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tenax

Basta sedersi per fermare tutto. Però bisogna sedersi comodi. Però non è facile. Però non è vero. Anticipare, immaginandoli, i drammi della vita non allena. Il tempo passa. Un giorno dietro l'altro. E quello davanti muore tutti i giorni. Giorni "skippati" come canzoni scialbe del lettore mp3. Vorrei mettermi in modalità "all'aperto" e parlare. Al momento non saprei cosa dire. Potrei camminare senza mai rifare la stesso percorso. Se hai tempo ti spiego la sorte dell'ironia. Bastano due giorni al mare. Voglio un luogo nazionalpopolare. Location da pensione completa a gestione famigliare. Con il bricco del latte e del caffè in acciaio. I panini. Le micro confezioni di burro e marmellata. Il lungomare con le automobiline per bimbi cotte dal sole e basculanti se metti 100 lire. Il profumo di fritto misto e iodio. Un cameriere anziano pettinato bene. I nonni e i nipoti. Gli adolescenti vestiti Fiorucci e il profumo di Tenax. Pimpirinettenuse pimpirinette pan. Ci vuole arte per trarre conclusioni sulle cose superficiali. Chi abita a Newark non capisce un cazzo di granita siciliana al limone. Un dato di fatto che prima o poi nella vita dovrò accettare. Ora però ti dico una cosa. L'autocompiacimento è una buona medicina contro i mali moderni. Non l'unica, ho detto una, ho detto buona. Perdere l'equilibrio è un attimo. E questo è il bello.
Doug - 07/07/2008 08:51 | lk | commenti (5) | bossanova

dammi un attimo

Non è un consiglio. Non credo neanche sia una regola da seguire pedissequamente. Non so. Però lo dico lo stesso. Bisogna vivere l'attimo. La sento forte questa riflessione dell'attimo. Ché non si può vivere sempre proiettati altrove. Quindi. Per essere maggiormente sereni, ché dire felici è sempre uno strafare, bisogna vivere l'attimo. Bisogna vivere il secondo in cui ci si trova. Se si riesce, se si è bravi; bisogna vivere il centesimo di secondo in cui ci si trova. Bisogna posizionarsi lì, in quel punto, e muoversi solo col tempo. Il piacere di stare appiccicati a quel punto, il presente presente, e non mollarlo più. Essere lì significa essere lì. Non è semplice. Ora, per fare un esempio, io sto scrivendo e dovrei pensare solo allo scrivere e non al soffione della doccia di casa nuova. E attenzione, non è un pensare a due cose contemporaneamente. Si dice sia impossibile, è solo che la mente nostra si muove talmente veloce sugli oggetti che tutto ci appare parallelo, in realtà noi possiamo pensare una cosa sola alla volta. Però la nostra mente è davvero velocissima. Talmente veloce che possiamo essere presenti sull'attimo, ma se è necessario, per un altro attimo, possiamo andare in giro a gozzovigliare. Finita l'escursione torniamo sull'attimo, torniamo nella realtà in cui ci troviamo. Per non parlare poi di quelle persone che sono sempre in giro e tornano nell'attimo solo quando è necessario. Questo discorso sull'attimo, come disse un studioso, apre anche interessanti riflessioni su passato e futuro. Ora, solo per averli citati, parlo di passato e futuro, la mia mente è andata a farsi un giro. Questo per far capire e ricordarci come siamo bizzarri. Detto questo arriviamo al punto. Ok. Bisogna vivere l'attimo, bisogna restare ancorati alla realtà, al presente, bisogna evitare di stare sempre in giro con la mente, però, dal dentista, durante la pulizia dei denti, ognuno fa quel cazzo che vuole.
Doug - 03/07/2008 09:06 | lk | commenti (2) | bossanova

i duri

Il mondo è pieno di duri. Il duro è duro, non importa che sia femmina o maschio. Il duro ha vissuto parecchio e niente può più sorprenderlo. Odia le smancerie. I duri si ritrovano nel ginepraio umano, hanno un loro linguaggio, si annusano, si riconoscono. Ci mettono poco per dirsi, ecco tu sei un duro. Pure tu. E' una categoria che va oltre tutte le classificazioni. I duri hanno un loro linguaggio e quel linguaggio è accompagnato dallo sguardo. Quello sguardo, lo sguardo dei duri. Persino con domande semplici, del tipo,  "Dove hai messo le chiavi?" e con risposte tipo "Sono là" I duri hanno tutto un loro modo di fare. Nello specifico cercherò di spiegare la differenza. Una conversazione sul dove sono le chiavi fatta da due persone normali ha un solo scopo e significato, domandare dove sono le chiavi, rispondere dove sono le chiavi. Uno scambio d'informazione semplice. Per i duri è tutto un altro mondo. Osservateli bene; Dove sono le chiavi? Sono là. Ecco, guardateli bene, sembra che si siano detti molte più cose. Che abbiano comunicato cose segrete, tipo... però attenzione amica, devi fare anche la benzina, oppure... occhio, io stasera non ti aspetto. Sì... non aspettarmi duro mio. I duri si dicono cose che noi non possiamo capire, non possiamo sentire, non possiamo. Forse queste altre cose non esistono, ma non importa, se ci pensate bene finiscono per esistere anche se non esistono. I duri sono sempre leggermente tesi e severi. I duri ridono solo per le cose dei duri. E quando c'è un non duro presente tutto questo si amplifica. Perché i duri parlano solo coi duri e se è presente un non duro si appoggiano con complicità e frasi da duro. Frasi semplici dette come se fossero estreme verità con dentro altre verità. I duri si cercano. Sì. E quando si trovano diventano duri che parlano tra duri. Se non sei un duro, sei tagliato fuori. A quel punto puoi solo osservarli e farli giocare. Sono innocui.
Doug - 01/07/2008 09:45 | lk | commenti (3) | lounge, bossanova

non ti ringrazio dio, è Lunedì

Ieri sera, credo di non sbagliarmi, ho visto un allenatore vestito da allenatore. Un allenatore con la tuta e la maglietta da allenatore. Ho visto un allenatore, se mi posso permettere di dirlo, con la faccia da allenatore. Parlo dell'allenatore della Spagna. Ecco, se il mio immaginario, poco collettivo, dovesse disegnare nella mente la figura di un allenatore disegnerebbe Luis Aragonés. Mica quei fighetti con camicia bianca e giacca griffata. Ecco. Ieri sera ho visto un vero allenatore, e lui ha vinto. Poi è arrivato il temporale. La pioggia.  I fulmini, le saette e il vento forte e i tuoni. Mi piace quando accade, sono dei piccoli memo per ricordarci cos'è la vera potenza, la vera forza. L'altro giorno ho incontrato sotto casa dei miei S. S è una una ragazza inglese. Non la vedo da vent'anni. Quando io ero adolescente lei era una neonata. Ora io non sono adolescente è lei ha due tette così. "Ciao S." Le dico. "Ciao" Risponde con un bel sorriso, però è un sorriso timido. "Come va?" E lei mi risponde: "Sono ancora una zitellona". Sinceramente non mi aspettavo una simile risposta. Di solito trovo il classico Bene Bene. A quel punto si forma, anche in me, un certo imbarazzo. La ragazza ha spostato il baricentro del mondo sul suo stato sentimentale. Lei è dall'altra parte  della strada. Io da questa parte. In mezzo le auto sfrecciano. Entrambi non sappiamo se attraversare per iniziare una vera conversazione. Insomma non sappiamo. Poi capita che attraversi e vieni stirato da un auto ad alta velocità e poi l'altro o l'altra si domanda, cazzo stai a vedere che... Comunque io sto per aprire l'auto per andare via, lei sta rientrando a casa. Mi spiace, S., una così bella ragazza ancora zitellona. E poi... che strano effetto sentire zitellona con quell'accento inglese. Che parola strana... vero cara S? Quanto ti pesa l'essere zitellona? Un termine così italiano che ti frigge dentro. Ti rosica così tanto, che è la prima cosa che racconti quando uno ti chiede come va.  Tocca a me, rispondere. Non ho tempo per far conversazione. Ho piastrellisti nel mondo che mi aspettano.  Però devo trovare la forma più sintetica per poter consolare la piccola S. Ed io cosa vado a dire?  "Tranquilla S. siamo tutti zitelloni" Sorride, sorrido. Muovo il corpo verso l'auto e la costringo a salutare. Salgo in auto e ci sono 42 gradi. Così segna il cruscotto, alla radio suonano Prince.
Doug - 30/06/2008 10:07 | lk | commenti (5) | bossanova

quella puttana di tua sorella, sì è una puttana

Oggi sono senza parole, avrei dei versi, suoni, ma non va bene. C'è un punto preciso del paesino di Kuttaspiras dove, si dice, se ti metti in quel punto preciso puoi sentire le conversazioni che avvengono sull'autobus numero 78. Anche discovery channel ha mandato la troupe televisiva. L'operatore alla videocamera adora il panino con la porchetta. I sindacati dei video-operatori stanno lottando per inserire nel cestino dei lavoratori di discovery-channel il panino con la porchetta ma Raffaele Bonanni rema contro. Oggi potrei gesticolare, ma non va bene. E per gesticolare intendo un gesticolare preciso. Quello dei tizi con i cuffioni rossi davanti all'aereo che deve parcheggiare in seconda fila. Il ministro della corea del nord Kim-Sun-Mi, preso da una smania competitiva adolescenziale, ha legiferato l'obbligo di prendere un calco dei bambini illegittimi. Il calco in cemento armato dovrà essere tenuto in archivio per 100 anni. Oggi vorrei parlare solo col codice morse, punto linea, punto linea, eccetera. Sono sulla nave. E' una crociera, "Una cosa divertente che non farò mai più". Giusto per tornare a casa nostra una considerazione senza ipocrisie e false ipocrisie e mezze ipocrisie diviso per due. Questi bambini rom hanno rotto i coglioni. Ora persino le impronte digitali. Non tergiversiamo e diciamolo. Basta non se ne più. Non capisco tutto questo da farsi per tenerli persino in vita. Alla fine, e nessuno può contestarmi la logica che ha tutta una logica, creano solo problemi pruriginosi, pelosi. Dovremmo chiedere a quell'associazione umanitaria internazionale chiamata Chiesa di fare qualcosa. Potrebbero riciclarli  nel circuito pedofilo così ce li leviamo dai coglioni. Che voglio dire, sarebbe un bel esempio internazionale di come è possibile lavorare bene i rifiuti di una società moderna e multimediale stereo. Ora scappo vado a telefonare a Saccà che se no mi resta preoccupato.
Doug - 27/06/2008 10:53 | lk | commenti (1) | bossanova, tabasco

La partita degli allenatori con la camicia bianca

Ieri sera, durante la partita degli allenatori con la camicia bianca, è accaduto di tutto. Nel secondo tempo è "caduto il satellite". Quando "cade un satellite" penso sempre alla scena del Truman Show,  di quando cade la lampada dal cielo. Comunque il segnale video, ad un certo punto, è sparito. La regia ha mandato subito in onda le telecamere degli studi di Roma. Dal televisore uscivano a quel punto le immagini di un presentatore (ovviamente) in affanno e ospiti che si siedono di corsa richiamati dall'emergenza. E' stato interessante vedere il vuoto cosmico di quello studio senza le immagini della diretta. Costretti a riempire quel vuoto si sono improvvisati la moviola delle azioni importanti viste fino a quel momento. Però. Incredibile. Nel frattempo la partita continuava a giocarsi. In quello stadio continuavano a giocare senza video, senza TV, senza mondovisione, giocavano distaccati dal mondo. Una partita che visivamente andava avanti da sola. Solo uno Stadio a vederla. Inconcepibile. Sorrido. Mi son subito detto: ora stai a vedere che quei pazzi fermano la partita finché non torna il collegamento video. Considerando sponsor e costi televisivi poteva anche accadere. Follie di questo millennio. Non so dirlo bene come vorrei... ma in quei momenti di non-video ho visto tutta la fragilità della televisione. Ho visto il castello cadere... come per le carte. Ma il momento clou è arrivato quando hanno deciso di dare (almeno) l'audio della cronaca radiofonica. Quella funzionava, funziona ancora, sempre. Ed ecco le voci profumate della radio che finalmente riempiono il vuoto. Le parole della radio sono entrate nella tv, in uno studio immobile, in silenzio, ed inquadrato quasi inutilmente. I volti della tv all'ascolto della radio. Fantastico. La cronaca della radio in tv senza immagini. La potenza di quelle parole e il gusto ritrovato della radiocronaca. Surreale. Bellissimo. Sì, mi sto ripetendo, ma è stato un vero momento. Lo studio televisivo ammutolito dalla radio. Il top è stato quel minutino dove la Rai ha mandato in onda le immagini di una telecamera fissa in curva con l'audio della radio. Quell'immagine a camera fissa del campo di calcio inquadrato nella sua totalità, senza cambi, e le parole della radio. Un cocktail stupendo. Un momento quasi di modernariato televisivo. Poi son tornate le immagini della TV TV ...e un po' mi è dispiaciuto.
Doug - 26/06/2008 09:31 | lk | commenti (3) | bossanova

inizi

Da piccolo mi son sempre domandato quale fosse il punto preciso degli inizi. Quando inizia davvero l'estate? E la primavera? Esiste un punto preciso anche per l'adolescenza? Si, non facciamo polemiche, un punto preciso esiste. E l'età adulta? Quando inizia precisamente l'amore? La vulgata sostiene non esserci un punto preciso. Ma la vulgata è la vulgata e deve fare la vulgata. Secondo me invece esiste. Esiste l'istante. E prima di quell'istante manca qualcosa; l'amore, la primavera, l'estate. Tutto ha il suo inizio e quello è un momento preciso. E' l'istante. La notte tra martedì e mercoledì della scorsa settimana è iniziata l'estate. La televisione lo diceva da giorni. Tutti ripetevano che quella notte sarebbe iniziata l'estate. Io mi son messo lì a controllare. Più che controllare volevo cogliere l'attimo. L'istante. Alle sette di sera c'era ancora la primavera, quella fredda e piovosa di quest'anno. Alle otto sono andato a mangiare. Finito di cenare ho aperto la finestra. Ancora freddo, l'estate non era ancora iniziata. Anzi, guardando fuori, sembrava impossibile che da lì a poco sarebbe arrivata l'estate. Alla una di notte mi piazzo sul balcone. Mi siedo comodo sulla sdraio. Fa freddo. Osservo. Guardo fuori. Niente. Non inizia niente. Mi faccio un caffè. E' quasi l'alba. Mi accendo un sigaro. Sono seduto sulla sdraio. Guardo il cielo e mi gusto il sapore di questo sigaro. Non distogliendo lo sguardo dal cielo allargo la mano. Devo buttare la cenere e cerco il pesante portacenere di marmo appoggiato sullo sgabello. Sbaglio altezza e spingo il portacenere facendolo cadere per terra. Un botto nella notte. Non si rompe ma è un botto incredibile. Mi giro di più, da seduto, per allungare la mano, per riprenderlo. Lo rimetto sullo sgabello. Sì, è un istante, mi giro per raccogliere il portacenere che non si è rotto.

Martedì 17 giugno alle 22.000 qui a Milano c'erano 13 gradi. Il giorno successivo, mercoledì 18 giugno, alle 08.00, i gradi erano 27. Mercoledì 18 è iniziata ufficialmente l'estate, tre giorni prima, come avevano detto.
Doug - 25/06/2008 09:07 | lk | commenti (2) | bossanova

fausto papetti è ancora vivo?

Fermo al semaforo la radio alza il volume da sola perché c'è il notiziario sul traffico. Tu dimmi se è possibile che una radio si prenda questa libertà. Non ci sono più le autoradio di una volta, quelle infilate nel cruscotto davanti al passeggero con, incastrate ai lati e sopra, le stereo8 di Fausto Papetti. L'altra sera dovevamo andare al compleanno di Molin, un amico veneto comune, nessuno voleva andarci e l'sms che girava era semplice; no dal Molin. Tu dimmi se è possibile infilarsi in una simile coincidenza storica. Dj Shadow suona Soul Inc. Ogni tanto mi soffermo a leggere le lettere di addio appese ai semafori in prossimità d'incroci dove qualche ragazzo ha perso la vita col motorino. Aver detto e pensato subito al motorino è molto conformista. Lo so. Su questi semafori ci sono anche i fiori infilati in vasi di carta appesi con quantità industriale di scotch per pacchi. Son semafori che sembrano tombe, monumenti. In una di queste tombe ho letto un  bigliettino dove si reclamava il furto dei fiori. Chi scriveva insultava il ladro di fiori appesi al semaforo. Nell'era del social network l'umanità ruba fiori ai semafori tomba e s'insulta appendendo biglietti sempre sui semafori tomba. I semafori tomba luoghi d'incontro. "Ciao, passavo per caso da questo semaforo tomba, saluto tutti e ne approfitto; cerco scooter usato anche non in perfette condizioni, ruota alta possibilmente." Vorrei scrivere dei semafori invisibili. Altri semafori. Quelli invisibili, l'ho già detto che sono invisibili, quelli che abbiamo dentro, quelli che ci fermano o ci danno altri via. I semafori invisibili. Ho rotto il cazzo con questo invisibile. Dovrei. Ma non so cosa dire perché questa idea dei semafori invisibili interni, sarò sincero, mi è venuta ora ora mentre scrivevo. Forse è una minchiata atomica. Tutto questo poteva intitolarsi "semafori invisibili". Ma fa caldo ed è lunedì.
Doug - 23/06/2008 09:40 | lk | commenti (5) | bossanova

testing

Giuro, non dico niente contro chi ha sbagliato il titolo del tema d'esame su Montale. Sui giornali oggi fanno la gara a chi lo/la massacra di più. Devo comprare il profumo, me lo segno qui. Parliamo  invece dell'eritrosedimentazione di alcune convinzioni. La lunghezza del post è inversamente proporzionale al numero di lettori che può ammaliare. Ho ingerito questa convinzione dopo un seminario intitolato "No, al Social Network nelle galere" organizzato dalla Pietro Beretta S.p.A a Clusone. Il relatore è stato chiaro: più il post è lungo meno viene letto. Alla fine del seminario è iniziato un torneo ad eliminazione di roulette russa . In sottofondo la musica di Urge Overkill - Girl, You'll Be A Woman Soon. Un recente studio della Carmelitane sul Blog Social Network ha ribaltato tutto. Più scrivi più vieni letto. Questa nuova teoria si appoggia sulla tesi  pilastro sempre carmelitana; c'è forte bulimia di parole, quindi il numero di lettori è direttamente proporzionale alle parole che getti nella mangiatoia. Alla fine di questo ragionamento la suora ci domandava: quando vi spostate da un blog all'altro lo sentite il sound del grugnire selvaggio? Sì, diceva sound. Alla fine della domanda riproponeva il verso di Hannibal, quando è dietro il vetro e guarda Starling. Finito il seminario Marta è esplosa. Un fiume di parole direbbero i Jalice (jalisse). Eravamo in macchina (automobile), sotto una pioggia battente e i finestrini su, belli chiusi. La macchina non era cabrio e non era scapottata. I tergicristalli fermi. Che quando sono fermi nessuno li cita mai i tergicristalli, poverini. In quel Termarium Marta mi confida di voler lasciare Federico. Però è indecisa. Qualcosa la spinge lontano, ma poi no, sembra tutto il contrario di tutto invertito di 180 gradi ribaltati. Marta è davvero indecisa. Marta è Marta. Mentre ascolto sommo i numeri che compongono la cifra dei chilometri percorsi che leggo sul cruscotto. Poi mi giro. Marta, ascolta bene. Non tergiversiamo. Ma tu lo ami Federico? Domando io. Anche perchè se la domanda fosse arrivata da un terzo nascosto nei sedili posteriori ci saremmo messi a strillare come dei pazzi. Marta mi guarda, e seria mi dice: Si, lo amo. Quindi, cara Marta, dico sempre io, perché vuoi lasciarlo? Lo voglio lasciare perchè manca la passione, io non gli faccio più i pompini e lui non mi lecca più la figa. Parole forti cara Marta. Parole forti. Per fortuna tutto è andato per il verso giusto. Marta si è poi sposata con Federico, hanno avuto due figlie, la più piccola è diventata mia moglie. Abbiamo un figlio e si chiama Federico e lavora alla Beretta S.p.A., ma è vicino alla pensione ed è transessuale con due figli, uno, il più grande, è suora alle Carmelitane.
Doug - 19/06/2008 10:16 | lk | commenti (9) | lounge, bossanova

a cosa stai pensando? al ritorno della scala mobile

E' difficile tenere nascosto il mio nuovo progetto. Proprio non ci riesco. Non ho più spazio per tener nascosto più niente. Sto scrivendo un pamphlet che tratta delle tecniche di seduzione da applicare sulle scale mobili. Mi riferisco a quelle situazioni dove uno scende e l'altra, lei, sale e ci s'incrocia a mezz'aria tra i piani dei grandi magazzini. Queste riflessioni valgono anche se lei scende e lui sale. Oppure, meglio precisare, queste regole e teorie valgono anche se lui scende e lui sale, o se lei scende e lei sale e ci troviamo nell'ambito delle seduzioni gay-lesbo. E' decisamente un pamphlet trasversale ed orizzontale ad emissioni zero d'intolleranza. Ma torniamo alle tecniche di seduzioni da applicare sulle scale mobili. La prima parte di questo pamphlet tratta e spiega come gesticolare con le braccia in modalità jazz per catturare l'attenzione della preda-target. IL busto deve stare fermo, mi raccomando. La seconda parte è dedicata alle mimiche facciali. Le smorfie. La terza è dedicata al canto. Quella del canto è particolarmente complessa. Spiego come in pochi secondi, quelli dell'incrocio tra i due soggetti, sia possibile concentrare la parte significativa del ritornello di una canzone famosa. L'ultima parte chiude il cerchio e spiega come orchestrare tutte queste attività contemporaneamente mentre la scala mobile scende e lei, la preda, dall'altra parte, sale. Lo ammetto, uno non sa più cosa inventarsi per guadagnare la MICHETTA (a milano), la ROSETTA per chi vive a roma, il BAGEL a ny o il KNÄCKEBRÖDLEKSANDS se sei in Svezia. Lo dico, perché ormai non riesco a tener nascosto niente. Sono un libro aperto, mi dicono tutti. Io annuisco. Non ho spazio comunque. Tutti i miei segreti sono accatastati e ben ordinati, ma hanno occupato tutto lo spazio disponibile. Non ho più spazio. C'ho tutto il passato e l'idea del futuro messi via e ben accatastati anche loro nello spazio. Ci sono ricordi che son talmente dietro dietro che non posso più riprenderli. C'ho tutte le mie storie. Forse devo fare ordine. Ho chiesto più spazio, ma nessuno mi dice niente qui. Ma io l'ho chiesto lo spazio nuovo per tenere via i nuovi segreti. Ora chiudiamo questo discorso ché stanno passando a prendermi la temperatura e io non ho più spazio.
Doug - 18/06/2008 09:48 | lk | commenti | lounge, bossanova

Everything but the grill

Un giorno avremo anche noi sulla fronte una cosa simile   Partirà tutte le volte che qualcuno ci farà una domanda. Lo so. E' solo una questione di tempo. Di tempo, sì. Sto ascoltando keren anna, una tipa israeliana che canta francese; è morbida è dolce è invernale é molto francese. Alla fine è come avevo suggerito, detto e sospettato. Dissi all'architetto; secondo me dietro quell'intonaco troviamo i mattoni a vista. Fil di ferro, si chiamano così. Odiosi quelli che dicono che l'avevano detto. Non li sopporto. Comunque i mattoni a vista li abbiamo trovati. Bisogna pulirli bene e sistemare le fughe, ormai parlo come un addetto ai lavori. Il muro è bello, i mattoni sono ordinati e quando non lo sono sono adorabili. Non abbiamo trovato umidità, come qualche gufo triste invece sospettava. Trovato il mattone a vista ora tutto può risolversi. Molte decisioni erano sospese nell'attesa di scoprire cosa nascondesse quell'intonaco. Per esempio ora potrò decidere colore e texture dello spazzolino così da fare pendant con il mattone a vista. Ora lasciamo perdere clima invernale ed europei, parliamo di altro, a pochi passi da casa c'è una trattoria che sarà la mia trattoria. L'ho provata sabato. Arredamento anni 60, forse 50, ma anche 40. Dovrebbero brevettare un strumento che metti nella stanza e ti dice il valore: 40s, 50s, 60s tipo la temperatura. E' uno di quei posti da menù fisso che se non mangi tutto la tipa tira fuori una foglio a4 con lo smile :-( Vicino a casa ho anche un bel mercato, si accende due volte alla settimana. Sabato vendevano due meloni gialli profumati per tre euro. C'era la bancarella di specialità pugliesi e un'altra con del pesce da paura. Si vocifera che alla chiusura la roba te la tirano dietro. I boxer, due paia, molto belli senza scritte tipo "I'm a Man" a cinque euro. Ora sto ascoltando Lali Puna - fast forward. Anche questa canzone è dolce, però non canta francese. Questi arrangiamenti però sono più belli. Si sente che c'è del lavoro. Skippo e arriva Hoverphonic. Cosa non è questo brano? we all float remix version. Immenso. Mi accendo un sigaro, devo stare attento a non bucarmi la camicia bianca, col sigaro capita, ti parte il mini tizzone ed è fatta. In tutto questo delirio ho dei dubbi sulla posizione del televisore e dove mettere la pista del Bowling. Si, avrò una pista vera da bowling in casa. Uno entra si mette le scarpette da bowling e giochiamo. Il parquet invece sarà parquet. Rovere sbiancato, anche il mattone a vista lo sbiancheremo con la biocalce, così il muro mi respira. E se lui respira vuol dire che io ci posso anche parlare col muro. Il tavolo sarà acciaio, l'ho voglio minimalista. A guardare quel tavolo deve venir in mente Carver. Sorrido. L'altro giorno camminavo nella zona. Osservavo i negozi. Dove acquisterò il pane, credo di aver già deciso. Dove mangerò quando la sera non avrò cazzi di farmi da mangiare. C'è anche una rosticceria  gestita da un signore anziano che sforna dei polli che hanno l'aria di essere squisiti. Scriverò un saggio sulla potenza del profumo di un pollo arrosto. Secondo me quel profumo contiene delle particelle che ti entrano e aprono lo stomaco e poi tu devi riempirlo costi quel che costi. Il profumo di pollo arrosto è democratico, ti fa venir fame di tutto non solo di pollo. Tu senti il profumo di pollo arrosto, o al grill, e ti è concesso soddisfare l'animalesca fame anche con un piatto di pasta. Democratico. Frou frou, ora in cuffia. Ci sono ben tre edicole vicine, ora dovrò capire quale, dei tre edicolanti, storce meno il naso quando acquisterò il mio Manifesto. Sono per fortuna tutte e tre vicine ai due bar eletti a luogo colazione-rassegna stampa. Uno molto francese con tanto di struttura esterna per l'inverno e l'altro più chic che è anche pasticceria. Questi sono bar, nel senso che dico io, posti dove ti siedi e non hai mai la sensazione di doverti alzare che dai fastidio. Ancora non ho deciso le piante per il terrazzino. Comunque quel terrazzino diventerà area protetta del WWF. In cuffia emil simon, song of the storm. Bel pezzo. Sms. E' mio nipote. E' andato in una discoteca di zurigo molto hip hop. Arriva la musica dei Beanfield. La voce di lei in cuffia è ipnotica. Nasale al punto giusto. Si chiama Bajka. Vive a Monaco, ma studia a Praga, è nata nel Taj Mahal ma è cresciuta in Afghanistan. Qui in Italia sarebbe considerata una clandestina. Per avere la cittadinanza italiana qualcuno dovrebbe sposarla. Ora tengo pure casa. 
Doug - 17/06/2008 09:48 | lk | commenti (3) | bossanova

Francesco

Il dottore parla chiaro. Ogni tanto anche il latino, qualche termine, poca roba. In linea di massima capiamo. Noi siamo lì, in silenzio. Il corridoio è illuminato da una luce al neon. C'è quell'odore di ospedale che ti entra nella pelle poi nel naso. Quell'odore di malattia che ti resta sui vestiti per giorni. Il dottore parla chiaro e bene. Il dottore è serio, dire severo sarebbe troppo. Il dottore è calmo. S'impegna per informarci con precisione su tutto. Ogni tanto guardo con la coda degli occhi gli altri. Loro pure fanno la stessa cosa. Il dottore parlando ci mostra fogli. Sono le ultime analisi. Il suo sguardo è privo di messaggi. Ad un certo punto c'è una pausa. Il dottore si ferma. Il dottore non parla più. Nessuno sa cosa dire. Nessuno sa se deve dire qualcosa. Nel dubbio si sta tutti zitti. Forse lui si aspetta da noi un commento, una domanda. Nessuno osa. L'ansia monta dentro come schiuma. Il dottore continua a stare zitto e ci guarda. Non è severo, però desso è più serio come quei dottori seri. Ci guarda. Noi, a quel punto, smettiamo di guardarci con la coda dell'occhio. Se il dottore ci sgama facciamo la figura dei parenti emotivi incapaci di gestire la situazione razionalmente. Nessuno ha il coraggio di muovere niente. Neanche il pensiero. L'obbiettivo di tutti è quello di apparire ragionevoli. Tutto è fermo. Anche il dottore. Ci guarda. La luce al neon ogni tanto si spegne come tutte le luci al neon degli ospedali. Il dottore chiude gli occhi. Il dottore tira un sospiro. Il dottore riapre gli occhi lentamente. Il dottore riparte, riprende a parlare. Il dottore ha ripreso a parlare da dove si era fermato. Noi tutti ci sentiamo meglio ora che il dottore parla. Ci rilassiamo un pochino. Ma tutti ci domandiamo la stessa cosa; e se il dottore si ferma ancora? Il dottore tira fuori la radiografia da sotto il braccio. Noi la guardiamo ed annuiamo senza troppo protestare. Il dottore spiega. Il dottore mostra dei punti precisi della radiografia e dice che non va bene ma poi sembra di no. Sembra che va bene. Noi stiamo tutti in silenzio. Il tono della voce del dottore cambia. Le sue parole rallentano. Il dottore con quella variazione tonale forse vuol dirci qualcosa. Noi spalanchiamo gli occhi, di più. Lui parla. Inizia a gesticolare. Poi, dopo una virgola, si ferma di colpo. Ancora. Nessuno se lo aspettava un altro stop. Siamo stremati. Ci siamo. Il dottore è in piedi. Davanti a noi. Ci osserva. Il silenzio. La luce al neon. Il corridoio. Le piastrelle. L'odore di ospedale. Tutti fermi. Tutto fermo. Anche l'aria. Nessun rumore. Nessuno si muove. A quel punto Francesco si muove, prende coraggio, sta per dire qualcosa. Parla:
A dotto'... c'hai scassato il cazzo. 
Doug - 16/06/2008 08:53 | lk | commenti (2) | lounge, bossanova

fornet

Per una questione stupida litigarono. E poi aspetta, potrebbe essere una questione stupida e banale per me, per altri no. Vai a capirlo. Potremmo fare un sondaggio. In un futuro, molto vicino, sarà così. Due litigano e con il social-network verificano immediatamente online come la pensa il mondo su quel diverbio. Dopo aver visto i risultati mondiali decidono cosa fare. Nel frattempo è arrivato il momento di cambiare il copri divano Bassetti. La Bassetti sta svendendo col 20% di sconto quelli dai colori sfigatissimi. Conosco uno che ti cambia il copri divano Bassetti in 42 secondi. Ora ascolta bene. Adesso ci sono i forni autopulenti. Non ti devi confondere con quelli che hanno le pareti interne fatte di materiale speciale. Quel materiale che non trattiene lo sporco ma nessuno ci crede... neanche il materiale. No, lascia perdere quelle pareti, lascia perdere quei forni di terza generazione. Questi nuovi forni, di quarta generazione, hanno proprio un programma autopulente. In pratica portano la temperatura interna del forno a 500 gradi. Mantengono, a seconda del programma, i 500 gradi per diverso tempo. 500 gradi, ti rendi conto? A quella temperatura si polverizza tutto; sporco sulle pareti compreso. Quando il programma è finito e il forno è tornato a temperatura umana è sufficiente una semplice passata con lo straccio, et voilà, il forno è pulito pulito. Lindo. Ora vorrei farti notare che in tutto questo giro non hai usato prodotti tipo Fornet che poi c'hai sempre il dubbio che alcune micro particelle di Fornet ti finiscano nell'arrosto e quindi per due mesi fai andare a vuoto il forno tutte le sere che hai sempre il dubbio Fornet. Avrei potuto dire, invece che micro particelle, polveri sottili di Fornet ma ho evitato la provocazione ecologista subdola. Un mese fa ho quindi deciso. Una volta alla settimana porto il mio cervello a 500 gradi così lo pulisco bene dalle schifezze. Piove, in questo momento piove bene. L'aria fresca (mi azzarderei a dire nebulizzata ma sono timido) entra nella sala trascinandosi dentro polveri sottili di gelsomino; il suo profumo. Se devo essere sincero, per come era messo, parlo del gelsomino, non avrei immaginato cotanta fioritura. Il tabaccaio aveva solo Toscani Originali. ne accendo uno. Ognuno di noi ha una percezione della realtà. Stavo pensando che ci s'innamora quando le percezioni della realtà sono simili. Averle uguali ed identiche, parlo delle percezioni della realtà, è impossibile. Si, impossibile. Ci tengo a precisarlo così sgombro il tavolo da eventuali discussioni inutili e pericolose. Ecco, ogni tanto, dicevo, pulisco il cervello a 500 gradi e poi la polvere...
Doug - 13/06/2008 08:49 | lk | commenti (6) | bossanova

la fetta di torta

E' emozionante, toccante, dire;  me ne andrò. Un sottile e pungente dispiacere. Alla vicina non l'ho ancora detto, lei molto probabilmente lo sa per altre fonti, ma io non l'ho detto. Le altre fonti hanno un nome ed un cognome; il custode. Distribuisce e riferisce i cazzi altrui come un custode deve giustamente fare. In questa zona, qui, ho passato una fetta corposa della mia vita e solo ora percepisco chiaramente quanto sia grossa e spessa questa fetta. Alla vicina non l'ho ancora detto. Ieri ho fatto il primo outing. Ieri l'ho detto. L'ho detto alla pasticcera siciliana. Mi è uscito di colpo. Quando è arrivata la stilettata di saudade, ormai l'avevo detto. Il marito è anche lui pasticcere. Il marito della pasticcera. Anzi, lui è più pasticcere di lei. Ora non so perchè mi sono infilato in questo dibattito sul chi dei due è più pasticcere, è che mi perdo nei dettagli. A parte le chiacchiere il fatto reale è che lì, in quel luogo, realizzano, creano, producono, inventano, una brioche siciliana buona da morire pazzi. Un giorno, con di fianco il marito, la moglie del pasticcere mi domandò; le piace la nostra brioche? Io non ho detto sì. Io ho risposto con un monologo durato dieci minuti esatti dove sviluppavo le ragioni e il perché quella brioche è immensa sferrando, in chiusura del monologo, una critica durissima ai bar con le brioche surgelate del cazzo; la vera deriva cultural-alimentare di questa società. Mi hanno guardato soddisfatti e leggermente spaventati. Di sicuro dopo quel monologo mi hanno inserito nella lista dei clienti affezionati sì, ma pazzi. L'altro giorno, dicevo, ho parlato. Ho detto me ne vado. E' stato il primo outing di zona. Devo ancora dirlo all'edicolante, alla famiglia del garage della mia ex moto, alle panettiere, son due, alla fruttivendola e a tutti gli altri che ora non posso citare. Sarà dura lasciare questi spazi, il quartiere. Per dirla seriamente non sarà dura, sarà però intenso. E' quella fetta di torta di vita... quella di prima. Una Sacher che s'ingrosserà ogni volta che dirò: "la saluto, vado via, cambio casa". Sorriderò, Sorrideranno. Alcune di queste persone non le rivedrò mai più. Lo so, sono persone anziane. E' incredibile come questa consapevolezza scivoli via dolcemente... per non far rumore. La vita prosegue, ci si separa, siamo in tanti. Sono (solo) tratti di strada, che facciamo insieme, di fianco.

Ha lo sguardo un po' triste, dispiaciuto.
Dico che un ritorno in zona, ogni tanto, lo farò. Giusto per non dimenticare il gusto di questa brioche buona da morire pazzo. 

Son cose che si dicono.
Doug - 12/06/2008 09:38 | lk | commenti (6) | bossanova

MELAnconia

Esistono due macro categorie di esseri umani. Chi odia NY, chi ama NY. L'indifferenza è rara. La frase è: quando sono a NY mi sento libero/a. Sembra una cazzata, non lo è. NY è una città che non ti giudica, in realtà non ti considera neanche. In realtà se sei nero e abiti oltre la centoventesima strada, in su, è poi un'altra cosa ancora. Giusto per fare dei confronti Parigi e troppo romantica per poter ambire a questo. Roma è sulla strada giusta. Milano è una cacchetta fritta. Tutto questo panegirico per dire una cosa semplice. Non ci sono cazzi; la mela mi manca. Panegirico, cazzi... devo brevettare il penegirico. Attività che precede l'Amore. NY mi manca quindi sbrodolo parole e pensieri ripetuti, reiterati. Ny mi manca come possono mancarmi certi cibi. Hai presente quando ad un certo punto della giornata ti si apre lo stomaco e dici, cazzo pagherei non so cosa per avere qui, ora, immediatamente, quei tonnarelli cacio e pepe. E in quel preciso istante hai solo voglia di tonnarelli cacio e pepe, quelli, e niente potrebbe sostituirli. Ecco, Ny mi manca così, ora, in questa mattina dell'Italia tre a zero con la bella Olanda, la mattina delle intercettazioni, la mattina della clinica degli orrori. Insomma, la mela mi manca, mi si è aperto lo stomaco. Novembre è lontano, ma anche vicino, dipende da dove ci si posiziona. Sì, a novembre sarò nella mela. La mela dei vapori ovunque e dei profumi, quelli che si sentono solo nella mela. La mela del cielo senza orizzonti, del cielo che è solo un rettangolino, là sopra, alla fine dei grattacieli. La mela deve aspettare novembre. Io devo aspettare Novembre. Sarà una visita (sveltina) anomala. Maratona ed Election Day mi terranno occupato. Tante cose da fare, tanti impegni. Non avrò il tempo, lo so. Non riuscirò a fare le mie camminate in solitaria sulla Broadway, fino giù giù, zigzagando random tra le Streets. Camminare per ritrovare un ristorantino giapponese al confine con West Village. Mi manca l'incrocio Spring St con Greene St. No, forse è Greene St con Wooster St. Boh, non importa, quella zona è bella tutta. Preso da quel sentimentalismo sono finito poco fa su google maps, la versione web, non google Earth. Volevo vedere le foto dall'alto di Manhattan, quelle scattate dal satellite. Volevo ispezionare, sbirciare, le zone conosciute. Zoomando su Manhattan è apparso il tasto Vista Stradale. Non credo sia una funzione disponibile al momento per le città italiane. Avevo letto da qualche parte che stanno tracciando (fotografando) Roma proprio in questi giorni. Comunque, arrivato su Manhattan, incuriosito, ho cliccato quel pulsante e ho iniziato a girare per le strade di Manhattan. La stessa prospettiva di un auto. Di solito queste cose non riescono mai ad entusiasmarmi, anzi, di solito le detesto per eccessiva artificialità. Questa volta invece è stato diverso. Forse più per esigenze di stomaco aperto che non per altro. Sta di fatto che l'impatto è stato positivo. Non ho chiuso il sito e ho resistito. Ho iniziato a girare virtualmente per le strade di Manhattan e son finito davanti all'ingresso di Barnes and Noble. Poi sono andato a fare un giro ad un altro incrocio e ho scoperto che il bar dove facevo colazione non c'è più. Vaccarana, che delusione. Anche una discoteca dove si andava in settimana perchè solo in settimana c'era la musica giusta non la trovo più. Ora che ci penso, a Google fermo, la Ny che cerco di ricordare e ritrovare e ricostruire con la mente e con la tecnologia di Google è la Manhattan dell'87, del '90. Ricerco ricordi, sensazioni. Quella era la NY della musica di WBLS, la musica dell'Apollo Theatre, la NY delle notti in giro per clubs fino all'alba, la NY delle colazioni a base di uova strapazzate seduti al tavolino con poliziotti smontanti e anziani insonni, la NY dei giovani scrittori tradotti dalla Pivano. La nuova york, la prossima, quella del 2008 sarà invece quella della maratona. Vent'anni dopo, vent'anni in più

The sun shines high above
The sounds of laughter
The birds swoop down upon
The crosses of old grey churches
We say that we're in love
While secretly wishing for rain
Sipping coke and playing games
November's here again
November's here again

Doug - 10/06/2008 09:59 | lk | commenti (13) | bossanova

il senso della misura

Questa storia è capitata in TV. Molte cose capitano in TV. Ero lì, seduto davanti alla TV, nell'attesa che i miei bocconcini di pollo (fatti girare con pomodori sbollentati e sbucciati e olive taggiasche -  il tutto appoggiato su di un bel soffritto di cipolla)  arrivassero al punto giusto. E il punto giusto di questo piatto è davvero una questione metafisica. Mentre aspetto giro canale e mi trovo la faccia di PIrlo. Intervista. L'argomento è Pirlo e le numerose offerte fatte da altre società calcistiche ma rifiutate dal Pirlo. Si parla anche di offerte molto interessanti dal punto di vista economico.  Sono lì  che aspetto il mio pollo e Pirlo dice che al MIlan sta bene. Si vede nello sguardo; sta bene al MIlan. Ma sta così bene che anche un milione in più non può condizionare una scelta. Parlano di un milione di euro. Io aspetto sempre il mio pollo. E sì, ha ragione PIrlo, se uno sta bene dove si trova per quale ragione dovrebbe spostarsi? Se già guadagna a sufficienza perché rischiare di finire in situazioni fastidiose e scomode per un solo milione in più. Un milione di euro in più, sì. Torno in cucina e controllo il pollo. E mentre sono lì a fare l'aerosol coi profumi della Liguria mi convinco delle ragioni di Pirlo. Un milione di euro però. Cioè, fammi capire, uno che rifiuta un milione di euro (in più) sta davvero bene, moltissimo bene. Quindi ha ragione Pirlo.  Però, c'è sempre un però, (santo cielo che buono questo sughetto, quasi quasi congelo il pollo e mi faccio una super scarpetta) però, dicevo, certe cose non si dovrebbero dire in TV, per pudore, decenza, buon senso, rispetto, quel senso della misura che tanto manca, ché poi uno da 1000 euro al mese precario sbarella, spegne la TV,  scende all'incrocio della strada e uccide a coltellate 9 persone. Ora è perfetto, manca solo una spruzzatina di prezzemolo.
Doug - 09/06/2008 10:34 | lk | commenti (7) | bossanova, tabasco

e adesso

E' tutta una questione di esistenza. Le cose s'intersecano anche dove non sappiamo, lontano da noi, ma anche vicino. Sopra e sotto. Ma non sappiamo. Quando si sbrogliano nessuno ci avvisa. Comunque non sapevamo. Perché la nostra presenza non è necessaria e quando lo è è distratta dal passato. Anche dal futuro, ho capito, si. Non so di preciso cosa ho detto però mi piace. Questioni esperienziali che raggirano la comprensione, ogni tanto accade.  A capodanno tirò dalla finestra il dolceforno, fanculo l'infanzia. Forse l'adolescenza. I capelli ossigenati e le espadrillas consumate. Scoppiò a piangere. Tu chiamale se vuoi... promozioni. Non ci cascai, se cascare è il verbo. La radio, c'è sempre una radio da qualche parte, era spenta. Se fosse stata accesa avrebbe suonato Duel dei Propaganda. Hai visto come è venuto su bene il Gelsomino? Parlava del vicino. Non era un tradimento, era solo un desiderio di maternità. E poi la sigla del telegiornale delle otto. di sera. Si cena, è pronto.
Doug - 05/06/2008 09:28 | lk | commenti (1) | bossanova

eppure

Ho sorriso, quasi ridevo, ascoltando G.A.Stella alla radio. La Rassegna Stampa. Poverino. Stella cercava animatamente di spiegare ad un'ascoltatrice milanese che quelli lì, questi sinti, questi di Venezia, sono italiani da più generazioni. Doveva dire e ribadire che erano italiani. Italiani. Poverino. Deve essere veneto pure Stella. Ogni tanto la dizione gli scivolava da quelle parti. Tenero, dolce, quando poi ha citato alcuni personaggi famosi ROM. Eppure in questa nazione non c'è un problema razzismo. Però bisogna spiegare, citare. Però c'è chi preferisce andare in una spiaggia  perché nell'altra ci sono gli extracomunitari. Quando si è in difficoltà basta tirar fuori, come fanno i maghi, il lenzuolo della sicurezza. Il problema sicurezza. Di sicurezza ne parla persino la settimana enigmistica, ormai. Eppure in questa nazione non c'è un problema razzismo. L'italiano non è razzista. Povero Stella. Continuava a ripetere: "E se fanno i nomadi non va bene e se gli diamo una casa non va bene, ma allora... cosa dobbiamo fare, che soluzione avete? Sono italiani!" La soluzione c'è, ovvio. Se ne devono andare, fuori dai coglioni, semplice. Questa è casa nostra. Questa è la nostra proprietà e questa proprietà si chiama Italia e anche Padania. Non si chiama pianeta terra perché poi fare le comode distinzioni diventerebbe complicato. Chi e cosa regola il diritto di accesso a questi beni padani? La nazionalità? Il colore della pelle? L'etnia? Tranquilli, in questa nazione non c'è un problema razzismo perché noi non li bruciamo in un forno come hanno fatto i tedeschi. Questa è una nazione capace di commuoversi quando al cinema guarda film americani sulle ingiustizie ai neri d'America. Ora, però, quelli stanno candidando un Presidente afro-americano. Ve lo immaginate un Presidente della Repubblica Italiana rom? Io faccio persino fatica ad immaginarlo donna, figuriamoci ROM. E sì, perché nella scala dei diritti le donne italiane arrivano dopo e dietro le donne ci sono gli extracomunitari. Da questo punto della scala in poi non si fa differenza uomo donna bambino. Ora scappo, devo andare a tirare qualche molotov al campo rom.  Ma no, cosa pensate, non pensate male. Non è razzismo è solo un problema tecnico di sicurezza delle nostre città. In questa nazione non c'è un problema razzismo, siamo solo molto selettivi.
Doug - 04/06/2008 09:38 | lk | commenti (4) | bossanova, tabasco

è lunedì, forse

Mi sono svegliato storto. Ho guardato bene, perché al risveglio uno è sempre rincoglionito, ed ero davvero storto. Quasi non ci stavo credendo. Normalmente mi sveglio con la testa sul lato del muro e le gambe sul lato armadio. Stamane mi son svegliato con la testa lato finestra, e le gambe lato porta d'ingresso, lato d'ingresso della camera da letto. Forse ho un sospetto. Questa cosa capita ogni tot di tempo. Forse non sono io a spostarmi. E' la terra che girando si sposta e assume nuovi assetti. Quindi anche la casa si sposta. Quindi, se si sposta la casa, si sposta anche il letto. Quindi il mio corpo in realtà protesta. Il mio corpo vuole mantenere sempre la stessa direzione e ci resta, sempre, nella stessa direzione. E' tutto il resto che si sposta dentro casa. Cazzo, è proprio vero, non siamo più padroni a casa nostra.

E' una corsa di beneficenza. Abbiamo la stessa velocità... il passo no. Uno di fianco all'altro. Precisi. E' la prima volta per me, non mi era mai capitato. Ci spalleggiamo per tutta la gara. E' una velocità media. Entrambi potremmo andare più forte, lo so,  Lo vedo nel suo passo, sciolto, nell'assenza di fatica. Ma è così, entrambi andiamo al 65%-70% delle nostre possibilità. Mi sta bene. Sta bene alla mia tabella. Mancano due km alla fine, inizio la conversazione.
- Come ti chiami
- Fabrizio
- Quanti anni hai?
- 9
- Dov'è tuo padre?
- L'abbiamo staccato all'inizio, volevo stare alla tua velocità
- ah

Doug - 03/06/2008 09:52 | lk | commenti (5) | bossanova, a perdifiato

rovere laccato bianco, posato

Questa è la scena del film dove uno è seduto sul cesso con pantaloni e mutande alle caviglie e i gomiti appoggiati alle ginocchia, sta pensando. Franco è in bici nel centro storico, è notte. Questa è la scena del film dove l'estate è solo l'ennesima estate. In una trattoria sul lungomare una cameriera dell'est serve antipasto, carpaccio crudo di mare per due, Irene e Roberto, sorridono, si lasceranno dopo due mesi. Nella cabine di legno sulla spiaggia, cotte dal sole, dei ragazzi bucano la parete per sbirciare quarantenni arrapanti. Questa è la scena del film dove l'amore è bossanova ad alto volume in una stanza con le finestre aperte. Laura sta guardando Magnolia e manda un sms; è un film quasi perfetto. Un tizio apre le gambe e controlla il colore della merda. Un fax , in un ufficio vuoto, sputa fuori un foglio che cade per terra e s'infila sotto l'armadio. Questa è la scena del film dove un rappresentante entra nella sua camera d'albergo, appoggia la valigia, si siede sul letto, sta così per mezz'ora. Un cane felice corre dietro una pallina. La corrente elettrica non smette di scorrere nei cavi. Questa è la scena del film dove la vita appare di colpo per quello che è, semplicemente complessa. All'interno di un frigorifero, al buio, un litro di latte sta scadendo. Sul muro della fantasia la scritta: vivere indisturbati è impossibile, arrendersi non è un dramma. Questa è la scena del film dove si accendono le luci e si comprano i popcorn. Ci si bacia solo per avere conferme come una raccomandata con ricevuta di ritorno. Questa è la scena di un venerdì intenso che se ti ci metti e lo guardi bene è davvero un bel gran venerdì, e su questo non si discute, neanche a colori.
Doug - 30/05/2008 09:37 | lk |