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test 1 2 3 4 sa sa sa

La vita è durissima. Siamo circondati dalla sofferenza, dalle difficoltà, dalle ingiustizie. Tutto appare complesso e la sensazione di fare troppo poco devasta. La fatica di fare. La fatica di esserci. La fatica di comunicare, di farsi capire. La fatica di trovare convergenze possibili, anche con se stessi. Le fatiche. E la complessità perde valore e diventa ostacolo. Una rete ingarbugliata che paralizza. E ancora fatica e sforzi. La vita è durissima. Spesso ci si aggrappa ai dettagli. Le piccole cose. Ora mi fermo e mi gusto questo caffè. Ora decido di essere solo qui, col mio caffè. E' il valore della distrazione ché è astrazione. Ma poi c'è Fassino. Poi arriva Fassino.  Poi esiste Fassino. "e' andata al di la' del giusto" eccolo il commento di Fassino in merito alle indicazioni della CEI sui DICO. "e' andata al di la' del giusto". Ma siamo impazziti? Dire nettamente che è un errore fa schivo schifo? Dire che non di deve fare è troppo? "e' andata al di la' del giusto" Dire basta a questo quotidiano intervento è troppo? Essere più incisivi faceva schifo? "e' andata al di la' del giusto"... era Fassino, erano le prove tecniche di Partito Democratico Cattolico. La vita è durissima. Per gli amici DS ex PDS ex PCI  vedo grossa crisi, vedo la salita.
Doug - 30/03/2007 10:00 | lk | commenti (20) | tabasco

l'amor mio

Martedì, quando ha parlato al Senato, ad un certo punto, riferendosi ai ripetuti commenti di un esponente del centro destra leghista, ha detto:  .... rischia di essere ultroneo. E quell'ultroneo è uscito così, con quella naturalezza che solo lui, con quel gesticolare che solo lui, con quel tono di voce nasale che solo lui, con quella spocchia che solo lui, con quel sorriso che solo lui.
....è amore ...è odio.... santo cielo....che rapporto difficile il nostro.
Doug - 29/03/2007 16:55 | lk | commenti (10) | lounge, tabasco

Giusto

Giusto per dare un senso all'esercito, giusto per dare un senso all'aggressività dei rambo, giusto per dare un senso a tutti quei stipendi, giusto per rimettere in sesto questo paese economicamente in un colpo solo, giusto per fare un favore all'umanità, giusto per rispondere a tono. Ecco, giusto per soddisfare tutte queste cosine, col finanziamento alle missioni estere, perchè non abbiamo anche notificato l'invasione militare e l'annientamento del Vaticano?
Doug - 29/03/2007 09:43 | lk | commenti (6) | tabasco

quasi tutto

Posso tollerare tutto. Il nano di Arcore, il pastore tedesco, la P2, Schifani, Borghezio, le sorelle Carlucci, Pino Scaccia, Solange, Bondi e il Bondismo, la peste, il tifo, il riformismo, Lele&Corona, il buco nell'ozono, un'accoltellata nello stomaco, la trapanazione di un dente senza anestesia come nel maratoneta, posso tollerare una guerra termo-magneto-nucleare, l'aviaria, il Partito Democratico, l'Encefalopatia Spongiforme Bovina, i blograduni, Bush, la Rice, i sorrisi di Cicchito, le polveri sottili, un dito nell'occhio, il fascino che crede di avere Buttiglione (perché è così, quell'uomo pensa di essere simpatico e bello), posso tollerare gli stravolgimenti climatici, il Fondo Monetario, tre tsunami, Bagnasco, un meeting CL di Rimini, Fassino e il Fassinismo, il pastore tedesco ancora una volta, tutto, posso tollerare... tutto, ma la Franzoni e Cogne no. Basta. Mi arrendo. Basta. Vi prego. Bruciatela, ingabbiatela, liberatela, fate quello che volete ma per cortesia non sfracellatemi più i coglioni con Cogne. Grazie.
Doug - 28/03/2007 10:35 | lk | commenti (16) | lounge, tabasco

e ti vengo subito a riprendere

Trattiene le lacrime come solo certe femmine sanno fare. E' bastata la lettura di un fottuto sms a confermare quello che non si voleva vedere. Ha un'altra, continua a ripetere. Il suo compagno ha un'altra. Non la chiama puttana, non la chiama troia, è l'altra. Apprezzo lo stile. Ascolto. Stringo la sua mano. Arriva il sushi, tanto sushi. Troppo per chi sta raccontando con angoscia dell'altra. Mi chiede di mangiare anche il suo di sushi. Non me lo faccio ripetere due volte. Dovremmo vederci più spesso quando scopri di avere un compagno che ti tradisce. Finisco la frase e per un solo secondo temo di aver esagerato... alzo lo sguardo con in bocca il sapore del wasabi che si mescola al tonno crudo al riso al sesamo a tutta questa questa storia di sms e tradimento. Sorride. Sta sorridendo. Sono riuscito a farla sorridere e non era neanche un battuta notevole. Però è il primo sorriso che mi regala stasera, ottimo. Un bel segnale, la merda non è arrivata ai capelli. Ormai, da diverso tempo, penso che l'essere traditi sia solo una grande opportunità. Bisogna saperla cogliere. Non è facile. Chiamo la cameriera che sorride in modo esagerato senza risultare esagerata come solo gli orientali sanno fare. Ordino del sashimi che ho ancora fame. La cameriera prende il mio ordine. Mi rigiro. E' un attimo. Mi è sfuggita, è tornata nel buio, è partita con la mente. Sta sorvolando quel catalogo di pensieri terribili che ci viene consegnato col tradimento. Non è più con me. E' lontano. E' via. Non è qui. Il suo sguardo mette a fuoco oggetti che non esistono. Sto zitto. Stringo la mano. Tranquilla, fammi finire questo ultimo pezzo di sushi e poi ti vengo subito a riprendere.
Doug - 28/03/2007 09:33 | lk | commenti (13) | bossanova

buenos aires drive

Sembra un flim di Lynch, onirico, surreale, quello che oggi ci ha regalato Milano. Come sapete stasera  a Milano c'era una manifestazione indetta dal Sindaco contro i mali di una città che ha il Sindaco che contesta indirettamente la gestione del Sindaco. Una magia alla Copperfield. E via... tutti in piazza, contestati e contestatori, giusto per non capire più un cazzo nella più estrema delle vacuità mentali. Milano è Milano, e questa è pop art, dadaismo, surrealismo, trasformismo. Non solo. Nella manifestazione, come in un gustoso minestrone, viene aggiunto un altro ingrediente prezioso. Una manifestazione per la cultura alla legalità, diceva nel pomeriggio Donna Letizia Cofanata Moratti. Caspita che parolone, Legalità, impossibile non scendere in piazza. Un appuntamento forte. Sarà per questo che special guest è arrivato il nano di Twin Peaks nato ad Arcore. E' arrivato per l'occasione con in tasca una richiesta fresca fresca di reclusione di cinque anni per dei soldi fatti pervenire al Giudice Squillante nei due conti "Orologio" e "Barilla". Stupendo. Meraviglioso. Eclettici questi milanesi. 70.000 persone scendono in piazza per la legalità e acclamano uno che nello stesso giorno è stato accusato di un reato gravissimo come la corruzione di un Giudice. Ci mancava Riina e potevamo organizzare il festivalbar della promiscuità degli equilibristi. Ripeto, David Lynch non avrebbe potuto fare di meglio. Onirici. Siamo onirici di brutto.
Doug - 27/03/2007 00:45 | lk | commenti (14) | tabasco

di sera legatelo al letto

Adesso devo solo decidere se è solo una questione di ora legale. Oppure è che piove e sembra autunno. Sta di fatto che pensavo a quel pennellone di Sircana. In questi giorni Prodi è in Brasile per fare affari con le banche.  Oh, appena ho sentito del Brasile ho subito pensato a Sircana. Mi sono visto Sircana come un bimbo che entra per la prima volta in un parco Dinsey a tema. Te lo vedi Sircana in Brasile? Prodi davvero passa in secondo piano. Ho immaginato anche la scena di lui che va dalla moglie per comunicare il viaggio, cara devo andare in Brasile... e la moglie che scoppia in lacrime. E la Flavia, si, lei, la moglie di Prodi, che si raccomanda al marito, mi raccomando tienilo d'occhio. Rido. Caro Sircana, volevo rassicurati, che tu vada a trans ti rende più simpatico e il mio giudizio politico non viene minimamente condizionato da dove infili o prendi il pisellino. Veramente, rilassati. Ti dirò di più. Per fortuna non ti sei dimesso per questo. Sarebbe stato un precedente pericoloso per questo paese già bigotto assai. Caro Sircana, detto questo avvicinati e abbassati che ti devo dire una cosa nell'orecchio. Però non scassarci i maroni rilasciando interviste struggenti peggio di Kramer vs Kramer. Ti prego. Non raccontarci dei tuoi piccoli figli e dello strazio nel vedere certe copertine di quotidiano in casa. No. Questo no. Perché se fai così non va bene. Col pisellino fai quello che vuoi, ma il doppio giochista è ora un lusso che non ti puoi permettere. Non prenderci per il culo. Non giocare coi i nostri sentimenti bohemien. Altrimenti quella è la porta, fai la valigia  e...
Doug - 26/03/2007 10:13 | lk | commenti (9) | tabasco

sfere

Avete presente quelli che tornano da un viaggio e ti raccontano SOLO di animali pericolosi che potevano fare chissà che cosa, di cibo che però in Italia si mangia bene, di stanze poco pulite, e infine partono con un elenco di pericoli scampati. Avete presente il tipo?  Ecco, secondo me questa gente ha seri problemi nella sfera sessuale.
Doug - 23/03/2007 17:19 | lk | commenti (7) | lounge, bossanova

target

Vivo all'epoca dei grossi centri commerciali. Luoghi che sono come piccoli paesi,  freschi d'estate, caldi d'inverno. C'è il cinema multisala, ci sono tanti ristoranti. Ci sono i negozi di vestiti per i giovani. C'è il gelato. Telefonini come il pane che invece scarseggia. Non piove qui dentro. Si passeggia per i corridoi che sono viali. Ci sono queste scale mobili senza scalini che andrebbero utilizzate ascoltando Brian Eno - Music For Airports. C'è anche da sedersi. Ecco, ci sono anche piccole piazze. Ci sono le piante. Le commesse. Certi profumi. Ci si muove nei centri commerciali senza sentirli e percepirli come commerciali. Anzi. Per i giovani, sono i nuovi oratori, ché quelli veri di oratori sono tutti chiusi. Ci sono gli anziani che si fanno la passeggiata pomeridiana. Ci sono io che ci entro perché ho un'ora buca nel palinsesto della giornata.  Arriva l'sms che aspettavo. Apro il mio vecchio e consumato Communicator. Rispondo all'sms, scrivo due appunti. Appena esce il nuovo Communicator lo compro copro.
Doug - 23/03/2007 09:44 | lk | commenti (8) | bossanova

giusto per dirla tutta

Come si fa a dire, ora, che non si doveva trattare? Con che coraggio? Questo paese è una merda, e spesso supera il limite. Io avrei ritirato anche i soldati da quel paese per liberare Mastrogiacomo. Anzi, ora, più che mai riportarli a casa è essenziale, necessario, utile, strategico. Con quanta dose di vigliaccheria e cinismo politico si può oggi, solo oggi, scrivere che si doveva fare diversamente? Sono schifato. L'altra ipocrisia, più sottile, e per questo più fastidiosa come il taglio che solo un foglio di carta può infierire, è non mobilitarsi con la stessa veemenza applicata per Mastrogiacomo anche per gli altri. Tutti gli altri. Quale stonatura culturale emotiva educativa vi permette di non percepire il dramma di un uomo decapitato e di sua moglie che perde un figlio per il dolore? L'intervento di Gino Strada, che se ora non viene supportato rischia, può essere l'occasione di modificare il nostro assetto afgano. Ritiriamo i militari italiani e portiamo lì altre forze, umanitarie, altri aiuti. Mi pesa dirlo, anche perché la sua è solo l'occasione di cogliere un'opportunità interna, ma le parole di Fassino sono giuste. Non complete ma giuste. Coi Talebani bisogna parlare. Erano buoni conversatori ai tempi della Russia da contenere. Potremmo, dopo tutto questo, diventare un ingranaggio importante per il dialogo in quel paese. Gli altri paesi occidentali dovrebbero cogliere e sponsorizzare questa nostra opportunità.  La tristezza è verificare che gli interessi dei piccoli cortili nostrani, però, sono prioritari alla soluzione di quella melma. Punto. Basta. Sono esausto. Ritiriamo l'esercito dall'Afghanistan. Quell'esercito in quelle condizioni non è ne' carne ne' pesce, e per questa ragione rischia di più. Inutilmente.
Doug - 22/03/2007 21:50 | lk | commenti (6) | tabasco

urlo

Uno si sveglia che c'è un bel sole e tante voglie. Per esempio volevo scrivere che sono contrario a Giovanardi ché è piu tossico di una canna. Volevo scrivere che Mastrogiacomo poteva, su quella scaletta dell'aereo, visto che c'era, toccarsi pure il pacco e fare quel movimento pelvico alla M.Jackson e noi tutti avremmo fatto yeah. Volevo scrivere che un Mastrogiacomo vale sul mercato: un afgano decapitato, un afgano libero e poi smarrito, cinque o quattro Taleban cattivi rilasciati e un tot di soldi portati con la valigetta; se fossi un Mastrogiacomo chiederei l'aumento al NanoMauro. Volevo scrivere che, non so dove, hanno pensato che nel cellulare si debba mettere un numero di telefono sotto la voce ICE (in case of emergency) che è il numero da chiamare se trovano il tuo cellulare e tu sei lì, di fianco, sfracellato e moribondo perché ti ha investito un sottomarino nucleare. Volevo scrivere della crisi diplomatica tra USA e Italia e della crisi esistenziale tra la Redazione di Repubblica e i valori riformisti della Redazione di Repubblica. Volevo scrivere tutto questo, ma poi ero lì, in fila, e mi passa di fianco, a piedi, una con un culo da urlo....con dei jeans che non ho mica capito come potessero...ed ora, tutto il resto è noia, è solo noia.
Doug - 22/03/2007 09:21 | lk | commenti (12) | bossanova

Wake up everybody no more sleepin in bed

La vita è piena zeppa di pensieri, dubbi, domande. Uno passa tutto il giorno a farsi domande e spesso non se ne rende neanche conto, poi passa una vita, e ancora non se ne rende conto,  infine muore. Per giorni siamo rimasti li...imbalsamati come una Montalcini a pensare. Foto pubblicate si o foto pubblicate no. Sircana si o Sircana no. Pennellone lo picchia nel culo ai trans si, Pennellone non se lo fa picchiare nel culo dai trans si. Dico o non Dico. Ché Sircana è favorevolissimo ai Dico, vero? E poi. Mastrogiacomi o non Mastrogiacomi. C'è molto da festeggiare si o c'è poco da festeggiare no. Trattare o non trattare. L'hanno liberato o non l'hanno liberato. La figlia di Mastrogiacomo ha un bel culo si, oppure no. Talebani al tavolo o Talebani in piedi. Teste mozzate si o Teste mozzate no. L'interprete è qui o l'interprete è là; c'è sparito anche l'interprete. La strada di Gino si o la strada di Gino no. Lutwak è un serial killer si oppure è pirla si. Nello sballottamento di tutte queste domande e questioni che sembra una mareggiata, però, arriva la certezza della primavera. Vaccarana come la sento la primavera quest'anno. Non solo. Arriva l'amor mio Massimo che seduce in un'orgia di fascino linguistico Inglese la platea di New  York, poi cena con la Rice, se la tromba. Si. Si. Si. Yes yes yes. Abbiamo il portavoce del governo che va a trans e il ministro degli esteri che si tromba la Rice. Sono adorabili. Siamo splendidi.
Doug - 21/03/2007 09:28 | lk | commenti (9) | bossanova, tabasco

Liberato Mastrogiacomo

Non ho dubbi, lo sapevo, me lo sentivo, a smuovere le coscienze dei talebani è stato l'appello di Scamarcio.
Doug - 19/03/2007 18:01 | lk | commenti (6) | lounge, tabasco

lunedì sciambola

E incredibile. E' lunedì, e di lunedì ci si pone quesiti da lunedì. Oggi mi domando quante altre persone, nello stesso istante, pensano alla stessa cosa che sto pensando io. Un po' come gli orgasmi. Si. Dai. Quando durante l'orgasmo, verso la fine, visualizzi per un solo frame un grosso totalizzatore con il numero esatto degli orgasmi nel mondo in quel preciso istante. Un classico. Ecco, ho semplicemente traslato questo schema orgasmico ai pensieri. Quante persone in questo istante nel mondo stanno facendo lo stesso pensiero che ho ora io nella testa? Stamattina, per esempio, pensavo alle canzoni. Ero in metropolitana e appuravo come certe canzoni s'incollino alle persone. E quella canzone diventa quella persona... e viceversa, no, forse viceversa no. E stamane pensavo se questo fenomeno psicoacusticomnemonico dura tutta la vita, oppure no. Tra 100 anni, quando ascolterò questa canzone, anche in mono, s'intende, penserò ancora a te? Ora questa cosa dei cent'anni mi ha depistato su Ron e Tosca. E la canzone, tosca&ron, non è neanche quella giusta. Ma questo è il cervello, altro che browsing. Ma tra cent'anni questo blog ci sarà ancora? Secondo me tra cent'anni gli mp3 saranno liquidi, come saliva, tu sputerai ad uno e quello ascolterà la musica. E baciarsi sarà una cosa meravigliosa. Mamma mia come mi ha preso romantico questo lunedì.
Doug - 19/03/2007 11:33 | lk | commenti (9) | bossanova

Frame

Ordinano ostriche e vino bianco. Sono amanti. Non si direbbe. Si percepisce. Il loro tavolino, piccolo, è vicino all'ingresso. Mi ricordano i due di "Una liasion pornographique", il film. Li osservo. Emanano distacco e intimità in un cocktail tipico di chi ha fatto sesso ma si conosce poco. Sono belli. Il loro parlare, gesticolare, guardarsi è adorabile. Alla televisione, quella appesa in alto nell'angolo, danno una versione francese di un famoso serial americano. Francese perché siamo in un paesino a nord di Parigi. Nessuno la guarda la televisione, però ci sta bene, non stona, sarebbe un peccato spegnerla. La cameriera ha quel raro e prezioso sorriso di chi ha un neo a lato della bocca. Il sorriso con l'asterisco e le note a margine. Una poesia, forse. Alla sinistra due dirigenti parlano di lavoro. Uno dei due, quello coi capelli più lunghi, quello che non vedete perché coperto dalla colonna, sta gustando un'ottima tartare di tonno. Sembra carne con quel rosso lì. E' tonno, fidatevi, nel menù di tartare ce n'è una sola. Mi sa che la ordino. Guardo fuori. All'incrocio un ragazza si ferma e controlla la ruota della bici. E' una giornata di primavera limpida e fresca. Direbbe Carlo Lucarelli. La ragazza con la bici, prima di risalire sulla bici, quando meno se lo aspetta, si gira. Lo sguardo finisce dentro il ristorante. Su di me. E' come se mi avesse sentito. Non so quanto tempo passa. Ci guardiamo in quel modo prossimo al sorriso ma severo. Cedo. Abbasso lo sguardo. Troppo forte. C'è la mia forchetta. Il menù è aperto. La forchetta e' appoggiata lì, di fianco al tovagliolo. Quanti anni avrà mai questa forchetta? La riallineo al coltello. Sistemo un pochino anche il coltello. Rialzo lo sguardo.
Doug - 17/03/2007 19:51 | lk | commenti (9) | bossanova

Sorrido

Fammi capire. Ché di venerdì non è sempre facile capire. Sospettavo di dover andare a Lourdes, quel club,  dove dicono tolgono le sfighe.  Già settimana scorsa, l'avevo capito. Infortunio alla schiena a 10gg dalla maratona, furto della moto e altre tre cosine. Giusto per fare un riepilogo e ricordare che io ho già dato.  Ora potrebbero far girare la ruota su altri nomi, così e sempre, giusto per dire. Ma qui siamo pacifisti, quindi, pazienza. Ecco. Però non si può dire e sparlare di me come di un tipo che non aveva capito. Avevo capito. Ma evidentemente non era abbastanza. Infatti stamattina la mia auto è morta. Ora avrei e mi resta la bici. Che è lì parcheggiata in corridoio. Una bella bici tra l'altro. Ma a questo punto non mi sembra il caso di tirarla fuori. Sono certo che se lo facessi prenderebbe fuoco al primo semaforo. Oggi, per di più, c'è sciopero dei mezzi. Giusto per dirla tutta. In questi casi bisogna avere molta pazienza, di solito, alla fine del tunnel c'è sempre il sole, una bella giornata, un week-end. Sorrido. Sereno.
Doug - 16/03/2007 10:17 | lk | commenti (10) | lounge, bossanova

Trattare

Ai telebani proponiamo uno scambio. Se ci ridate subito Daniele Mastrogiacomo noi vi regaliamo Lele Mora e Fabrizio Corona.
Doug - 15/03/2007 08:55 | lk | commenti (12) | lounge, tabasco

Carnevale

Doug - 14/03/2007 22:18 | lk | commenti (7) | tabasco

Teneroni

Pennellone Sircana eccitato in cerca di trans che agitato guida la macchina di notte con di fianco Prodi che brontola è un pensiero che da tre ore mi sta facendo schiattare dal ridere.
Doug - 14/03/2007 20:18 | lk | commenti (2) | lounge

disclaimer

Sarà che la mia schiena è diventata un catalogo di diagnosi. Sarà che se cerchi su Google informazioni per farti una diagnosi impazzisci. Sarà che esiste Mastella. Sarà che ultimamente sono intollerante assai. Sarà che la Binetti la frusterei io col silicio. Sarà che in Campidoglio potevano appendere anche le foto dei due italiani rapiti in Nigeria. Sarà che domenica sera ho visto "la politica" con lo sguardo di Riccardo Iacona. Sarà che non posso correre e domenica c'è la maratona di Roma. Sarà che sto leggendo Everyman di P.Roth, che voglio dire, non è il festival del buonumore. Sarà che morire sul lavoro per il lavoro è intollerabile. Sarà per tutte queste ragioni che ci tengo a fare due precisazioni. Questo non è un blog, questo non è un sito, questo è un fuktals perchè io decido che cos'è un fuktals. Chi scrive non è un politico, non è un ginecologo, non è un giornalista, non è un uomo, non è una donna, non è gay, non è un intellettuale, chi scrive è un bignè, perchè io decido cosa sono i bignè. Questo non è un luogo, non è uno spazio, questo è un arrosto. In questo arrosto, ogni riferimento a fatti o persone che ritenete di conoscere, compresi voi, è solo frutto della vostra patologia. Segnatevelo sul frigorifero, apritelo e controllate i prodotti cerebrali scaduti. Buon Natale.
Doug - 13/03/2007 21:32 | lk | commenti (15) | lounge, bossanova

ipocrisie

Mi rado a zero tutte le settimane con la lametta, altrimenti mi strapperei i capelli dall'indignazione. Ora, non so voi, ma io me ne sono accorto. L'ho notato. Non ho mica le fette di salame sugli occhi. Tutte le settimane un tot di persone muoiono accartocciate dentro le lamiere delle loro auto. Ho visto i servizi alla televisione. Dopo, io lo so, arriva uno con la valigetta tipo C.S.I., preleva dei tessuti e va in laboratorio. Quando, due giorni dopo , esce,  ci dice sempre che i ragazzi avevano bevuto parecchio. Ora non ho il tempo di andare su Google e fare un bel search nella sezione news per fare la somma degli umani accartocciati nell'auto. Però fidatevi, non sono pochi. Ora la riflessione partorita all'ombra di un lunedì di merda è semplice. E' anche una riflessione trita e ritrita. Che però va fatta ogni tre mesi, come una terapia. Vaccarana, mi dico. Come è possibile che questo paese si accanisca in maniera smisurata contro la marijuana e non contro l'alcol che accartoccia corpi nelle auto e fagati nei corpi? Che modello d'ipocrisia è tacere sulla devastazione dell'alcol (liberamente venduto ovunque) e accanirsi contro una piantina che fa molto meno male? Ora non è che qui si è bacchettoni alla Buttiglione. Ora non è che qui non si beve. Ora non è che qui si vuole innescare una repressione sull'alcol e fare una romanzina ai giovani come se ci fossimo tutti dimenticati cosa significa essere giovani. No, non è questo. E' che ci chiediamo se l'ipocrisia fastidiosa che alimenta la crociata contro la marijuana non sia il frutto di serate dal gomito alto, senza sesso.
Doug - 12/03/2007 19:54 | lk | commenti (8) | tabasco

La maratona (parte quarta)

La maratona inizia quando si decide di farla. Quello start, quella domenica mattina, nella folla, con davanti 42km195metri, è solo l'ultimo capitolo. La maratona inizia nel corpo e nella testa tre mesi prima. Nella testa di chi prepara una maratona gira di tutto. Nei mesi dell'allenamento l'incubo infortunio è sempre presente. Ho sempre temuto l'infortunio a due settimane dalla maratona. Immagina se capitasse una cosa simile prima d NY, dopo aver speso parecchi euro per iscriverti. Ecco, l'infortunio a ridosso di una maratona credo sia l'incubo e il terrore di tutti i maratoneti. Ed io che nella vita ho provato di tutto non potevo certo farmi mancare questa emozione. Altro che lanciarsi da un aereo col paracadute, esperienza provata. L'infortunio a due settimane dalla maratona, dopo tre mesi invernali passati ad allenarmi nel freddo e in solitudine, è la vera sensazione estrema. Ed io ora so cosa si prova.
 
E' un mercoledì. L'ultimo giorno di febbraio. Vado al parco, corro, allenamento. Ne esce un allenamento stupendo. Ma il corpo è una questione complessa. E' un giovedì. Il giorno dopo. 1 marzo 2007. 17 giorni alla maratona di Roma. Mi sveglio a pezzi. E' la schiena che si fa sentire scaricando il suo urlo sulla gamba destra. Penso all'allenamento della sera prima. No, forse sono stati i 26KM di lunedì, che sommati all'allenamento di mercoledì... Ho la schiena che urla. Quando si corre, e quando lo si fa cinque volte la settimana, per tre mesi, s'impara a convivere con i dolori. Anche quello, mi dico, passerà. Il corpo è così. Se lo usi lo senti. Giovedì sera, dolorante, mi butto nel parco per fare i 50  minuti di FL. Parto come una vecchia locomotiva, ma parto e poi decollo. Venerdì mi risveglio, ascolto il suono della schiena, e per la prima volta capisco che la questione è seria. Penso alla mezza maratona di Piacenza programmata per la domenica. Penso che mancano 16 giorni alla Maratona di Roma. E' venerdì, è il 2 marzo, è sera. Dopo un giro di chiamate trovo un osteopata. Mi dice che potrà vedermi solo Martedì. La mezza maratona di Piacenza salta. Sabato riposo. Arriva domenica 4 marzo, 14 gg dalla maratona. E' una giornata stupenda. E' impossibile resistere. La schiena mi fa meno male, decido per fare 50 minuti di fondo lento. Lunedì 5 marzo il dolore riappare, forte. Lunedì pomeriggio mi rubano la moto, il monster, non c'entra niente, però fa. Lunedì sera arrivo a casa.  Mi sdraio sulla poltrona. Mi accendo un sigaro e guardo 10, forse 15, forse 20, puntate di Lost che avevo registrato su Hard Disk. Una dietro l'altra. E' l'unica cosa che riesce a distrarmi. Mancano 13 giorni alla Maratona di Roma. Mi fa male la schiena. La schiena, mi dico, e chi avrebbe mai pensato alla schiena. Temevo per il ginocchio e invece...

11 marzo, è sera, la guarigione galoppa, in questo istante il dolore alla schiena è quasi scomparso del tutto. Ma c'è ancora. E ogni tanto torna. Mancano 7gg alla maratona di Roma. Ma Roma è ormai compromessa. Il lavoro e i sacrifici invernali no.

Il Coach me l'aveva detto, un mese fa. Guarda che a questo punto dell'allenamento sono necessari massaggi alla schiena. Ti devi far stirare e liberare la schiena. Me l'aveva detto. Ma poi c'è il lavoro, che mi alzo alle 6.30, che manca sempre il tempo, che...Mi viene da parafrasare un famosa frase di Enzensberger. Ai tempi in cui stavo bene non sapevo di star bene... non pensavo di potermi far male. L'errore è tutto in quella supponente  presuntuosa  tendenza a credere che non ci si farà mai male e che stretching e massaggi siano rinviabili. Se esperienza, astuzia, saggezza, attenzioni, strategia possono evitare un stop al 28km della maratona, la sostanza non cambia per evitare uno stop a 15gg dalla maratona. La maratona inizia quando si decide di farla. Tre mesi prima, e finisce quando superi quell'affare gommato con su scritto arrivo. Questo è il podismo, questa è la maratona. Questo era uno stop a 15gg dallo start finale, dentro una maratona.
Doug - 11/03/2007 21:12 | lk | commenti (5) | a perdifiato

il piriforme dentro

Mi sono infortunato il muscolo piriforme (ipotesi sobria, ho la schiena che mi fa malissimo) a 10 giorni dalla maratona (chi cazzo lo sapeva di avere un piriforme dentro) + mi hanno rubato la moto,  la mia moto, di colpo, senza avvisarmi, prima c'era e poi non c'era più, da non crederci + altre due "cosine"  molto fastidiose che non dico qui. Va bene, la vita è così... a volte spietata, bastarda, spigolosa, è la vita. Detto questo cercasi talebano, meglio talebana,  in grado di  rapirmi così da allontanarmi da questo vortice di sfiga per qualche giorno. Grazie
Doug - 07/03/2007 20:57 | lk | commenti (27) | bossanova

La maratona (terza parte)

Durante una maratona la mente fa di tutto. Durante una maratona ho pensato alle cose più disparate. A volte la mente si distrae e va altrove, lontano. A volte s'incanta ad osservare il paesaggio lì intorno. A volte interagisce per chilometri con altri menti che non vedrai più. A volte ritrova una canzone che c'è nelle orecchie. A volte, spesso, fa calcoli e produce proiezioni sui tempi. A volte la mente rifà gli stessi calcoli anche al chilometro successivo, quando la proiezione sull'arrivo, ovviamente, è la stessa. A volte rifà e ricalcola tutto anche al chilometro dopo, perché quello non è un calcolo, quello è un rosario. A volte la mente si spegne, e quelli sono gli orgasmi. A volte la mente s'inceppa, inciampa. Sono le crisi. Durante una crisi mentale si pensano cose bastarde. Per esempio si cercano e ascoltano tutti i rumori del corpo per elaborare le diagnosi più nefaste. Può capitare che per un chilometro si combatta il desiderio di fermarsi. Una volta durante una di queste crisi incrociai una fermata della metropolitana. Per una frazione di secondo, forse meno,  presi la decisione di fermarmi, volevo salire sulla carrozza della metro e tornare a casa. L'avevo deciso. Si, mi ripetevo, ora mi fermo, cammino, scendo le scale, prendo la metro e fanculo, vado a casa a mangiare. Ma stavo correndo, non mi fermai, la fermata della metropolita sfumò dietro le mie spalle e quel pensiero si sgretolò. Finita la crisi realizzai il pericolo scampato. Mi spaventai. Mi sembrava impossibile, irreale, correvo giulivo e solo cinque minuti prima avevo quasi deciso di andare a casa. Le crisi mentali sono così. Arrivano lentamente, esplodono e poi le ricordi come irreali e impossibili. A volte mentre corro  una maratona mi domando se la crisi psichica è il segnale di una crisi fisica, oppure il contrario, se una crisi psichica condizionerà, se non cessa, una crisi fisica. A volte e proprio in questi pensieri che germoglia una crisi. Il passo successivo sarà domandarsi perché  sono lì e non su qualche spiaggia a prendere il sole. Ma poi il desiderio di spiaggia sparirà, basta aspettare. Poco più avanti, Sul ciglio della strada, apparirà certamente un tizio. Vicino al semaforo nei pressi del 30* chilometro mi guarderà e urlerà di non mollare. Gente preziosa quella lì.
Doug - 05/03/2007 09:54 | lk | commenti (2) | a perdifiato

La maratona (seconda parte)

28, un numero pari. Tondo. Simpatico. Quello stop al 28° chilometro della prima Maratona mi entrò nel sangue, nella memoria dei muscoli, nelle emozioni, nel cervello. Un marker. Una ferita. Una cicatrice. Una lezione. L'esperienza. Un numero da giocare al lotto. Quel 28° chilometro diventò un muro. Il Muro. Un muro invisibile oltre il quale si cammina e si smette di correre. Un muro sottile. Sottilissimo. Una frazione di attimo, prima corri e di colpo cammini. E la corsa termina lì, in quel punto preciso, in quell'angolo della città per tutti insignificante che io, però, non ho mai dimenticato. Spesso mi capita di passarci, da quel punto lì. Riprovo ancora quell'emozione. Il 28° chilometro. Il tentativo di ripartire, il no del corpo. Basta, disse basta. Il cervello, un dittatore spietato, trovò la rivoluzione del fisico. La mia seconda maratona, l'anno dopo, era ancora Milano. Stesso percorso. Nessuno lo sapeva, ma io partivo col 28 stampato in testa. Quel 28 era più importante del 42° successivo e finale. Studiavo il percorso. Lo riguardavo. Il 28° era ancora lì nello stesso punto. Riflettevo. Potevo anche non finirla la maratona. Quello che contava era arrivare al 29° chilometro. Dopo 26 chilometri, spensierati e ricchi di quelle emozioni che solo una maratona può regalare, arrivai al 27° chilometro. Ero teso. Teso nell'ascoltare il suono d ogni muscolo. Volevo capire se da lì a poco la musica sarebbe finita. Stessa strada. Stesse case. Gli stessi colori. La stessa atmosfera. La memoria dell'anno prima. Un lungo rettilineo di 700 metri, la piazza, si curva a destra, duecento metri, ed eccolo, in basso a destra, eccolo il cartello col numero 28°. Io e il mio cartello ci guardammo intensamente. Superai il 28°. Stavo bene. Credo di aver sorriso per almeno duecento metri. Aspettai l'arrivo del 29° chilometro e alzai le mani. Correvo la mia seconda maratona. Il 28 era diventato un numero simpatico. Un prezioso ricordo.
Doug - 02/03/2007 22:15 | lk | commenti (2) | a perdifiato

La maratona (prima parte)

Iniziai a correre nel 2001. Aprile. New York. Un loop da un miglio virgola sei in Central Park, quello nell'angolo vicino a Columbus Circle. Iniziai a correre perché smisi di fumare due pacchetti di sigarette al giorno. Smisi di fumare due pacchetti di sigarette al giorno perché una storia d'amore di parecchi anni stava finendo. Dal 2001 ad oggi ho fatto cinque maratone. Un anno ho saltato il giro per infortunio, quell'anno andai a vedere i maratoneti in piazza loreto e lacrimai. Ho corso tantissime mezze maratone. Ho fatto un miliardo di campestri, sotto la pioggia, nel fango, quando il ginocchio DX non aveva paura di farsi male. Ma le maratone fatte sono cinque. Sono quelle. Poche perché una maratona significa correre per 42km e 195metri. Un lusso che non ti puoi permettere sempre. La prima la feci da vero irresponsabile. Ci arrivai "allenandomi" due volte alla settimana per due mesi. Correvo senza cronometro, senza riferimenti, senza cardio, correvo alla stessa velocità. La mia idea di allenamento era semplice, aumentare di volta in volta la durata della corsa. Arrivai a correre due ore senza interruzioni e senza sapere però quanti chilometri avevo fatto. La settimana dopo decisi che ero pronto per iscrivermi alla mia prima maratona. La One di Milano. Non mi chiesero neanche il certificato medico. Mi presentai alla partenza con scarpe consumate. Sorridevo giulivo. Ero emozionato. Ero lì. Una bella giornata di sole. Iniziai a correre e arrivai fino al 28° chilometro senza mai fermarmi. Quello stop al 28° km non lo dimenticherò mai. Il cervello si arrese e diede il comando, cammina. Una frazione di secondo immensa. Forse non fu neanche il cervello a dare quell'ordine. Dal 28° al 42° alternai la "corsa" al camminare, avevo le gambe che erano più dure del legno tek. All'arrivo, dopo 4h 50minuti, ero distrutto e felice come una pasqua, mi muovevo come un robot. Ero arrivato, fanculo. Mi sollevarono, mi portarono a casa in macchina, mi misero sulla poltrona, mi alzai dalla poltrona dopo tre giorni, quando tutto l'acido lattico del mondo mi abbandonò. La Maratona mi diede il suo biglietto da visita. Si presentò. Piacere. Quel pettorale, ora stropicciato, lo custodisco con amore all'interno del manuale d'uso della vaporiera Braun in cucina.
Doug - 01/03/2007 22:32 | lk | commenti (4) | a perdifiato

sulla fiducia, sulla stabilità, sull'ibernazione

Ed ora possiamo rimettere la Montalcini nel freezer così si mantiene bene. La scongeleremo alla bisogna come il pane.
Doug - 01/03/2007 00:36 | lk | commenti (3) | lounge, tabasco

a perdifiato

Stasera il menù dell'allenamento era vario e allegro. 20' di Fondo Lento + 20' di Fondo Medio + La scaletta (o piramide) 1+3+5+3+1. I 20' di Fondo Medio li chiudo a 4'30''/km di media con dietro uno che mi eleva a pacemaker (lepre), è sempre una strana sensazione sapere di essere un riferimento dinamico. La scaletta (o piramide) è un'attività che se diffondessimo tra gli abituè dei club sado-maso i club sado-maso fallirebbero immediatamente con un crollo verticale delle vendite di fruste. 1+3+5+3+1 significa correre a palla 1' e poi trascinarsi per 1', poi ripartire a palla per 3' e ritrascinarsi per 3' boccheggiando, alla fine ripartire a razzo per 5' e trascinarsi sanguinanti per 5', poi ancora 3' di sangue e 3' di recupero e infine l'ultimo minuto a razzo. Il primo minuto lo chiudo ad una velocità stratosferica. 3'23''/km. Sarebbe stato più veloce se non avessi rallentato per un beep del cazzo di un telefonino di un astante lì vicino ascoltato al 48'' che mi ha depistato. L'ultimo minuto lo chiudo comunque sotto i 3'30''/km. In mezzo un mondo, la scaletta, appunto. I cinque minuti centrali, per la troppa sofferenza, diventano 6' perchè non sento il beep assordante del quinto minuto. Quando sento il beep del sesto credo sia il quinto ma è il sesto. Meglio. Buona parte dei tratti veloci li ho fatti ad occhi chiusi. Prima o poi sbatto contro qualcosa, mi accartoccio,  ed entro nelle statistiche delle stragi "del sabato sera" senza auto. Ma la novità è stata alla fine. La sensazione provata dopo l'ultimo minuto fatto a palla col sangue negli occhi è stata di... riposo. Incredibile. Si. Mi sono sentito riposato. Da non crederci. E' come se questa scaletta mi avesse sturato, mi avesse sbloccato. Per finire una riflessione. Per tanto tempo, in questo luogo, credo di aver utilizzato impropriamente un termine. Dicevo "a perdifiato" e ho categorizzato una serie di post così. A perdifiato. Mi sbagliavo. Solo da qualche mese l'utilizzo di questo termine è meno improprio. Questa precisazione era intellettualmente e trotzkisticamente obbligatoria; necessaria.
Doug - 01/03/2007 00:27 | lk | commenti (2) | a perdifiato