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BIP

Arrivo a casa con l'umore di Robert De Niro. Il Robert del Cacciatore di Cimino, quando torna al paesello e si rifugia nell'albergo per non veder nessuno. Dormo mezz'ora per recuperare qualche grammo di energia. Dopo 15 minuti accendo l'aria condizionata; si schiatta dal caldo. Riesco a dormire, ma è così, quando dormo alla cazzo mi vien mal di testa. Non è vita. Siamo davvero creature delicate. Decido di andare a correre lottando contro un coro di voci interne che dicono di non andare. Mi metto i calzoncini, il cardio sul petto, la maglietta leggera, le calze, le scarpe e metto al Polso il Garmin. Una parte di me lo sa. Dopo i primi 20 minuti di fondo lento si riattiveranno un po' di cosine, mi sentirò meglio. Ma i venti minuti non sono ancora iniziati e la modalità larva è ancora inserita. Inoltre penso a quello che verrà dopo. 6 volte un chilometro alla massima velocità. Pause di tre minuti tra un chilometro e l'altro, pausa di cinque minuti tra il terzo chilometro e il quarto. Però non ho ancora iniziato a correre e l'umore è ancora quello di Robert  in albergo con l'energia in larva-mode. Per fare un'altra citazione dico: sono gli allenamenti...bellezza. Scendo in strada. Faccio stretching, poca roba, il giusto necessario in attesa che il Garmin agganci i satelliti. Quante volte ho atteso i satelliti nella mia vita? Quante volte li ho attesi in questo punto preciso? Parto verso il parco. Sono senza musica. Un pensiero arriva in soccorso. Mi risveglia e l'emozione che ha con se mi rinvigorisce. Penso al trasloco. Penso che tra un mese me ne andrò da qui. Penso che queste sono davvero le ultime corse. Le ultime partenze da questa via verso il parco. Le ultime volte che stiro la gamba su quel ferro. Primo km di Fondo Lento a 135 battiti al minuto, 5'30'' al km di velocità. Chiudo i primi 18' di corsa lenta e mi sento già più euforico. Ma sono stanco. Imposto il Garmin per dettarmi le prossime ripetute. Il dittatore Garmin farà BIP per darmi gli ordini. Farà BIP e partirò a razzo. Farà BIP dopo un km e mi fermerò. Farà BIP dopo 3' minuti di riposo e ripartiò... e via di seguito per sei volte. Tanti BIP, tanti ordini. A guardarla dal verso storto sembra davero una tortura. Mi posiziono nel punto giusto per fare questi lavori. Premo start. Primo BIP. Parto. Inizio. Nei primi duecento metri cerco di impostare un passo. Sono già stanco. Taglio i primi duecento metri, guardo il cronometro, 45'. Se tengo questo passo ho una proiezione sul km di 3'.45''. Sto andando troppo veloce. Infatti dopo duecento metri mi sembra d'impazzire. Però questo si che è correre a perdifiato. Ché apri la bocca e aspiri litri e litri di aria, aspiri tutto, a volte persino moscerini e zanzare. Il primo km lo chiudo in 4'09'', il secondo a 4'10'', il terzo a 4'08''. Mi fermo cinque minuti, come da palinsesto. E' la pausa lunga. Cinque fottuti minuti. Fa caldo. Sto sudando in modo industriale. Con la mente vado altrove, lontano. Non faccio in tempo a distrarmi come si deve. BIP. Eccolo il BIP. Arriva inesorabile, il bastardo. Riparto. Nelle gambe inizio a sentire i primi tre km fatti. Le gambe hanno perso in agilità e la corsa è meno composta. Quarto km. BIP. mi fermo. Lo chiudo in 4'17''. Quei sette/otto secondi in più mi stanno leggermente sui coglioni. Mi soffermo a pensare come impostare il quinto km. BIP, eccolo che arriva il BIP, sono passati tre minuti. Cazzo devo partire. I primi duecento metri sono durissimi. Però sento di aver la testa per questo quinto km. Sono lì, incattivito il giusto, concentrato. A 500 metri guardo il cronometro. Segna 2'02''. Ci sono. Inizio a soffrire. Tengo duro. Cinquecento metri, quelli che mancano, sembrano una distanza enorme, lunghissima, impossibile. Ancora 300 metri. Dai, manca poco. Chiudo gli occhi dalla fatica. Sorrido per lo sforzo, sì, è quella smorfia che il coach chiama sorriso. Bisogna sorridere. Ultimi cento metri. Arrivo. BIP guardo il cronometro. Dice 4'08''. Ottimo. Ma sono sfatto. Mi crogiolo nel successo. Neanche il tempo d farsi una sega che BIP devo partire per l'ultimo km. I primi 200 metri parlano chiaro, il cronometro segna 52', sono al massimo dello sforzo, però mi osservo, e vedo che non vado, mi vedo fermo, mi vedo rallentato. Questo km, l'ultimo, è durissimo. Mi trascino, ormai sono andate a farsi fottere tutte le geometrie estetiche e funzionali della corsa. Porto avanti la gamba destra e quella sinistra. Corro. Arrivo. Ho finito i mille. C'è una sorta di soddisfazione che arriva. Faccio una cosa. Ché sono ancora sfatto. Prima che questa soddisfazione mi porti al buon umore. Sì, devo farlo subito;;"Coach vedi di andare un po' a fanculo vah" Era l'ultimo BIP. Torno a casa... correndo... e Robert non c'è più.
Doug - 04/07/2008 08:46 | lk | commenti (4) | a perdifiato

ore sette e zero otto

Alla una di notte sto (ancora) lavorando. Faccio due calcoli, arriverò a casa per l'una e trenta, mi addormenterò alle due. Quindi mi son detto, fanculo a tutti, io domani mattina, alle sette, devo correre. Saluto baracca e burattini e vado a casa. Alle due mi addormento. Alle 07.08, per essere precisi, entro al parco con un bel passo. Un passo che definirei vispo allegro. Infatti sono di buon umore. Alle 06.56, per la cronaca, stavo ancora dormendo. Forse non ho ancora capito. Però ci sono. Corro nella mia città (che detto così fa molto Mango cantante) e devo ancora capire se sono vivo, innanzitutto, devo capire chi sono, in particolar modo devo capire perché sono seminudo, sto correndo e perché c'ho tutta questa felicità che mi gira dentro. E io vado, corro. Era da tanto tempo, direi anni, che non correvo a quest'ora. Il Parco è vuoto. Climaticamente sembra di essere a Colombo in Sri Lanka o in Vietnam. C'è il fresco del primo mattino ma c'è un umidità talmente fitta che manca il fiato. Il caldo fresco. Ovunque, sparsi ai lati, tronchi di albero e alberi che il vento di domenica sera a coricato per terra. La musica è buona ed io sto bene perché non skippo nessuna canzone. I battiti sono quelli del mattino, sono 130 al minuto e sto girando a 5'16''. Mi farò una sega al sesto chilometro chiuso a 5'07'' con battiti a 138. Cose mai viste. E' davvero mattino, di sera non l'ho mai visto un cuore così. A parte i vantaggi del correre al mattino, c'è che sto bene, ci sono (anche) con la testa. Tengo sempre lo stesso passo ed i pensieri sono solo belli. Il momento più alto arriva all'undicesimo km, entro in uno stato di grazia totale, in cuffia Iguazo - Gustavo Santaolalla di Babel, se dio esiste è dentro quel km. Nel frattempo vedo arrivare i podisti del mattino, fanno due giri e via, a casa. Io ho ancora 40 minuti da fare. Mi entrano tre canzoni perfette. Sono davvero in uno stato di benessere muscolare che da tanto tempo non provavo. La parole sono leggerezza e continuità. Ancora un giro e arrivo all'ora e venti minuti come da programma. Sono le 08.29. 1h20' 15,2km. Esco dal parco e corro verso casa. Inizio a vedere gli esseri umani, quelli vestiti, quelli che camminano. Gente appena sveglia, vanno verso il lavoro, un ufficio, una scrivania, un pc. Vanno verso l'auto che aprono lentamente. Hanno caldo. La città si sta riaccendendo. Io mi avvicino a casa è ho tre pensieri, NY, un bagno caldo e la brioche siciliana col cappuccio che mi aspetta al bar. E' stato un grande fondo lento lungo.
Doug - 02/07/2008 10:56 | lk | commenti (8) | a perdifiato

è lunedì, forse

Mi sono svegliato storto. Ho guardato bene, perché al risveglio uno è sempre rincoglionito, ed ero davvero storto. Quasi non ci stavo credendo. Normalmente mi sveglio con la testa sul lato del muro e le gambe sul lato armadio. Stamane mi son svegliato con la testa lato finestra, e le gambe lato porta d'ingresso, lato d'ingresso della camera da letto. Forse ho un sospetto. Questa cosa capita ogni tot di tempo. Forse non sono io a spostarmi. E' la terra che girando si sposta e assume nuovi assetti. Quindi anche la casa si sposta. Quindi, se si sposta la casa, si sposta anche il letto. Quindi il mio corpo in realtà protesta. Il mio corpo vuole mantenere sempre la stessa direzione e ci resta, sempre, nella stessa direzione. E' tutto il resto che si sposta dentro casa. Cazzo, è proprio vero, non siamo più padroni a casa nostra.

E' una corsa di beneficenza. Abbiamo la stessa velocità... il passo no. Uno di fianco all'altro. Precisi. E' la prima volta per me, non mi era mai capitato. Ci spalleggiamo per tutta la gara. E' una velocità media. Entrambi potremmo andare più forte, lo so,  Lo vedo nel suo passo, sciolto, nell'assenza di fatica. Ma è così, entrambi andiamo al 65%-70% delle nostre possibilità. Mi sta bene. Sta bene alla mia tabella. Mancano due km alla fine, inizio la conversazione.
- Come ti chiami
- Fabrizio
- Quanti anni hai?
- 9
- Dov'è tuo padre?
- L'abbiamo staccato all'inizio, volevo stare alla tua velocità
- ah

Doug - 03/06/2008 09:52 | lk | commenti (5) | bossanova, a perdifiato

47 - morti che parlano

Questa storia ha dell'incredibile, L'ho letta su di un'agenzia. Quasi nessuno, per ovvi motivi, l'ha riportata. Tutto è iniziato a Childress nel Texas. E' la storia di un piccolo furto. Ci troviamo dentro un Mini Market.  Nel mini è presente un cliente, sta aspettando la sua colazione, ha la stessa età del ladro. Me lo vedo questo mini market, li conosco, periferia del piccolo paesino, la strada, le insegne, i due anziani proprietari, la colazione al banco sugli sgabelli alti, le uova, la pancetta, gli odori. Posti adorabili questi mini market. Il nostro cliente, a differenza dei vecchi proprietari, vede tutto, vede il furto. Vede il ladro nascondere nei larghi pantaloni l'orologio, di poco valore, esposto vicino agli accendini. Al momento resta spiazzato, basito. Si guarda intorno come per trovare un suggerimento. Guarda i vecchi proprietari.  Niente, solo lui ha visto la scena. Il ladro cammina verso l'uscita. Il cliente a quel punto decide, si alza dallo sgabello. Raggiunge la porta, sta per dire qualcosa al ladro. Il ladro intuisce e inizia a correre. Il nostro cliente, testimone del furto, vede il tizio correre, allontanarsi. Lo guarda. E poi... inizia a correre pure lui. Ecco, la notizia, fin qui, non contiene nessuna novità. La novità arriva ora. I due, il ladro e il testimone sono due maratoneti. Il ladro parte veloce. Circa 14 km/h, consapevole del proprio allenamento sa di poterli tenere per qualche km. E' sicuro del fatto che chi lo insegue non sia un runner e quindi non potrà tenere quella velocità per molto. Ma chi lo insegue è allenato. A parte i vestiti, meno confortevoli, chi lo segue è a circa 50 metri di distanza e lo segue mantenendo la distanza. Anche lui, maratoneta navigato, è sicuro del fatto che il ladro prima o poi crolli. Entrambi stanno correndo e ed entrambi, maratoneti, non sanno che anche l'altro lo è. Dopo i primi 5km il sospetto inizia ad arrivare ad entrambi. Dopo 15 km si trovano sulla sinistra Bayolr Creek Lake e corrono. Entrambi hanno. quasi contemporaneamente, lo stesso pensiero; quel figlio di puttana corre. Percorrono tutta la County Road riducendo di poco la velocità e quando raggiungono la Ranch Road il ladro svolta a sinistra. Il ladro stacca, aumenta la velocità, guadagna ancora una trentina di metri metri. Si gira. Si guardano. Dopo cinquecento metri, sulla Ranch Road, c'è un benzinaio, il ladro sfrutta il vantaggio per entrare nell'aera. Individua la fontana esterna e beve velocemente. Quando l'inseguitore arriva alla fontana il ladro è appena partito. Fermarsi a bere o no? Non fa in tempo a decidere perché il corpo lo anticipa e decide per lui. Si ferma beve e riparte.  E' un vero pit-stop. E via... eccoli, sul bordo della piccola strada. Uno dietro l'altro. 50 metri di distanza circa. E' passata un'ora e 35 minuti. Hanno corso una mezza maratona alla velocità di 13 Km/h di media. E corrono. Qualcosa è cambiato nella loro testa. Nessuno dei due sta più pensando al furto.  Corrono e riprendono la County Road in direzione Est. All'incrocio con la "statale" 83 hanno fatto 47km e sono passate 3 ore e 40 minuti. Una media poco sotto i 13 km/h, 4'40'' al km. Il ladro si ferma. Cammina sbilenco. L'inseguitore lo raggiunge. Si ferma e cammina pure lui di fianco al ladro. Sbilenchi entrambi. Sono sfatti. Si parlano.

- Cazzo !
- Fanculo !
- Fanculo tu.
- Mi sono sfasciato i piedi
- Bastardo mi hai fatto schiattare
- Zitto
- Cosa hai fatto?
- NY lo scorso anno
- C'ero anch'io
- In quanto l'hai chiusa?
- 3'57''
- Io 3' 50''  mi sono trascinato gli ultimi due
- Secondo te quanto abbiamo fatto?
- Non lo so
- Forse abbiamo fatto 30km
- Non lo so, fanculo, secondo me di meno
- Che ora era quando eravamo nel minimarket?
- Non saprei
- Cazzo sono a pezzi 
- Cazzo, dovrei essere da tutt'atra parte
- C'ho sete
- Zitto
- Riportiamo l'orologio?
- Sì
Doug - 29/05/2008 10:48 | lk | commenti (8) | bossanova, a perdifiato

Poi ci sono tutte le altre.

Venerdì ho lavorato troppo. Tra l'altro non ho ancora capito una questione esistenziale. A volte mi sembra di lavorare troppo, a volte troppo poco. Non ho ancora afferrato dove sia il giusto mezzo. In sottofondo, come il ronzio dei regolatori di luce, ho sempre la sensazione che nel mondo ci siano persone con lavori bizzarri capaci di campare e tirare la fine del mese con poco sforzo e tanto tempo libero. Ho sempre la sensazione che la vera fatica del lavoro sia in realtà l'interazione con le teste di cazzo e non il lavoro vero e proprio. Ho la sensazione che l'interazione con le teste di cazzo sia la vera ragione per cui mi pagano. Ho la sensazione che l'interazione con le teste di cazzo sia anche il mio lavoro. Sarà per questo che ogni tanto desidero darmi alla campagna e non ho detto Toscana ché fa troppo milanese milanese. Ho detto campagna nell'idea di rapportarmi solo con Vegetali ed esseri umani sani. In campagna ci saranno pure lì le teste di cazzo? Venerdì mi sono svegliato alle 06.30 con la musica classica di Radiotre. Sono tornato a casa alle 21.00 con la musica dell'autoradio sintonizzata su 105Classics. Ascoltando una bella canzone ho realizzato che l'allenamento sarebbe saltato. Mi sono acceso mezzo toscano antico. L'allenamento di giovedì era ancora nella memoria, un ricordo energizzante. Ripetute di 500metri a 4' al KM intervallati da 500metri fatti a 5'15'' al km. Insomma, era un bel girare. Ecco perché venerdì avevo tanta voglia di correre. Niente da fare. In macchina, nel traffico del venerdì sera, con quella bella canzone, al rientro, ho infine accettato l'ipotesi di non correre. Ieri, saranno state le 17.33, mi peso. 71kg. Scendo dalla bilancia e mi metto i calzoncini, le calze, le scarpe e la maglietta, quella della maratona di Roma. Si corre. C'ho ancora in circolo l'allenamento di giovedì, sostenuto da quello di martedì sotto la piggia, sostenuto dai 3000 in pista... e chi li dimentica i 3000 in pista. Infatti salta fuori una buona corsa. Alla ricerca della pioggia... che non arriva neanche questa volta. Però è stata una buona corsa. Con la musica e i nuovi auricolari. Quelli tecnologici che ti entrano dentro ma sono appesi con l'archetto dietro l'orecchio. Molto belli esteticamente, niente da dire, ma suonano uno schifo. Mancano i bassi, li ottieni solo spingendo bene l'auricolare dentro il buco dell'orecchio, ma poi corri, sudi e questi scivolano fuori e ti fotti i bassi. Non si può stare sempre lì a posizionare gli auricolari alla ricerca dei bassi perduti, non è vita. A parte questo fastidio acustico la corsa di ieri è stata buona. Stavo bene. Sempre a 5' al km con due km chiusi a 4'50''. Temperatura perfetta. Ma cos'è una buona corsa? Cosa significa? E' quando il tuo corpo segue le decisioni di velocità senza lamentarsi troppo, il giusto. E' quando ti senti leggero. E' quando la fatica è solo un piacere. E' quando non hai dolori ai tendini, ai muscoli, al ginocchio, alla schiena. E' quando ti senti potente e sciolto. E' quando vedi un podista davanti a te, a 200 metri, aumenti lo prendi, lo superi e tutto questo non ti ha devastato. E' quando senti l'adrenalina. E' quando correndo sparisce la stanchezza mentale e pensare non è più una manovra farraginosa. E' quando senti fortissimo il profumo dell'erba bagnata. E' quando correndo ti permetti di proiettarti a Ny. E' quando ti senti davvero a NY. E' quando ti senti sulla quinta strada, con davanti Central Park. E' quando ti senti dentro Central Park e tagli il traguardo. E' quando ti vedi che superi quel traguardo. E quando correndo e pensando a NY ti emozioni più di quanto ti emozionerai quando ci andrai per davvero. E' quando superato il traguardo ti guardi bene intorno e scopri di non essere a NY. E' quando tiri fuori le chiavi di casa dal taschino minuscolo dei calzoncini e fai fatica a tirarle fuori ché vibri ancora perché dentro dentro stai ancora correndo. E' quando apri casa, entri, togli la cuffia e ancora fradicio ti bevi mezzo litro d'acqua. E' quando senti l'acqua che ti scorre dentro e mai l'hai sentita così essenziale e buona.
Ecco cos'è una buona corsa.
Poi ci sono tutte le altre.
Ah, dimenticavo, la bella canzone era questa.
Doug - 25/05/2008 09:44 | lk | commenti (6) | bossanova, a perdifiato

3000 in pista

Di estremo pensavo di aver provato tutto. Mi sbagliavo, per fortuna. La novità si chiama 3000 metri in pista. Sette giri e mezzo. Ogni giro 400 metri. Tutto inizia alle 14.00. Parcheggio l'auto. Mi guardo intorno. Piove. Mi godo l'atmosfera. All'ingresso c'è un cartello. "Campo chiuso per Gare". Oggi ci sono gare di tutti i tipi. Mi avvicino al tizio che registra le iscrizioni. E' seduto dietro un tavolino da Picnic. E' vicino al traguardo. Mi domanda cosa voglio fare. Io rispondo 3000. Mi domanda il tempo. Ci penso un attimo e poi butto lì, istintivamente,  un tempo. Mi consegna un pettorale. Vado negli spogliatoi. Mi cambio e inizio a scaldarmi. Ci sono. Iniziano le gare. Si parte coi 100metri, poi arrivano i 400metri. I 3000 sono l'ultima gara. Corro lento per scaldarmi, faccio gli allunghi, testo il corpo. L'attesa è l'attesa e questa è una Grande Attesa. Per i 3000 ci saranno due batterie. Vado a Bere. Rientro in pista e mi metto a chiacchierare con un tizio, mi parla della maratona di Padova. Dalla parte opposta sento il Presidente che urla il mio cognome. Dalla parte opposta della pista vedo un gruppetto di persone in attesa. Attendono me. Attendono la partenza della prima batteria dei 3000. Sì, mi hanno messo nella prima batteria. Corro spedito verso la partenza, in pratica mi sparo 200 metri a razzo. Arrivo e chiedo scusa. Ho già il fiatone prima di partire. Mi guardo e riconosco i volti. Questa gente poco fa parlava di tempi assurdi. Cazzo mi hanno messo nella batteria veloce. Non faccio in tempo a capire dove mi trovo, chi sono e perché, il commissario di gara alza il braccio, la pistola, spara il colpo. Pam. Si parte. Mi sento alle Olimpiadi. Premo sul cronometro in ritardo perché non ci sto capendo davvero più un cazzo. Sono troppo contento. Cerco di stare dietro il gruppo di testa. Posizionarsi nella scia, dentro la fila, è già la prima esperienza. Dietro di me un tizio mi respira sul collo e sento il suono dei suoi polmoni. Io sono già in trance. Primo giro. Primi 400 metri. Il cronometro segna 1'28''. Mancano ancora sei giri e mezzo. Io sono già alla frutta. Un solo pensiero, ora mi fermo. Mi ripeto, ok, ora accosta e ringrazia tutti per la simpatia. fermati e scusati con tutti, stringi la mano al Presidente e prometti pubblicamente di non presentarti mai più. Solo col coach al telefono, subito dopo, realizzerò di aver fatto i primi 400metri sono i 3'40'' al km. Una follia. Invece non mi fermo. Corro. Corro. Corro. A perdifiato. Il rosso che non è un rosso della pista è sotto me. I suoni. La corsia. La traiettoria stretta. Le falcate. Le curve. Dietro il tizio, fiata, ansima, sembra stia per morire. Anch'io. Io sono già morto. Sono a fondo scala. Sono altrove e soffro. Non ho neanche lo spazio mentale per prendere i tempi intermedi. Corro. vado. Spingo. Ricordo gli applausi al passaggio sul traguardo, ricordo il numerino in alto a sinistra, quello che indica quanti giri mancano. Sono frames. Il gruppo davanti a me è ormai staccato. Ho davanti il vuoto e tiro, spingo. Resisto. Il tizio dietro. Il suo ansimare. Eppure sono io la lepre, ma forse è lui che spinge. Ad un certo punto il Presidente grida al tizio dietro di me di darmi il cambio. Io mi allargo e lo faccio passare. Ora sono io nella sua scia. Star dietro è un'altra cosa. Ho i polmoni che esplodono. Guardo solo un punto, davanti a me, in basso. Mi fa male il fianco destro, forse è il fegato. Mai toccato un limite così. Corro. Corro. Corro. A Perdifiato. Manca poco. Sento la campanella. E' l'ultimo giro. Il pubblico ci incita. E' un calore che arriva. Corro. Sto dietro il tizio. Il presidente grida il mio nome. Mi grida di non perderlo. Manca ancora metà giro. Sto schiattando. Mi sembra impossibile. Il pubblico incita. Arriviamo. Arrivo. E' finita. Spengo il cronometro e mi abbasso. Non ci sto capendo più un cazzo. Sono in uno stato che nessuna droga potrebbe. Guardo il display. 12'20''. Avevo dichiarato 12'30''. Sono ultimo della prima batteria, quella dei veloci. Con questo tempo sarei arrivato primo della seconda batteria, ma forse, in seconda batteria, non avrei fatto questo tempo. Sono soddisfatto. Non penso. Non ho pensato per 12'20''. Cammino e risucchio ossigeno come una balena in superficie. Inizio a pensare. Inizio a realizzare... vaccarana... questo non è un sogno.
Doug - 17/05/2008 21:48 | lk | commenti (5) | a perdifiato

mi faccio le piste

Niente percorso Cova in altura. Oggi ho corso intorno a San Siro, son soddisfazioni, vicino all'ippodromo, tutto un percorso lì intorno. Ho seguito un gruppo di podisti scafati. Istinto. Partiamo a 5'10'' dal campo sportivo e finiamo sotto 4'40''. Un bel andare. Al rietro, in pista, loro hanno iniziato a fare ripetute di 2000m. Io, corricchiando lento, mi godevo il clima e l'atmosfera della Pista Rossa con corsie. Gli atleti, le atlete. Tutti i ragazzi e le ragazze. I vari coach. I cronometri, i tempi, i parziali. Alla partenza della seconda ripetuta dei podisti scafati uno di questi si avvicina e mi propone di seguirli. Domando subito:  si... ragazzi... ok... ma a quanto girate? 3'40'' Ok, allora vi seguo fin che non schiatto. Fa bene , fa bene, ha aggiunto l'altro, porta a casa quello che c'è, fa bene. Ok, allora vi seguo e vedo cosa succede. Un delirio. Sono riuscito a stare in scia un giro. Però... che soddisfazione. La pista. Tutti in fila, in scia. Gli altri tutti a guardare. Dopo un giro mi fermo... eccolo quel bisogno d'ossigeno tipico di una ripetuta. A perdifiato. Mi mancava. Neanche il tempo di riprendermi. Un minuto e mezzo circa. Ecco che ripassano. Sono loro. Via. Riparto. Mi rimetto in scia. In pratica finisco per fare ripetute di 400 metri a 3'40''. Sento nelle gambe e nella fatica i 7km fatti in Fondo Medio. Dopo aver consumato l'ultimo grammo di energia mi incammino e sdraio al centro della pista; play. Mi perdo nella musica.
Doug - 13/05/2008 22:06 | lk | commenti (1) | a perdifiato

L'apporto di Seal al podismo è superiore a tutti i prodotti energetici dell'Enervit. La FIDAL dovrebbe tesserarlo  Honoris Causa.
Doug - 13/05/2008 20:33 | lk | commenti | a perdifiato, i corti

senti che fuori piove, senti che rumore

Ero a casa, quando ho visto che stava per piovere mi sono cambiato e sono uscito. Dai, forse si corre ancora  una volta al Parco Lambro... con la pioggia. Alla fine sono state poche gocce ...sempre meglio che due dita negli occhi. 11km e qualche metro, velocità media 5'23''. Un chilometro centrale a 4'40''. Mentre correvo e quando, troppo spesso, guardavo il display del Garmin, quel gesto mi riproponeva l'esperienza di venerdì. Venerdì.  Sono al secondo chilometro. Sono, diciamo, particolarmente "allegro".  In pratica chiudo i primi due km sotto i 10', e sono i primi due km. La musica è perfetta. Sto bene. Faccio per riguardare il Garmin e scopro che è spento. batterie scariche, low. OFF. OFF. Ecco, la sensazione è stata questa, provo a spiegarla, così. Avete presente quando in autostrada, in una bella giornata di sole, con indosso gli occhiali da sole, entrate in una galleria e questa non è illuminata? Ecco, la stessa cosa. OFF. Buio. Ecco, in quel momento ho scoperto tutta la dipendenza che può creare il Garmin. Correvo, e senza dati sulla velocità mi sono sentito smarrito. Non solo. Il Garmin registra tutte le corse, registra percorsi, velocità, ogni momento. Questi dati vengono poi trasferiti sul PC in un grande archivio. L'album delle corse. Stavo correndo realizzando che niente avrebbe memorizzato quel momento. Quella corsa sarebbe rimasta solo nella mia di memoria. Non saprei dire se ho aumentato la velocità, forse sì, sicuramente sì. So però che è stato tutto un balletto con la sensazione di fatica. Direi un tango. Correvo dosando velocità e sforzo per posizionarmi in prossimità di un confine, quello che mi separava dalla fatica maggiore.  La fatica che poi ti costringe a rallentare. E quel confine si spostava, si muoveva, era la lepre da seguire. Il Garmin è uno strumento incredibile, un giochino fantastico, ma come aveva già capito il coach qualche mese fa, (sant'uomo quel coach) disabitua ad ascoltarsi. E questa non è mai una bella cosa.
Doug - 29/04/2008 09:32 | lk | commenti (5) | a perdifiato

Central Park Lambro

Oggi allenamento al Parco Lambro. Una corsa stranissima che merita di sicuro un commento, a parte. Ma sono altre le cose da dire ora. Mentre correvo un pensiero, un emozione cristallina: "Parco Lambro mi mancherai... non ci sono cazzi". Tra pochi mesi cambierò casa e finirò a correre ed allenarmi da tutt'altra parte e oggi, mentre correvo, mi sentivo triste come ci si sente di solito nelle stazioni poco prima di salutarsi. Quei binari maledetti. Si, posso sempre prendere la macchina e ogni tanto tornarci, ma non è la stessa cosa. No, non è la stessa cosa. Iniziai a correre a NY nel 2001, il battesimo me lo diede Central Park, ma è qui, in questo Parco Lambro milanese, che ho fatto il resto. In sette anni di allenamenti, Parco Lambro, per la sua vicinanza, è diventato un estensione di casa mia. Casa mia, tre piccoli locali, più bagno, più cucinotto, più Parco Lambro. Lasciare questa casa sarà un mondo, un capitolo... un commento, anche questo a parte. Ho fatto due calcoli, in  7 anni di corse dentro Parco Lambro ho fatto 10.000 km circa. Diecimila chilometri. C'ho corso dentro di sera col buio pesto, col freddo e la nebbia. Di mattino presto, all'aurora, col primo caldo. Col vento di primavera. Con la neve d'inverno. Con le foglie che cadono e fanno un tappeto. Ma soprattutto con la pioggia. Perchè il Parco Lambro con la pioggia estiva e primaverile, quella intensa, è bellissimo. Stupendo. C'ho corso prima e dopo gli infortuni. C'ho corso dentro. Molte volte, alla fine di una maratona, o di una mezza in giro per l'Italia ,ho pensato al Parco Lambro. Mi ha aiutato. In piena crisi, quando mancavano meno di tre chilometri, mi dicevo, dai cazzo, dai, ti manca un giro di Parco Lambro. E con la mente percorrevo il giro del Parco Lambro. Dai...Ti manca solo quel fottuto giro del Parco Lambro. Sì, quel fottuto giro da 2.450metri mi mancherà. Tanto.
Doug - 26/04/2008 19:26 | lk | commenti (2) | a perdifiato

forse è il cova

Entro nel campo d'atletica, è giovedì. Ultimo giorno lavorativo. La settimana è stata corta ed intensa come l'orgasmo maschile. Il clima è perfetto, sono le 18,45, così segna l'orologio a lancette del comune di Milano all'ingresso del Centro Sportivo. Pago il biglietto. Pagare per correre l'allenamento ha un suo perché. Passo il tornello. Una tizia fa stretching sotto il pergolato, mi guarda. In pista tanti atleti, chi al centro a scaldarsi, chi in pista già a sommare 500 e 400 (metri). M'incanto sulla pista. Mi passano davanti due ragazzi sotto i 3' al km. A vederli bene così da vicino non sembra neanche tocchino la pista. Galleggiano leggeri. C'è tanta gente in pista. Quando gli occhi vengono attratti da qualcuno che corre non capisco da dove sia partito, sembrano sbucare fuori dal nulla. Stanno facendo tutti le ripetute. Poi si fermano e quindi si perdono nei vari gruppetti. Entro nello spogliatoio, mi sale l'adrenalina. Schegge di pensieri della giornata appena esplosa mi raggiungono. Mi dico, dai, ora spegni tutto, goditi questo momento. Stai nel presente. Non pensare. Mi spoglio. Vapori d'acqua calda, miscele di profumi di doccia schiuma, commenti su tempi ed acciacchi. Pantaloncini, calze, scarpe e maglietta. Via. Entro al centro della pista, faccio stretching appoggiando il piede sull'ostacolo grosso, quello "delle siepi". E' parcheggiato al centro vicino al materasso del salto in alto. Mi guardo intorno. Tutto, qui, è atletica, anche la luce. Mi passa di fianco Rondelli con tre atleti, ha in mano una serie di tabelle. Parto per il riscaldamento in pista; un km. Esco dal campo, corro intorno alla montagnetta. Terzo km a 4'40'', sarà il più veloce. Decido d salire in montagnetta, prendo il sentiero a spirale. Ci sono strappi ripidissimi, vedo il sangue. Non vedo i battiti perché sono senza cardio, ma li sento. Cerco di stare sempre sotto i 5'30'' al km. E' pieno di podisti. Supero un gruppo di quattro, uno di questi propone agli altri tre di fare il percorso Cova. E' quello che sto facendo pure io. Cazzo sto facendo il famoso percorso Cova. L'idea mi regala una botta di energia. Arrivo in cima alla montagnetta. Il cielo è limpido. Il sole sta tramontando. In basso a sinistra c'è San Siro che visto così dall'alto ha il suo perché. Milano da qui è davvero un'altra cosa, soprattutto se qui sopra ci arrivi correndo. Ora bisogna scendere. prendo il sentiero oltre la cima. Gli anelli a spirarle circondano la montagnetta e pur scendendo ripropongono ogni tanto qualche salitina. Sono sofferenze. Tengo il passo. Arrivo fin sotto. Ecco l'ingresso, rientro in pista. Guardo il Garmin. Ho fatto 9km e 650 metri, non si può finire un allenamento a 9km 650 metri. Non esiste. Mi faccio gli ultimi 350 metri in pista. Su quelle corsie mi sembra di rimbalzare, e dopo tutta quella fatica la sensazione non è piacevole. Il Garmin mi chiude il decimo chilometro con il solito beep che sento forte e bene, sono senza musica. Mi fermo e inizio a camminare verso il centro della pista. Mi sdraio sull'erba e allargo braccia e gambe.  Sono una X. Un'astronauta vedrebbe una X dentro un ovale rosso. Cazzo, ho fatto il percorso Cova. Sento l'adrenalina delle salite montarmi dentro. I muscoli vibrano. Sono sudato ovunque. All'astronauta faccio l'occhiolino e poi chiudo gli occhi.
Doug - 25/04/2008 15:31 | lk | commenti (2) | a perdifiato

in differita

Mi sveglio, apro gli occhi, sono le sette. E' domenica. Passano quindici minuti. Non sto dormendo, non sono sveglio. Non so. Alla radio inizia Prima Pagina, c'è Ugo Magri de La Stampa. C'ho un sonno devastante. Dalla finestra entra una luce perfetta... per restare a letto. Anche la temperatura è perfetta. Posiziono bene il cuscino. Il cervello inizia ad elaborare qualcosa. Mi viene voglia di giornali, bar e cornetti integrali al miele. Poi ricordo di avere la Stramilano... 21km97metri da fare. Mi alzo. Faccio colazione. Una banana, una fetta di torta alle noci, due caffè. Mi vesto. Ci penso su. Verifico. Voglia di correre zero. In metropolitana gli sguardi s'incrociano, sono gli altri runner. Oggi si va a correre con la metropolitana. All'Arena incontro gli altri. Ci si saluta e si confrontano le anamnesi degli ultimi infortuni. Sono tutti galvanizzati, io no. Non riesco a trovare quell'eccitazione. Volevo stare a letto. Volevo leggere i giornali. Il cardio-frequenzimetro non va. Non rileva i battiti. O forse ho il cuore fermo. Sorrido. Correrò al buio senza sapere cosa dice il cuore. Arriva il colpo di cannone, si parte. Mi giro e vedo un amico, non sapevo che anche lui avesse questa malattia. Ci scambiamo un cinque. I primi km sono sotto, di poco, i 5'30'' al km. C'è traffico. Non fa caldo. C'è vento. Ascolto la musica. Inizio ad aumentare. Sotto i 5' al km. Faccio fatica, ma è sostenibile. Ho la mente da tutt'altra parte. Altrove. Non sto godendo la corsa. Il Corpo è lì, però, e sta corrrendo. A Porta Venezia c'è un tifo assordante. Al 17° mi viene da andare a casa. Devo combattere quel pensiero. Rallento. Mi piazzo dietro un tizio magrino magrino, ha un passo sostenibile. Mi obbligo a correre. A stare lì. Al 19° riapro. Aumento. Sento l'odore dell'arrivo. Arrivo. Spengo il cronometro. Ottimo tempo. Se penso all'umore della partenza non mi pare vero. Che strana corsa. Il POdismo è davvero strano. Ci metto dieci minuti per trovare una fottuta bottiglietta d'acqua. In testa arriva un pezzo dei Madness. Sorrido. Prendo la borsa. Mi cambio la maglietta. Mi metto i pantaloni. Riprendo la metropolitana. In cuffia arriva Trentemoller. Chiudo gli occhi. Quasi mi addormento... talmente sono rilassato. Ho i muscoli in quello stato che ... è stupendo. Inizio solo ora a pensare alla corsa. Penso ai passaggi. Li riproducono come sequenze. Le vie. Le case. I volti. Le persone seguite. La mia Stramilano inizia sulla metropolitana, al rientro. In differita.
Doug - 07/04/2008 11:41 | lk | commenti (4) | a perdifiato

lo ammetto

Stanotte ho fatto un sogno bellissimo. C'è Baldini nel sogno. Corre la maratona di Pechino 2008. Al 32°km aumenta e stacca il gruppo di testa. Tutto il mondo è davanti alla tv in mondovisione col fiato sospeso. Alcuni si masturbano. Ad un certo punto Baldini prende una bandiera tibetana e la usa come mantello. Entra nello stadio  e taglia l'arrivo con la bandiera tibetana. Il commentatore grida, campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo.
Si, va bene, confesso, Baldini nel sogno era in realtà Ian Sharman.
Si, lo ammetto, non era neanche un sogno.
Doug - 20/03/2008 12:29 | lk | commenti (3) | lounge, tabasco, a perdifiato

Maratona di Roma (4/4)

ah, il caffè di sant'eustacchio, ah l'insalata ricca, ah roma

Doug - 18/03/2008 18:38 | lk | commenti (17) | a perdifiato

Maratona di Roma (3/4)

Questa maratona di Roma è stata più utile del previsto. Le considerazioni finali, che farò nell'ultimo post, mi serviranno prima di NY. Tornerò qui a leggere a ottobre e a novembre. Ma ora ci sono gli ultimi 12 km della maratona di Roma, quella di ieri.
Doug - 17/03/2008 19:23 | lk | commenti (2) | a perdifiato

Maratona di Roma (2/4)

La partenza è stupenda. Solo arrivare nella gabbia assegnataci è da farsi una sega. Si gira intorno al Colosseo dentro corridoi di transenne. Il popolo del podismo c'è. Poco prima di entrare in gabbia c'è persino un palco con un tizio stile villaggio turistico Grecia a dare istruzioni per lo stretching. Io e Settore siamo emozionati come due bimbi a Disneyland. Mai visti così tanti podisti. Entriamo in gabbia...
Doug - 17/03/2008 16:33 | lk | commenti (3) | a perdifiato

Maratona di Roma (1/4)

Da dove inizio? E' davvero difficile trovare un punto, prenderlo, e da lì iniziare a raccontare. Sono circondato da punti, HUB di storie collegate ad altre. Un intreccio incredibile, da una stupenda sorpresa al binario uno, alla visita in via Fani, al tempo di Settore, al casino infernale di rumore che c'è in Via Cavour alle 4 del mattino, alla mia maratona. Ma da qualche parte bisogna iniziare...
Doug - 17/03/2008 10:40 | lk | commenti (13) | a perdifiato

sto scrivendo
Doug - 17/03/2008 08:01 | lk | commenti (2) | a perdifiato

tabella

Oggi

dalle ore 9: dopo l'arrivo della banda del Comune di Milano e i primi accordi dei fiati, ritrovo in Stazione Centrale a Milano. Tra poco. Afflusso fighe, sostenitori e giocolieri. Striscioni lungo il binario. Abbraccio e cafferino con Settore. Coreografie previste: tre fighe si strappano il reggiseno e lo lanciano dentro lo scompartimento, una si lega sui binari e urla "Non andare, facciamo la maratona io e te". Sul treno le foto con gli sponsor e una delegazione di monaci tibetani sorridenti.

ore 10: partenza per Roma, la banda suona.

ore 10-14.25: rassegna stampa (8-9 giornali), scambi di impressioni sul podismo e la gnocca, taratura Garmin, familiarità con altri podisti.

ore 14.30: arrivo a Roma

ore 15: arrivo in albergo, disbrigo formalità

ore 16: trasferimento al centro congressi Eur per ritiro pettorale

ore 17-20: cazzeggio, se ci riesce un salto in via Fani

ore 20: cena a base di carboidrati. Tonnarelli cacio e pepe di primo, tonnarelli cacio e pepe di secondo, caffè di tonnarelli.

ore 21-23: cazzeggio, passeggiata ricognitiva in zona partenza fischiettando canzoni locali tipo "Roma non fare la stupida questa sera", verifica presenza GOMMONE della partenza

ore 23: ritiro in hotel, stretching

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Domenica

Ore 7: sveglia

ore 7.15: colazione

ore 7.30: passeggiata ricognitiva in zona partenza,

ore 8: ritorno in hotel, breve riposo, ultime formalità, controlli vari, stretching, pissing

ore 9: partenza della Maratona di Roma (14.561 partecipanti in rappresentanza di 76 nazioni + io e Settore)

ore ?: arrivo

ore 14.30: check out hotel, se l'arrivo è successivo alle 14.30 è un casino, in tutti i sensi

ore 14.45: tonnarelli cacio e pepe o insalata "ricca".

ore 16.30: treno per Milano, foto con gli sponsor e delegazione monaci tibetani

ore 21.15: arrivo a Milano, abbraccio con Settore, autografi, incontro con supporter,fighe e sponsor tibetani, eventuali brevi limonate. Poi a casa a dormire.


Doug - 15/03/2008 08:38 | lk | commenti (5) | a perdifiato

rosario

PARTENZA START
km0 Via dei Fori Imperiali
km1 Via del Teatro di Marcello
km2 Via dei Cerchi
km3 P.zza Albania
km4 Via Ostiense (Gazometro)
km5 Via Ostiense (Università)
km6 Via Ostiense (Valco San Paolo)
km7 V.le Marconi (L.re San Paolo)
km8 L.re Pietra Papa
km9 Via Pacinotti (Via A. Nobel)
km10 L.re Testaccio
km11 Via Caio Cestio
km12 L.re Aventino
km13 L.re de’ Cenci (Sinagoga)
km14 L.re dei Tebaldi
km15 L.re Tor di Nona
km16 P.zza Cavour
km17 Via Fabio Massimo
km18 L.go Trionfale
km19 V.le Mazzini (V.le Angelico)
km20 L.go Gen. Gonzaga del Vodice
km21 L.re della Vittoria
km21,097 L.re della Vittoria
km22 L.re Mar. Cadorna
km23 L.re Mar. Diaz
km24 V.le di Tor di Quinto
km25 V.le del Foro Italico (ponte Tevere)
km26 V.le della Moschea (inizio)
km27 V.le della Moschea
km28 Via Elia
km29 L.re dell’Acqua Acetosa (C.so di Francia)
km30 L.re G.A. Thaon di Revel (Via Longhi)
km31 L.re Flaminio
km32 P.zza delle Belle Arti
km33 P.ta di Ripetta (uscita sottopasso)
km34 Via Monte Brianzo
km35 L.go di Torre Argentina
km36 Via del Corso
km37 P.zza de Popolo
km38 P.zza di Spagna
km39 Via della Pilotta
km40 Via Petroselli
km41 Via di San Gregorio
km42 P.le del Colosseo
km42,195
ARRIVO FINISH
Via dei Fori Imperiali
Doug - 13/03/2008 22:16 | lk | commenti (5) | a perdifiato

chiacchierando

Stasera dovevano essere 15km di fondo lento. Clima perfetto. Al terzo km incontro un bel gruppo di podisti navigati. M'invitano a seguirli. Accetto. Parlando delle maratone di Reggio Emilia , Treviso, Berlino, Roma e Milano (che Milano è sempre la maratona più brutta del mondo) finisce che faccio 16km. Riesco a stare sempre in fascia cardiaca, tranne qualche passeggiata sul confine dei 150 BPM. E' stata una bella esperienza pensare e parlare col cuore a 146 BPM. Alla fine allunghi, ovviamente. Arrivo a casa e squilla il telefono. Mi avvisano che Mastella ha mollato, non si candiderà. E' stato  un buon giovedì.

ps Siamo in zona maratona, stasera 160 grammi di pasta. E' iniziata la cura dei carboidrati. Son segnali pure questi.
Doug - 06/03/2008 20:26 | lk | commenti (2) | a perdifiato

5 + 5 + 5 di nora orlandi

Le nuvole sopra Milano. Quelle belle perché scure, quelle che arrivano in fretta. Quindi si corre. A menù abbiamo 15km così composti: 5 di Fondo-Lento, 5 di Fondo-Medio , 5 di Fondo-Lento. Al terzo km litigo col fegato. Forse sono i due cucchiai di miele, non li ha graditi. Mi concentro sulla respirazione e sul passo. Il fastidio va via e la pioggia arriva puntuale. La temperatura è perfetta. Piove. Tutto è perfetto. Skippo un po' di canzoni e trovo la sequenza giusta. Finiscono i 5km lenti, il cuore non ha mai superato i 144 battiti al minuto. Ottimo. Cambio marcia. Dopo trecento metri ho il cuore a 154 BPM. Mi sento una meraviglia. Stasera è sera. Curva. Le ombre sull'asfalto. Mi accorgo di avere un runner alle spalle. Quando ascolti la musica non ti accorgi mai, subito, di aver dietro uno in scia. Sono le ombre a dirlo. Chissà da quanto tempo mi segue. Aumento. Guardo il ForeRunner. Non devo superare i 168 BPM. Invece il runner decide di superarmi. Io decido di stargli dietro. Abbiamo invertito le responsabilità. Ora sono io in scia. I battiti salgono ma non superano la soglia programmata. Cazzo sto bene. Riesco persino a concentrarmi sul passo, provo ad aumentare la falcata. Gioco con la frequenza dei passi. I lampioni proiettano sull'asfalto bagnato un giallo stupendo. Arriva il profumo dell'erba e dell'asfalto bagnati dalla pioggia. Ora viene giù bene. Seguo. Sono concentrato sul passo di chi mi sta davanti. Anche lui aumenta. Sono io a spingerlo. Manca un km e poi dovrò, come da programma, ridurre la velocità. Beep. Decimo Km. Rallento. Il tizio vola via. Guardo il tempo. Sorrido soddisfatto. Questa volta però non si cammina. Continuo a correre. Ci vogliono 400 metri per riportare il cuore a 147 BPM. Ora è qui che devo stare, 147-150 BPM, per 5 km. Piove. September di Sylvian. Il corpo si sta riallineando alla nuova velocità. Il parco è vuoto, ci sono io  e quelle del calcio femminile. Arriva dell'ottimo funk. Inizio a pensare al cibo. Ho fame. Arriva Walking in The Rain, dei Flash and the Pan. Finiscono i 5 km lenti, finiscono i 15km.

ps Fabphoto, rileggerti è stato stupendo. Un tuffo nel passato. Manca 3.0 e ... Neanche la Carrà avrebbe potuto tanto. No, la Carrà potrebbe (considerato il tuo nuovo tunnel) farci incontrare in qualche maratona. Grande Fab.
Doug - 05/03/2008 09:02 | lk | commenti (1) | a perdifiato

venti metri

25 gradi, sono 25 gradi. Le finestre sono molto aperte. Pomeriggio primaverile con presunzioni estive e polveri sottili, almeno qui a Milano. Il vento forse le ha ridotte. Sono sdraiato sul divano. Divoro due limoncini, quelli con la bacchetta di liquirizia. Faccio la ginnastica per il ginocchio e aspetto un calo della temperatura. Aspetto. Niente, non scende. Per ingannare il tempo riapro un testo cult. Il romanzo che ha ispirato il tag di tutti i post scritti sulla corsa. Covacich - A perdifiato. Era il momento per riaprirlo. Divoro le prime pagine. Arrivo a pagina 29.

 "La maratona è un'arte marziale. Chi corre la maratona compie una scelta estetica, non sportiva. Lo sport non c'entra niente. Vorrei dire: Resistere alla più alta velocità possibile per una strada così lunga è la cosa più bella che una mente umana possa produrre. La mente non è il cervello, la mente è il sistema del corpo che pensa. La mente è la rete in cui il mio avampiede, il mio cuore, il mio glicoceno, i miei desideri, la mia memoria, tutto me stesso dialoga con tutto me stesso. Ecco, il corpo che pensa raggiunge il più alto grado di bellezza nella maratona. Credo che ciò verrebbe anche se sapessimo volare. Vorrei dire: Non ho mai visto niente di più bello di Paul Targat che vomita Getorade in eccesso dopo il traguardo. Non ho mai visto niente di più bello dell'allungo di John Kosgey sulla Fifth Avenue. Niente di più bello di quei bastardi dei masai con le ali ai piedi, niente di più bello di me che muoio dietro alle loro spalle."

Chiudo il libro e non aspetto. Mi spoglio nudo e vado in camera. I pantaloncini, scelgo quelli più leggeri. Le calze e le scarpe. Mi spalmo il gel sul petto e metto la fascia cardiofrequenzimetro. La maglietta, maniche corte. Aggancio il piccolo lettore mp3, come una molletta, ai calzoncini. Faccio passare il cavo della cuffia dentro la maglietta. La cuffia agganciata al collo. Al polso il ForeRunner305.

Sono sul marciapiede a fare stretching nell'attesa che il GPS del ForeRunner agganci i satelliti.

Parto. 5km di fondo lento, 5 km di fondo medio, 5km di fondo veloce. Entro e trovo il parco in configurazione estiva. Bambini, famiglie, biciclette. Pieno di gente. In alcuni punti devo fare slalom. I primi 5 km sono leggermente faticosi, devo continuamente rallentare per tenere il cuore sotto i 150 battiti al minuto. Beep. Chiudo Il primo chilometro troppo veloce. Troppo. E' Covacich ancora nella testa. Tutta questa gente. Questa stupenda canzone in cuffia. Troppo veloce. Rallento. Rallento. Raggiungo la giusta velocità con fatica. Finisco i primi 5km lenti. Beep. Cambio marcia. Aumento. Aumento. Il cuore si posiziona subito nel punto giusto 155-158 battiti al minuto. Tengo il ritmo per 5km. Due di questi cinque li chiuderò alla stessa identica velocità, robe da cruise-control. Finiscono i 5km di Fondo Medio. Fa caldo. Ho sete. Ho la bocca che brucia. Avrei dovuto portare le borracce piccole. Per la verità avevo sete già al 7° km, forse prima. Arriva il Beep del 10° km. Cambio di nuovo marcia. I battiti salgono. Più veloce. Mi concentro sul passo. 165 battiti al minuto. Aumento la falcata e non la frequenza di passo. Il km successivo lo chiudo ancor più veloce. Mi sembra di volare. Le macchioline di olio sull'asfalto iniziano a lasciare un piccola scia sulla retina. Inizio a non guardare più nessuno e i pensieri sono fluidi, veloci e consistenti come il mercurio a 40 gradi. 174 battiti al minuto. Chiudo il terzo chilometro e mi stoppo. Il caldo. Un attimo. Ho sete. E' uno stop generale. Troppa sete. Mi sembra di esplodere. Il Fiato. Cammino. Cammino tutto svirgolato. Vibro.

I primi venti metri percorsi, camminando, dopo 13km di corsa in progressione sono un mondo a parte. E' un momento difficile da raccontare. Tutta l'energia, che fino a pochi secondi prima veniva sprigionata per pompare i muscoli, di colpo non sa più dove andare. Tutto si ferma e quell'energia...ti rientra dentro. In quei venti metri mi sento vivo. Potrei spostare gli oggetti con l'energia. E' una sensazione stupenda. Dura poco come tutte le sensazioni così intense ché altrimenti si rischierebbe l'impazzimento. In quel breve spazio, di solito, o mi commuovo o sorrido. Ieri ho sorriso... poi ho imboccato la strada per tornare a casa... correndo.
Doug - 03/03/2008 09:53 | lk | commenti (5) | a perdifiato