Autostrada vuota. Musica da Isoradio. Una tizia ha detto che non troverò traffico. Mi accendo una sigaretta. La fumo con Prince e Riccardo Sinigallia. Quando squilla il cellulare la musica si abbassa automaticamente.
"Ciao"
"dove sei?"
"Sono appena partito"
"Arrivi stasera?"
"Non credo, forse mi fermo al paese per pranzo e sai come funzionano lì le cose coi parenti"
"E quando l'hai deciso?"
"Poco fa, quando ho visto il cartello"
"Ti aspetto comunque"
"Ti amo"
"Anch'io"
Fuori fa caldo. Il sole sta cuocendo tutto. Al paese le case sono basse e hanno la porta sempre aperta come allora. Sul marciapiede le sedie sono accostate ai muri, ai lati della porta d'ingresso. Ricordi. Immagini. Le mie vacanze di tre mesi dalla nonna. Mamma e papà che arrivano ad agosto. La nonna che si sente male. Il silenzio dell'estate interrotto dal trillo del telefono Sip di bachelite appeso in corridoio. I miei genitori si guardano strano. Papà sale in auto. La mamma lo segue piangendo. Mi vede seduto sul marciapiede ... "Ciao tesoro, torniamo subito, andiamo dalla nonna. Fatti baciare". Alzo la testa ed eccolo quel profumo che solo una mamma può. "La nonna sta morendo?". Nessuno dei due risponde. Le mie mani, allora paffute, fanno i buchi sulle nocche. Lei le accarezza. L'auto sparisce in fondo alla strada. Prima dei campi, prima dei pomodori, prima dei cetrioli che qui si chiamano caroselli; l'auto svolta. Sparisce. Non ci sono più. Torna il silenzio. Fa caldo. É pomeriggio. Non si muove niente. Tutti dormono al paese, è siesta. Nonna Lucrezia si sarebbe lamentata del caldo. Nonna Lucrezia avrebbe messo la palla di pasta sotto la coperta. Nonna Lucrezia si sarebbe coricata sull'alto letto matrimoniale, quello con le assi sotto il materasso, non prima di aver salutato la foto di Nonno Rocco appoggiata sul comodino. Lo stesso saluto da 9 anni. "Fetente", diceva. Ma Nonna Lucrezia era in ospedale a morire.
I ricordi. Mi accendo un'altra sigaretta.
Nonna Lucrezia non morì in quel giorno caldo. Alla faccia dei dottori che chiamavano a casa e corri corri. Ci furono ancora vacanze estive al paese dalla mia Nonna Lucrezia che prepara il latte caldo col miele prima di dormire. "Nonna, si, vado bene a scuola, ma tu a Natale ci vieni su a Milano?" Nonna Lucrezia parlava poco, sapeva il fatto suo. Nonna Lucrezia rideva poco. Nonna Lucrezia da giovane era bellissima. Nonna Lucrezia non si fermava un momento. Nonna Lucrezia mi faceva sentire grande. Morì dopo 6 anni. Nonna Lucrezia morì sul suo letto alto di pomeriggio. Non prima di aver salutato Nonno Rocco. La vedo che passa davanti alla foto del Nonno. "Fetente" Morì nel sonno pomeridiano, dopo pranzo, e per queste ragioni diciamo tutti che è morta bene. Era fetente pure lei, come il nonno.
Arrivo al paese. Parcheggio. Fa caldo. Le case sono basse e hanno la porta sempre aperta. Sul marciapiede le sedie sono accostate ai muri, ai lati della porta d'ingresso. Mi accendo una sigaretta. Sono nella piazza principale. Cammino. Mi avvicino. La casa di Nonna Lucrezia è abitata da una famiglia che non conosco. Entro. Manca tutto. Tutto è diverso. Mancano quei profumi. Manca la Nonna Lucrezia. Sto per uscire quando una ragazza, seduta su una poltrona, mi vede.
"Ha bisogno?"
"Mi scusi...non ho resistito, in questa casa ho passato parte della mia infanzia"
La ragazza mi guarda stranita.
"Più di cinquant'anni fa qui abitava mia nonna...venivo qui tutte le estati"
E' incuriosita.
"Sarà tutto diverso"
"Si"
Mi guardo intorno. Mi gira la testa, sarà il caldo, la sigaretta, le sensazioni, forse impallidisco.
"Si sente bene? vuole un bicchiere d'acqua?"
"Si, Grazie"
La ragazza corre in cucina e torna con un bicchiere d'acqua con dello zucchero.
"Grazie"
"Si figuri, si sieda"
"Mi scusi, non mi sono neanche presentato, piacere Fabio Giordano"
"Piacere Lucrezia Esposito"
Sorrido. E qualcosa mi monta dentro. E' una stupidata. Una fottuta coincidenza. Niente di significativo. Dai, è una minchiata. Una stronzata senza valore. Non cercare significati, mi ordino. E' una puttanata, non c'entra niente. La guardo. Lacrimo. La ragazza mi guarda. E' un attimo. La ragazza non c'entra niente. Nonna Lucrezia non c'entra niente.
Piango.
Piango perché sento il peso della mia esistenza. Piango perché mia moglie non deve morire prima di me. Piango perché nessuno deve morire. Piango perché per la prima volta realizzo che sono vecchio... ho paura... e non sono fetente.