia. Correndo di fianco a quelle auto, a quelle persone con l'ombrello mi rendo conto che sono in uno stato diverso lontano da loro. Mi ributto nella natura come fra le braccia di una amante. Devo solo pilotare me stesso fino all'orgasmo. Crescendo ritmo e velocità, con dolcezza, secondo quanto mi verrà suggerito dalla natura attorno. Mentre corro in questo stato senza pensieri e senza dolore, senza preoccupazioni e problemi mi ricordo un sogno ricorrente ceh facevo tanto tempo fa. Ero seduto su una spiaggia desolata e solitaria. Poi una ragazza camminando sulla battigia si avvivicinava a me ma  io non ne scorgevo  mai in viso perchè  in ombra a cuasa del controsole. E mi svegliavo sempre un attimo prima di vederla, di potermi girare . Di nuovo la vedo camminare verso di me. Ma ora non sto domendo, sto correndo. Socchiudo gli occhi per vederla. E' ancora in ombra. Sento che è arrivato l'ultimo atto. Accellero ulteriormente. Ho deciso dove e non oltre si concluderà il mio atto d'amore fra me e la natura delle cose. Duecento metri più in la. Io sto già sorridendo anzi godendo anche se sento che il mio corpo si sta sfaldando, come un jet lanciato a velocità troppo alta mentre precipita. Lei continua a camminare verso di me. Ultimi cento metri. Lei si siede accanto a me. e mi giro a guardarla. Sorrido.
 
L'ho sempre saputo che eri tu.
 
Allargo la braccia e volo per gli ultimi metri sotto la pioggia verso la mia felicità.
parme - 13/06/2006 22:13 | lk | commenti (2) | special guest

Si è fermato il tempo la sua regolarità


Ogni blog è un mondo, una nicchia abitativa rappresentativa di chi l’ha creato. Scelta del template, foto e pensieri fanno di questo spazio una scheggia d’intimità sparata nel mondo che conosce quella lingua. Leggere più blog di seguito è da vertigini, entrare e uscire da menti in fila per link è roba tosta. Da diverso tempo, per esempio, non commento sul mio blog perché provo una sensazione di corto circuito. Ognuno ha le sue patologie, ho anche quella di spiegarle e ripeterle. Anch’io ho i miei blog preferiti, ne vado fiero, sono quelli che cerco di leggere tutti giorni. Quando leggo nuovi post, questi si aggiungono al mio archivio. Un archivio non informatico ma emotivo, costruito in mesi-anni di lettura. Layers. Mi affeziono ai blog per svariati motivi. Nella blogosfera (santo cielo come odio sta parola) ho ritrovato le emozioni provate in quelle notti anni settanta con l’orecchio teso ad ascoltare le voci di radio lontane. Come la radio questo è un media delicato, rispettoso e stimolante. Mouse, Video e Tastiera tracciano un confine netto, da una parte le voci , le esistenze, la creatività, la felicità e la disperazione. Dall’altra parte connessioni internet, codice php-html e database. Cambia il vettore rispetto alla radio, ma i vettori non possono esistere senza comunicatori. Faccio un salto dall’altra parte, entro nel vettore. Questo mio scritto, per esempio, è in questo blog, che è una tabella di un database di Splinder, molto probabilmente questo mio post è anche un semplice record di questa tabella. Caratteri dentro una tabella, quindi Bit. Tanti 01010101 che ora sono scritti in settori di hard-disk, io non lo so mica dove si trova questo hard-disk, ma questo non è niente se penso che questo hard-disk è dentro un PC, provo ad immaginare la stanza che contiene quel pc ma non ci riesco. Questi contesti contengono questo blog, ci pensate? Magari in questo preciso momento un consulente informatico sta guardando fuori dalla finestra nell’attesa che un backup di questo sistema finisca. Non lo so mica cosa sta guardando questo tizio. Il mare? Una montagna? Insomma dove si trovano questi bit? In Polinesia? A Voghera? Il consulente informatico non sa neanche che sto parlando di lui, non sa neanche che voi state leggendo di lui. Possiamo fare le faccine, quelle vere e lui è li che guarda fuori. Pensa ai fatti suoi e aspetta la fine del backup di questo sistema che contiene questo Blog. E’ stupendo. Vi rendete conto? Lasciamolo lavorare in pace, perché magari ne farà una coppia in più per sicurezza, conosco il genere, e la porterà a casa sua. Adesso stai a vedere che tra, che ne so, mille o duemila anni qualcuno ritrovi questa cassetta del nostro consulente, questo preciso backup. Me lo vedo, è li che ispeziona e cerca di capire, riesce anche a leggere, Inizierà a leggere, leggere. Io me lo vedo il tizio del futuro che legge e legge. Che si emoziona, si, si emoziona, proprio come è capitato a me da queste parti. Magia dei comunicatori. Grazie. Ora due paroline per l’omino del futuro. Smettila di commentare come anonimo, tanto ti abbiamo beccato.
parme - 13/06/2006 11:44 | lk | commenti (4) | special guest

Toast

Le fette di prosciutto cotto per i toast dovrebbero farle pre-tagliate delle dimensioni esatte del pane: così nel caos più totale diventa irritante alla mattina alle sei mettersi lì a cercare di piegarla, tagliarla, ordinarla in modo tale che il toast non abbia bitorzoli preoccupanti.
parme - 13/06/2006 09:15 | lk | commenti (3) | special guest

Geografia

Senza usare Google o il "vecchio Atlante" rispondete subito senza pensare: in che parte dell'Africa si trova il Ghana? E sapreste citare almeno uno dei tre stati confinanti?
parme - 12/06/2006 18:52 | lk | commenti (4) | special guest

Il perfetto sportivo

Sono uno sportivo perfetto.  Se mi metto sul divano a guardare la formula uno mi addormento prima che facciano il giro di ricognizione. Nella Moto GP mi addormento subito dopo la partenza. Non ho la più pallida idea di quali altri squadre siano nello stesso girone dell'Italia ai Mondiali di Germania e non saprei dire chi è retrocesso in serie B ( finora). Ma se alla sera mi aspetta un allenamento o percorso  nuovo per la mia corsa sono agitato come una adolescente al primo appuntamento.
parme - 12/06/2006 10:56 | lk | commenti (7) | special guest

L'amore è.........

Se il vostro partner non vi crede potete sempre seguire il suo esempio. Io no.
parme - 12/06/2006 09:50 | lk | commenti (4) | special guest

La sera si prolunga per un sospeso fuoco e un fremito nell’erbe a poco a poco


Mi rendo conto dell’errore appena entrato, guardando come è vestita la centralinista. Subito mi viene in mente che quella sera hanno la cena aziendale e che mi avevano pure invitato. Impossibile rifiutare ora che già sono lì. Seduto al bar del ristorante mi sento più interessato al tintinnio del ghiaccio nel mio bicchiere che ai discorsi delle altre persone attorno a me. E’ uno di quei posti spersi nella campagna padana con pessimo ristorante e pista da ballo incluso. Uno di quei posti in cui le stelle di periferia cercano di mostrare la loro merce ai ragazzotti con le Golf colore canna di fucile o improbabili abarth create dal carrozziere di fiducia. La serata è già segnata. Ne ho viste e vissute diecimila di serate così. Impiegate scontente che vivono saltando dai loro due mondi paralleli casa/lavoro cercando sogni e certezze ora in uno ora nell’altro. Ascolto distrattamente la ragazza seduta accanto a me. Pensando di farmi piacere lei mi parla di computer e software. Vorrei girarmi e dirle che lei il computer sarebbe meglio non lo usasse nemmeno come soprammobile ma mi limito a far tintinnare il ghiaccio nel bicchiere. Lei mi dice che naviga a vista nel mondo del computer perché non ci capisce niente. Alzo lo sguardo dal mio bicchiere e le dico che è vero. Lei mi chiede cosa sia vero. Io le dico che è vero che lei non ci capisce niente. Ma lo dico con il sorriso e quindi lei lo prende come una battuta e continua a sproloquiare. Mi appoggio con i gomiti sul bancone e guardo attorno a me sempre con questo fastidioso ciarlare nell’orecchio. E’ la seconda volta nel giro di pochi giorni che sento dire navigare a vista. Ora da questa sciaquetta con le tette all’insù e qualche giorno fa da un caro amico. Anche lui come me attraversa un periodo nero e mi aveva detto che navigava a vista. Pure io navigo a vista. Non solo ora però ma da sempre. Da tutta la vita. Ormai sono arrivati quasi tutti e ci si può accomodare ai tavoli. Per le cene aziendali la scelta del tavolo giusto è fondamentale. Donne segretamente innamorate da anni del loro capoufficio hanno solo questa occasione per farsi male. Arrivisti devono essere assolutamente al tavolo del capo per dire lui quella loro idea tanto furba e tanto intelligente. Ma bene o male mi sembra che verrà creato grossomodo la stessa disposizione che tengono in mensa. Qui il gruppetto dell’ EDP, lì quello delle spedizioni, la il magazzino, questa sera vestiti bene e quindi non ghettizzati nelle loro tute da lavoro. Io non ho posto assegnato qui. Sono un consulente esterno. Aspetto solo che tutti si siedano, non voglio essere loro d’impiccio nella serata che servirà come argomento base per le prossime cento pause caffè alla macchinetta. Aspetto di sedermi dove capita. Anzi scelgo fra i posti liberi quello dove conosco meno gente, almeno non mi romperanno le scatole con argomenti di lavoro. Al mio tavolo si sforzano di essere gentili con me. La ragazza alla mia destra si sforza di spiegarmi le situazioni di cui parlano. Io cortesemente la lascio fare e sto al gioco ma sono assai poco interessato a questo microcosmo. Alla mia sinistra c’è una donna decisamente scontenta di dove ha dovuto sedersi. E’ innaturalmente troppo magra. Porta un vestito che nelle sue intenzioni dovrebbe essere sexy e provocante ma invece sottolinea solo i suoi difetti. Non fa altro che parlare male delle sue colleghe e dei suoi colleghi. A sentire lei tutti ci hanno provato con lei. Provo un cordiale rancore per questa donna e non perdo occasione per manifestarlo. Di fronte a me una ragazza di non più di venticinque anni. Bella, vitaminica. Con un corpo tonico e un sorriso spiazzante. Parla bene, non è volgare, non è antipatica ma mi sembra insulsa. Ha le cose giuste al posto giusto. Avessi vent’anni in meno potrei perderci la testa per una così, con la sua camicia quasi maschile però aperta quel tanto che basta a farti intravedere l’attaccatura del seno ma non di più. Con quei jeans che pur senza fasciare fanno immaginare più che fosse nuda. Con quei lunghi capelli che sembrano spettinati ma che offrono splendidi sguardi di tre quarti. Avessi la sua età ne sarei probabilmente innamorato pazzo ma adesso non mi muove neanche la minima traccia di libido. Non ci farei sesso neppure se lei lo volesse e neppure mi pagasse. Già. Negli ultimi tempi il sesso ha cominciato ad essere non più così presente nei miei pensieri, neppure a parole. Pure lì navigo a vista. Aspetto che accada. Guardo oltre la prua della barca attendendo che qualcosa accada. La cena prosegue senza tanti scossoni verso le grappe e i caffè. Adesso basterà fare ancora un po’ di presenza e poi potrò andarmene. Nella sala a fianco c’è una pista da ballo con tutto attorno un infinito bancone bar. Mi siedo su uno scomodissimo trespolo e guardo i movimenti delle masse bevendo qualcosa di super alcolico dal colore E122. Il gioco di sguardi che si era consumato ai tavoli ora cerca una attuazione. Le cacciatrici e i cacciatori si muovono verso le loro improbabili prede. Qualcuno ha già bevuto troppo e sbaglia tattica da subito. Pochi scambi di parole e ritorna al gruppo di partenza. La bionda del bar è un gran pezzo di figa. Inutile usare altre terminologie. A prima vista sembrerebbe stupida come una campana nel deserto ma sprizza prestanza fisica. Cerca il consenso degli sguardi maschili in ogni suo movimento. Secondo me le piace. Forse ci gode pure in questo. Si muove veloce fra bottiglie e bicchieri, seguendo per quanto può la musica assordante che c’è. Ha un accento spagnolo ma secondo me viene dal sud america. Anche lei secondo me naviga a vista. La festa aziendale procede bene. Qualche ragazzo fra quelli del magazzino si muove verso qualche segretaria. Timidamente, con circospezione e attenzione. Facendo semplicemente quello che farebbero se fossero un ragazzo e una ragazza. Ma invece sono un ragazzo e una ragazza che lavorano in due lontani reparti della stessa grande azienda. L’ossuta megera che era seduta alla mia sinistra balla nervosamente mettendo in mostra la sua merce stantia. Cerco di individuare chi sia l’obiettivo di tanta abnegazione. Sembrerebbe il direttore del reparto spedizioni estere, un calvo cinquantenne con pancetta che sul suo PC ha una raccolta di jpg di trans e travestiti. Nonostante siano più o meno tutti racchiusi in pochi metri quadrati sono più lontani che mai fra di loro. Mi rigiro verso il bancone del bar. Ho il bicchiere vuoto e la barista si offre subito di riempirlo. Me lo mette davanti in maniera decisa ma gentile e poi con il suo accento spagnolo mi chiede come mai non vada a ballare. Le sorrido e le dico che sono il peggiore ballerino del pianeta. Lei ride e dice che chi ama ballare non è bravo a fare sesso. Le rispondo che ne il ballo ne il sesso mi interessano in questo momento. Probabilmente questa cosa la spiazza un poco. Secondo me si aspettava una risposta del tipo “vieni qui che te lo faccio vedere io” con annesso verso da gorilla in calore. La ragazza che avevo seduto di fronte a me , Simona, ha anche lei il suo obiettivo, ma lui sembra più interessato ad un’altra. E così lei cerca lui ma lui cerca l’altra. Ma l’altra non cerca lui ma accetta la corte solo per far vedere alle altre che lei è desiderata. Simona non la prende bene. E si mette a bere nervosamente. Prima a tavola chiacchierando mi aveva detto che lei beveva solo gin tonic. Ne faccio preparare uno e glielo porto. Ritorno però subito al mio posto al bancone del bar. Dopo un poco lei arriva e mi ringrazia. Indico verso la pista da ballo e dico “Bello stronzo, lui”. Lei sembrava non aspettare altro per potere sfogarsi e parte con cinque minuti di rabbia e frustrazione. La lascio parlare, limitandomi ad acconsentire con la testa. Penso che lei non naviga a vista. Nonostante il momento trasuda programmazione. Passata la rabbia dello sfogo si vergogna per le cose dette e si congeda velocemente. Mi rigiro verso la barista che ha osservato la scena. Non c’è quasi nessuno nel locale. Mi chiede se faccio il confessore, se sono un prete. Le dico di no. Mi chiede se mi piace ballare. Capisco che allude al fatto se mi piacciono le donne o gli uomini. Alzo la mano e le faccio vedere la fede. Mi dice che quella non conta. In fondo ha ragione. Mi porta da bere e dice che lo offre lei. Ne ha portata una anche per lei. E’ una tequila boom-boom, come la chiamano qui. Mi porge il limone e il sale e poi prepara la tequila sbattendo il bicchiere rumorosamente sul tavolo ed offrendomelo. Fa lo stesso con lei ma accompagna la bevuta con un passo di danza. E’ di gran lunga la persona che mi è più simpatica nel locale questa. Il tempo passa amabilmente con lei. Ma sullo sfondo nessuno dei due dipana una tela di corteggiamento, ma solo divertimento. Mi sento bene con questa ragazza capitata fin qui dall’altra parte del mondo. Non ci sono secondi fini. Solo simpatia reciproca che non ci si nasconde. Si ride e si scherza sui tentativi improbabili di abbordaggio che si fanno sulla pista. Alla fine invece che pochi minuti rimarrò lì fino alla chiusura. Guardando le facce delle persone che escono mi rendo conto che per la maggior parte di loro le cose non sono andate come speravano. Rimangono solo i due ragazzi di prima ad attardarsi. Quello del magazzino con la segretaria dell’ufficio corrispondenza. Io e la barista guardiamo la scena e io sussurro: “ E dai dagli quel numero di cellulare…”. La barista mi appoggia e sottolinea anche lei. Finalmente lui si decide a chiederlo e lo memorizza subito mentre lei lo detta. Lo controllano una, due, tre volte che sia giusto. Io e la barista brindiamo al fatto sinceramente contenti. Mi alzo per salutare e andarmene. Le dico che ho passato una bellissima serata e neppure so come si chiama. Lei dice che il nome non è importante e pure lei si è divertita come non le succedeva da tanto tempo. Esco. Fortunatamente sono venuto con la mia automobile e non dipendo da altri. La avvio e aspetto che le altre auto sgombrino l’uscita prima di partire. Nella mia vita ho sempre navigato a vista. Quando ero innamorato pazzo da avere i crampi allo stomaco, quando ero depresso e stanco. Pure quando mi sono sposato e sono diventato padre nonostante tutto ancora navigavo a vista. Nelle varie difficoltà dell’ultimo anno ho dovuto obbligatoriamente farlo perché non sapevo cosa poter aspettarmi dal domani. Ma non mi è mai pesato farlo. Anzi. Anche questa ragazza la dentro naviga a vista. Per finire dall’Argentina in questo triste e sporco locale di periferia ha sicuramente navigato a vista, spinta da chissà quali burrasche. Forse per questo ci siamo annusati subito, sentiti simili. In un mondo di obblighi e programmi forzati forse i navigatori come noi sono solo ripugnanti sognatori virtuali che non osano prendere decisione. Chissà. Accendo i fari. In un allargarsi di carreggiata una provinciale con il suo fosso a lato mi porterà sulla statale poi sull’autostrada ed infine in città. A casa. Navigo a vista verso casa.
parme - 11/06/2006 09:07 | lk | commenti (13) | special guest


Se c'è una cosa che mi stupisce nella eliminazione di ZARQAWI ( si scriverà così? ) non è tanto nelle modalità che hanno preceduto l'attacco ma nel fatto che abbiano avuto il tempo di scegliere una bella foto del morto ed incornciarla con una bella cornice. Cioè dico, a Bagdad in tempo di guerra c'è stato un capitano o sergente dei marines che è andato in giro a cercare uno che facesse le cornici. E magari sono anche stati lì a scegliere quale stesse meglio con il colorito un po' smunto del cadavare raffigurato. "No guardi quella lì color legno non mi piace..", "E di questa color oro che ne dice?"
parme - 10/06/2006 18:29 | lk | commenti (4) | special guest