...vi auguro un anno bellobello
...più bello del 1943
il mondo è bhutto e cattivo
E' partito anche quest'anno il gioco. Una tradizione storica di tutti gli anni. Il gioco s'intitola: "Manda sms di auguri a sconosciuti (numeri a caso) e aspetta". Sottotitolo. "nessuno ha il coraggio, sotto natale, di domandare...e tu... chi cazzo sei?" Alcuni esempi di sms da inviare a sconosciuti. "Sto meglio, tanti auguri sinceri di buone feste, a te, alla tua famiglia". E' quel "sto meglio" la bomba. In chi riceve inizia una consultazione forsennata. Cara, chi cazzo è stato male negli ultimi tempi? C'era il Nino a casa con l'influenza mi pare. L'angoscia di non aver memorizzato un numero, elemento importante, fa tutto il resto. Oppure, altri esempi di sms. "E' nato, 3kg e 500 grammi. Auguri di buone feste". "Qui, fa caldo, buone feste" "so cosa penserai, dopo tutti questi anni di silenzio... si, auguri, un bacio" iniziano ad arrivarmi le prime risposte, i primi successi. "Anche a te, auguri da tutti e in particolare da zia Carolina".
Come l'anno scorso allegherò ai regali alcuni post scritti da voi invece del solito biglietto. Per questo motivo...grazie per il bel figurone che mi farete fare.
Io e il barista, un caffè appoggiato sul bancone. Dice non c'è in giro nessuno. E' vero, in giro non c'è nessuno. E quella del barista non è una frase fatta, di circostanza. Ci sta bene. C'é la nebbia e i semafori li trovi verdi senza auto ferme in colonna. Milano è affascinante, così vuota, al mattino presto della vigilia di Natale, di lunedì. Un giorno festivo travestito da feriale, ma anche il contrario. Io e il barista ci guardiamo, stiamo provando quella particolare soddisfazione; quella del medico, del chirurgo, dell'infermiere in turnazione nel festivo. Quella soddisfazione di sentirsi, mentre tutti dormono, più efficienti nell'ingranaggio produttivo della città. Per un attimo mi torna in mente il fartlek di ieri, il secondo km chiuso a 4'10''. Ieri è stato un grande fartlek. Stasera esco ancora, lento, mi faccio 45' minuti di lento e domani la corsa di Natale di 4km organizzata con tanto d'iscrizione, dicono sia molto competitiva con ritmi da 3' al km. Io ci vado con i mie 4' e qualcosa perché io sono un filantropo del podismo. Dove c'è da dare due euro per iscriversi, correre, e vedere un gommone con la scritta arrivo e partenza io ci sono
Stasera farò piangere un ragazzino di 15 anni. Lo so. Gli consegnerò un dvd, lui lo metterà su, pigerà il tasto play e dopo 5minuti 32secondi e 22 frames il ragazzino schiatterà. Non schiatterà solo lui, anche sua mamma, sua papà eccetera, lo so. Ho ritrovato una cassetta HI8 del '92, 30' minuti di primi piani. Ho riversato tutto, ho montato. Ho trovato l'idea. Ho aggiunto la musica, le parole, le pause. Ho realizzato questo dvd. Sono stato parco nell'usare effetti e altri ammennicoli vari. Il video è davvero minimalista perché poggia tutto sull'effetto a sorpresa del quinto minuto eccetera, dove arriva lui, primo piano, un bel sorriso rallentato il giusto, con la musica perfetta. Sorridere in quel modo a 9 mesi. 15 anni fa. Cosa si può provare nel vedersi all'età di 9 mesi? Io non lo so. Il barista di questa vigilia, sempre lo stesso, quando gli racconto di questo dvd mi dice che la sua fidanzata una volta gli ha fatto una cosa simile riversando a sua insaputa le pellicole super8 dello zio. Il barista della vigilia mi ha detto di aver pianto.
L'avrei potuto intitolare il barista della vigilia
...il collega per il secondo caffè. E' arrivato.
Volete guastare il clima natalizio? Nel chiacchiericcio degli auguri formali di oggi ricordate, a chi vi dice buon natale e buone feste, che stanotte è morto il figlio di Frank Capra. A livello emozionale ed inconsciamente viene percepita la morte del Capra-Padre e la fine della vita meravigliosa.
queste intercettazioni telefoniche sono una schifezza, io voglio solo ascoltare quelle tra Sarco' e la Bruni
12km lenti, a conversare, piacevolmente. Ho raccontato la storia di Reggio.
media-festo, stanno impazzendo (un pochino) pure
loro
Aborto, moratorie e dissensi. L'aspetto pruriginoso, per me, non è di per se l'aborto ma chi organizza crociate contro. Generalizzo e dividerò questo gruppo di antiabortisti in due insiemi. Primo gruppo. C'è chi non tollera l'aborto come forma di violenza, come negazione alla vita, e per questo non tollera ogni forma di violenza. Sono persone che rispetto prima di tutto per la loro coerenza. Con queste persone potrei trovarmi d'accordo nel leggere l'aborto (anche) come una non scelta, un no alla vita e su questi punti potremmo fare riflessioni, più o meno interessanti, sulla società e sulla cultura di oggi, sul rapporto tra i sostantivi futuro/aborto. Potremmo parlare del perché e del come e capire quanto quel gesto sia solo l'effetto e non
la causa. Potremmo esaminare le ragioni, le questioni umane. Poi, ovviamente, non ci troveremmo d'accordo sull'indiscutibile e inalienabile libertà della donna di poter scegliere. Non ci troveremmo d'accordo per un semplice motivo, per me il soggetto diventerebbe a quel punto la donna, solo lei, nella sua concretezza, nei suoi diritti, nella sua complessità inclusi i drammi e le storie che la portano alla scelta dolorosa,
sempre. Per loro resterebbe la vita, a prescindere. Ma come ripeto, son persone che stimo, il valore della vita a 360 gradi merita rispetto. Questo primo insieme di antiabortisti è tendenzialmente poco rumoroso. Il secondo gruppo di antiabortisti è invece irritante, almeno a me. A loro interessa solo l'aborto e non sembrano spinti, in questa crociata, dalle stesse ragioni degli altri, i primi. Fateci caso, la qualità della loro indignazione contro l'aborto non è paritetica all'indignazione verso guerre e morti sul lavoro. Anzi, alcuni di questi, abbagliati da dogmi geopolitici, arrivano a giustificare le guerre e di conseguenza i morti in guerra. Se muoiono migliaia di persone per la democrazia, presunta, da esportare per il petrolio da controllare va bene, ma l'aborto no. Se i primi mettono al centro il valore della vita e per questo sono contrari (anche) a tutte le guerre, questi mettono al centro altri "valori" e con questi legittimano tante atrocità, tanti morti, altre interruzioni di vita, altrui, ovviamente. Però, sull'aborto scattano con energia e producono, come ha fatto Ferrara l'altro giorno, persino una moratoria contro l'aborto. (c'è anche una buona dose d'invidia per il successo di D'Alema, ovviamente) E questo infastidisce parecchio se a farlo, mi ripeto, sono persone che vivono le guerre come elemento fisiologico del sistema, dell'economia e degli "equilibri" internazionali costruiti sulla vita interrotta di povera gente. Due pesi e due misure, manca un valore comune. Il valore della vita diventa modellabile a proprio piacimento. Una vita futura interrotta dalla propria madre no, una missile sugli adulti si. Quest'ultimi, a differenza dei primi, appaiono ai miei occhi schizofrenici, poco credibili, poco umani. E per questo mi fanno paura. I primi, molto meno.
Il 20/12/2005 la benzina costava 1,130€ , oggi costa mediamente 1,376€. In soli due anni un incremento superiore al 10%. Ora acquisto 50.000 litri di benzina, li metto in cantina e tra due anni rivendo. Devo solo stare attento quando fumo il sigaro e vado a prendere l'olio.
Uno studio scientifico Anglo-Pugliese ha verificato che se acquistate
questo libro e leggete un racconto ogni nove giorni e venti ore circa, per un anno avete risolto il problema del colesterolo emotivo.
Dopo un mese trovano impronte sfuggite il giorno dopo l'omicidio. La nostra polizia scientifica ha un debole per l'archeologia.
cinque operai morti nella stessa fabbrica in giorni diversi indignano di più di cinque operai morti nello stesso giorno in fabbriche diverse. Los muertos unidos jamás serán vencidos
a questo punto chiedo una moratoria contro la bondi oratoria
col cazzo che siamo depressi, l'effervescenza di questo paese è invece tutto un fermento artistico di novità, per esempio sta per uscire il nuovo album dei pooh
Ogni tot di tempo salta fuori una notizia sulle scimmie che sanno fare qualcosa, scrivere, leggere, ora contare. Aspetto la notizia di scimmie che sanno torturare e sodomizzare i ricercatori che le fanno scrivere, leggere, ora contare.
Un lupo, spinto dalla fame, è stato costretto ha raggiungere un bar di Villetta Barrea (L'Aquila), il barista gli ha lanciato un panino, il lupo l'ha divorato ed è tornato nei boschi. C'è crisi, minchia, c'è forte crisi.
il natale è la festa dei bambini...e dei bamboccioni
gli spagnoli hanno inserito la freccia e c'hanno superato, a sinistra, nel Pil pro-capite... sorpasso storico, che i fanatici col ciuffo di auto rosse vanno matti per queste metafore
morte di un padre, tumore, dolori, raccontati con profondità e comprensibilità cristallina, tanto cristallina che a leggerlo ti puoi tagliare dentro... è Patrimonio di Philip Roth.
il peculato speciale di alcuni generali prima o poi doveva schioppare, lo sapevo, io tifo tps eindhoven
ciao, sono giovanni rana, anch'io leggo random e random si chiameranno i miei prossimi ravioli col ripieno di aloe. ciao
Quelli hanno Sarko che si tromba la Bruni, noi abbiamo Fini che mette incinta la Tulliani. Ha ragione il NY Times, siamo messi malissimo.
Come faccio a sopportare le minchiate sul Dalai Lama dette da Prodi da Fazio? Penso a Prodi in una vasca da bagno, con Fassino e D'Alema che gli pisciano addosso, Carla Bruni che gli caga in bocca e Sarkozy in completo sadomaso che li frusta.
alle 10:23 non è ancora morto nessuno sul lavoro
titolo del mio prossimo saggio: "Si conosce un uomo dal modo in cui caga"
(Compleanni) Festeggiare un altro anno perché si è vivi... mi pare una forzatura. Dexter
Una violenta tempesta di neve si e' abbattuta sul Canada provocando la morte di almeno una persona. La morte bianca?
Ti salveranno da ogni malinconia... perché sei un essere Speciale...e la consorteria avrà cura di te
Una canzone al giorno toglie il medico di torno. Ne basta una, deve essere quella, per tutto il giorno. Almeno così finché mi garba. Uno stato d'animo si manifesta con parole, una canzone, col colore, col cibo preparato, coi vestiti indossati e molto altro. Leggero e allegro come un carpaccio di tonno fresco, col limone, sale, poco timo, rucola e olio extra-vergine d'oliva di quello buono ché solo noi di Milano abbiamo la necessità di specificare che deve essere buono. Perché a MIlano
se trovi uno scorcio bello dici che non sembra neanche di essere a Milano da quanto è brutta questa città. Milano è bella quando non sembra Milano. Cose già dette. Quelli di Milano fanno l'addio al nubilato ad Amsterdam, quelli di Amsterdam non vengono a
Milano a fare nessun addio. In Second Ave, vicino a Gremercy Park, ricordo un locale dove fare colazione all'alba con vecchiette e poliziotti è l'esperienza che neanche MoMa ed Empire possono. E si, dice lei, meglio del MoMa? Ha ragione, del resto se uno le cose non le sa come può. Quanto mi manca ora stare seduto per terra da Barnes and Noble in Union Square a leggere, a mangiare Bagel con formaggio Philadelphia e caffè? Non puoi saperlo. Quanto mi manca. Ah, le piccole cose. Se arriverò a fare quella maratona, il giorno prima, quel sabato, ci starò tutto il giorno. Ora me lo segno qui.
Beep beep beep beep beep beep beep go the horns in the cars in the street we walked away from the lover's leap opposite directions synchronised feet wait wait wait wait wait wait wait for the time it takes a heart to mend a break how many moons are reflected in the lake can you wait forever if time is all it takes despite all the warnings I landed like a fallen star in your arms beat beat beat beat beat beat beat goes my heart on the side of my sleeve whispering something I can hardly believe "let me take the lead cos love is all we need.
Ho aspettato qualche giorno a fare la lista, le rogne non arrivano mai il giorno dopo. Parlo degli effetti collaterali di una maratona sul corpo
umano. Al momento si segnala lo scorticamento dell'illice del piede sinistro ad opera del trillice, per 42km hanno litigato. Dalla regia mi dicono che devo spalmare la vasellina sulle dita prima della maratona. Andrò in farmacia a prendere la vasellina spiegando che è per i piedi che non devo infilare da nessuna parte. Si segnala nella lista l'apertura, in punta, dei due capezzoli per reiterato strofinamento sulla maglietta. E' già apparsa una bella crosticina sui capezzoli, ottimo. E pensare che avevo messo i cerotti. E' strano come un punto del corpo così sensibile alla lingua di una donna mentre ti accarezza il pene non faccia male quando si apre, sanguinando, per strofinamento, durante una maratona. (La storia dei capezzoli aperti
produce sempre nel volto di chi mi ascolta una smorfia contratta, la stessa che produrrebbero guardando un topo appena schiacciato da un auto) Muscoli, tendini, ossa e schiena sembrano ok. Incrociamo le dita, non l'illice e il trillice che hanno appena litigato. Con la maratona è anche sparito Luttazzi. Vivo in una paese davvero triste. Tracimiamo binetti e vespe ovunque e siamo a secco di Luttazzi. Che tristezza. E' un paese senza sale che ha il sapore di una bruschetta senza aglio, di un pompino senza ingoio. Le prime quattro puntate di Decameron non mi avevano fatto impazzire. Poco Luttazzi e troppi inserimenti di attori e scenette. Troppi esperimenti. La quinta puntata, l'ultima andata in onda, è invece un capolavoro, un'opera d'arte, un quadro, un romanzo. Luttazzi toglie tutto tranne Luttazzi. Pochi giochi scenografici. One Man Show. Spigoloso, intelligente, geniale, è lui. Mi dico, bravo Daniele, complimenti, hai preso il tiro giusto. Ed ecco, infatti, che lo fanno fuori. Tristi i commenti letti sui giornali, i tentativi di spiegare, razionalizzare. E' un
paese triste. Punto.
* flusso precipitoso di parole, proprio di certe malattie mentali
E poi il sonno e vinse lui. Addormentarsi che neanche l'anestesia potrebbe. Chi sviene sa e dovrebbe narrare. Anche gli anestesisti. Stati di OFF temporaneo. Come con la musica, alcuni accordi, punti precisi, dove gli occhi si chiudono da soli. Lentamente. Passaggi. E non puoi fare altrimenti. Perché davvero non riesci a tenerli aperti, ché gestire anche la vista appare impossibile. Un ricordo può come la musica. Chiudere gli occhi, senza dormire, il silenzio della vista. Fare all'amore con una non vedente. In metropolitana ascolti musica per coprire rumore, chiudi gli occhi per spegnere la luce. Chi entrambi ché la vita è dura. Chi chiude gli occhi e vede nero chi tutt'altro. Quando si legge non è possibile chiuderli. E non conta farsi leggere ad alta voce mentre li chiudi. No, io vorrei leggere ad occhi chiusi come con la musica. Non posso. Questo il grande limite di una certa letteratura. Io l'ho sempre detto, chi era di fianco a me aveva le cuffie e ascoltava Jazz.
Ogni anno in Italia muoiono (circa) 530.000 persone. Quest'anno, come tutti gli anni, 800 di questi morti stavano lavorando. Morire subito dopo un orgasmo è una cosa, mentre lavori è un'altra. Perché muori bruciato, schiacciato da un macchinario, folgorato con l'elettricità e quel giorno sembrava un giorno come gli altri. Se, invece che sul lavoro, fossero morti in Chiesa ci sarebbe il delirio. Se fossero morti in ascensore pure. Lo so. Appaiono esempi sballati perché ormai abbiamo metabolizzato la possibilità di morire sul lavoro. E questo smussa il problema. I volti degli operai di Torino, incazzati, non mi hanno colpito. Di operai incazzati ne ho visti tanti in vita mia. Non sono una novità. Questa volta mi ha colpito la paura. Il dolore. La solitudine. Il silenzio. Sento spigolosa la distanza tra la mia quotidianità e quelle vite interrotte. Sento questa distanza vincolata al grande ingranaggio che fa girare questo pessimo baraccone. Sento difficile la soluzione. Sento chiaro il cinismo di un'economia teorica fatta da imprenditori reali e le loro piccole furbizie; condizioni di sicurezza al risparmio pagato poi con la vita di esseri viventi precari, di contratto e non solo, visto che poi muoiono anche. Sento che questa cosa se la dice un sindacalista alla televisione è sporca. Sento l'estremo individualismo materiale (di sentimenti ed economica) di una società reale che nell'irreale della rete, di notte, s'inventa e si ritrova con commozione ed eccitazione nei social network. Una società dissociata tra individualismo reale e altruismo teorico. Gli operai, sono loro che ci fanno vedere come muoiono gli italiani. Non dei rambo privati italiani uccisi in zone di guerra. Non basta più commuoversi. Non basta più l'attenzione di giornali e TV al problema, bisogna risolvere il problema. E il problema è più complesso di un estintore. Dobbiamo recuperare il senso di responsabilità che tutti abbiamo in misura uguale verso questo baraccone. Ci vogliono regole e buonsenso per rispettarle. Deve cessare questa sperequazione controproducente alla società tutta. Dobbiamo rimettere al centro gli interessi della società tutta, perché non viviamo altrove. Ha ragione Grillo, e mi costa fatica doverlo dire, Napolitano doveva correre a Torino. Stare lì. Parlare con gli operai, per gli operai tutti, e non solo. Sarebbe stato un messaggio importante, perché il Presidente della Repubblica è bello vederlo ovunque, anche alla Scala di Milano. Ma ho detto anche. Tutto qui. Questo, il mio, è solo uno sfogo, parole, uno scritto sterile in un non luogo. A leggerlo con distacco se ne può ricavare una buona dose di spicciola retorica e fastidiosa demagogia. Lo so, non sono modesto. Uno sfogo è quasi sempre meno elegante di un sano silenzio, quello che un dramma come questo potrebbe suggerire. E sfogarsi e stare zitti sono due facce della stessa moneta se gli altri continuano a morire. E ho detto moneta.
Domenica con maratone. Si, plurale, perché domenica stavo facendo due maratone. La prima; una maratona chiusa quest'anno e iniziata 42 anni fa, che se trasformi gli anni in chilometri è una maratona anche questa. La seconda era più tradizionale, in chilometri veri. L'ho voluta tanto questa cosa di riuscire a chiudere una maratona in km alla chiusura dell'altra maratona in anni. L'avevo cercata a marzo, ma poi ci fu l'infortunio. E' capitato questa domenica. Ottimo. Sono piccole soddisfazioni. Detto questo, da questa ottica, la maratona di domenica forse doveva andare proprio come è andata. Dico questo perché è stata una maratona eroica, epica, per quanto è stata dura. Davvero. In tanti anni di corsa mai vista una cosa simile. Un abbraccio al mio caro
fratello set, con lui ho diviso questa esperienza e per molto tempo la ricorderemo come "LA MARATONA DI REGGIO!" è da tempo che la enfatizziamo, ora abbiamo tutte le ragioni per farlo. Non è stata una maratona stupenda per il tempo fatto, è stata una maratona stupenda perché l'abbiamo finita. E questa volta questa frase ha davvero un senso. Ho sgarrato di pochi minuti l'obbiettivo che mi ero prefissato, ma quello che conta è averla finita. E poi, come mi faceva notare in un sms ieri
sister, sembra un tempo davvero pensato e cercato per il mio coach, una dedica davvero speciale. Sorrido. Ma passiamo alla cronaca della giornata, della MARATONA DI REGGIO. Mi sveglio alle 5.10. Trovo fratello-set alle 06.30 a Lodi davanti ad un centro commerciale che ricorda tanto i primi romanzi di Covacich. C'è nebbia. Partiamo in direzione Reggio. Arriviamo puntuali. Ritiro pettorali. Il clima è da grande evento. Ci cambiamo vicino all'auto. Primo segnale che la giornata non sarebbe stata facile. Fratello-set si sente male. Cazzo, a quindici minuti dalla partenza, si sente male. Non lo dico, ma sono preoccupato. E' davvero bianco in volto. Per qualche minuto ipotizzo la possibilità di partire senza di lui e questo non mi piace per niente. Sarebbe un duro colpo. A pochi minuti dalla partenza riprende colore. Entriamo nelle griglie di partenza. Ci siamo SET. Vai SET, ci scambiamo un cinque. Start. E' iniziata la MARATONA DI REGGIO. Primi 5km in città. Alzo il pollice e Set mi dice che va. Io invece ho il secondo segnale, indicatore, che non sarà facile. Ho un fastidio al fegato e le pulsazioni sono alte. Cazzo come sono alte. Sono in fondo medio cardiaco e sto correndo davvero piano, Cazzo, no. Decido di togliere dal display i battiti cardiaci. Ma non è facile, cerco di rilassarmi, ci riesco, e quando sono rilassato torno a guardare il cuore. Alto. Porca puttana di tutte le puttane. Non guardo più il cuore. Decimo km. Al ristoro. C'è tensione. C'è uno per terra che sta male. Una del ristoro è terrorizzata in volto e piange. La situazione è tesa. Due podisti corrono verso la croce-rossa a qualche centinaio di metri gridando. Non ho il coraggio di guardare oltre il capannello di persone. 17° km l'ingresso a Montecavolo è trionfale come ci aspettavamo. E' una botta di energia. Tanta gente ad appludire ed incitare nonostante la pioggia. Chiudiamo la mezza nei tempi prefissati, siamo anzi 6 secondi in anticipo. Dammi un cinque fratello-set. Ci scambiamo proiezioni e velocità medie come due piloti di un aereo di linea. Però sta piovendo. E' dal decimo km che piove. All'inizio sembrava una pioggerellina del cazzo, ma poi, passando vicino ad una casa utilizzata come sfondo la vedo la pioggia, che quando hai il cielo come sfondo non la vedi la pioggia, mi rendo conto che è fitta. Piove. Decidiamo di seguire la lepre delle 4 ore. Inizia la stanchezza. Al 25° km mi domando cosa ci faccio io lì. Arriva un fastidio al tendine del tallone destro preoccupante. E' la crisi delle crisi. Ho voglia di andare a casa, nella vasca da bagno calda, penso alla mia vasca da bagno, con me immerso dentro e un sigaro acceso. Ma sono qui, 25° km, al freddo, piove, tira un vento gelido,c'è umidità. Perché? Sono completamente zuppo. Potrei correre nudo e sarebbe la stessa cosa. Resisto. La crisi sfuma dopo il 27° km. Resisto. Resistiamo. Al 35° km SET mi dice di andare. In proiezione potrei ancora raggiungere l'obiettivo. Devo tenere i 5'40'' di media. Guardo il computer, sto girando a 5'30''. Li tengo per un po'. Ma ecco i crampi. Arrivano bastardi. Appena supero i 5'45'' s'innescano sui polpacci come lame taglienti. Devo restare a 6', anzi più lento. Evito di cadere perché gioco di anticipo, appena sento arrivare la stilettata rallento e imposto la corsa per rilassare il muscolo. Ultimo km. Un tizio dell'organizzazione mi guarda e mi grida, "vai, ora è solo una questione di testa". L'avrei baciato. Giro l'ultima curva ed eccolo il gommone, l'arco, con la scritta ARRIVO. Eccolo. Ci sono. Spengo il cronometro e non so se piangere o ridere. Ho freddo. Una tizia mi mette una medaglia, un altro mi da un asciugamano. Una ragazza appena arrivata piange, alzo il pollice, lei mi guarda e alza il pollice. Dai. Abbraccio settore. Cazzo set, lLA MARATONA DI REGGIO. LA MARATONA DI REGGIO. E chi se la dimenticherà mai la MARATONA DI REGGIO
Mi sa che le elezioni è meglio farle il prima possibile. Finchè c'è ancora qualcuno che vota.