Arrivo a casa che sono le 18.00, no, forse sono le 18.30, ha poca importanza, no, invece è utile per capire il contesto e le dinamiche. E’ stata una dura giornata di lavoro. Fa caldo, e sono lì e lì per decidere se andare a correre. Mi sento spossato. Faccio avanti e indietro per il corridoio alla ricerca di una risposta. Corro? Farà troppo caldo? Sto anche aspettando l’assicuratore, al telefono ci siamo detti, anzi io ho detto: mi raccomando vieni tra le 19.00 e 19.30. Faccio due calcoli. Sono le 18.45. Se prendo subito Enervit Power Sport Crunchy - che va preso trenta minuti prima del gesto atletico - il trentesimo minuto mi cade dentro la mezzora dell’assicuratore. Da vero stratega delle tempistiche planetarie decido di prendere Enervit Power Sport Crunchy alle 19.00. In questo modo aspetterò l’assicuratore attendendo l’effetto energetico, pagherò, saluterò, e poi alle 19.30 correrò a correre nel momento clou dell’energia a barrette. Prendere Enervit Power Sport Crunchy non è una cosa da poco. Non è una decisione da prendere, così, su due piedi. La barretta in questione è una botta di calorie ed energie che se poi non corri ti senti in colpa per due mesi e cinque giorni. Ci sono casi, persone, Runner, che hanno preso una barretta energetica e per un contrattempo qualsiasi non hanno potuto correre o fare sport, ecco, sono finiti in analisi per eccesso di sensi di colpa. Una barretta, 150 calorie, una vera botta. Si comincia a correre quando si da la prima sgagnata alla barretta. Aspetto l’assicuratore. Ma l’assicuratore non si vede. 19.30, niente. Mi agito. 19.40, niente, 19.50, niente. La barretta, o almeno i benefici della barretta sono entrati in azione già venti minuti fa, così dice il sito, ed io sono qui, seduto a farmi pippe, ad aspettare un fottuto bastardo ritardatario assicuratore, ma sono calmo, molto calmo. Calma. Decido di portarmi avanti e iniziare la vestizione runner. 19.55 squilla il citofono. Da quando ho il nuovo citofono sembra un telefonino, quando squilla. Entra, il ragazzo è sensibile e viene giustamente investito da uno tsunami prossemico energetico che manda il seguente messaggio: testa di cazzo, muoviti, sei ritardo, ora ti uccido. Lo sbologno in due minuti, siamo in confidenza, firmo l’assegno e via. Alle 20.00 sono ai nastri di partenza. Mentalmente cerco di lavorare ai fianchi di questo fastidio dell’essere in ritardo. Guardo la strada. L’orologio. Accendo l’mp3. Faccio partire il cronometro. Via. Sento subito le gambe leggere, mi sento bene. L’andatura è subito veloce, è ordinata. Il caldo è sparito. Il Fastidio di essere in ritardo non so più cosa sia. Mando in Random il lettore mp3, il software dello Zen Creative, per la precisione un fottuto algoritmo, parte e prepara una sequenza che neanche lui, il lettore, conosce, lui sa solo come realizzarla pescando tra 1500 brani disponibili. La prima canzone è significativa, importante. E’ il mio personale giochino di scaramanzia con la tecnologia. Se è buona la prima canzone sarà buona anche la sequenza. Non che dentro il lettore mp3 abbia delle schifezze, anzi, ma la musica è un po’ come vestirsi al mattino, come mangiare, ci sono giorni e giorni, esigenze diverse. Play. E’ andata bene. La prima canzone entra precisa, take off. Primi cinquecento metri, 2’ 44”. Ottimo, se considero il caldo, di solito il primo chilometro è anche il più lento. Primo chilometro, guardo il cronometro, mi dice 5’20”. Mi tolgo la maglietta e la infilo nella cintura che tiene la borraccia con l’acqua e tutte le soluzioni saline del mondo. Decido di aumentare velocità forse sono 5’10” al chilometro, supero una serie di podisti che stanno girando a 6’ al chilometro. Vado. Non sento fatica, non sento il caldo. A questo punto la questione è una sola, o prima o poi schiatto tutto d’un botto o sarà un grande orgasmo. Davanti a me, a duecento metri, ho un tizio che sta girando leggermente più veloce, decido di raggiungerlo, l’obbiettivo e stargli dietro, sarà la mia lepre per quasi un chilometro e mezzo. Lo guardo, maglietta bianca, pantaloncini neri. Dopo una curva me lo trovo fermo che cammina, fa respirazione allargando le braccia. No, non ci voleva, mi sono giocato la lepre, maledizione. Scaccio la delusione. Guardo in basso, la vernice per terra dice che ho fatto due chilometri e mezzo. Guardo il cronometro 12’ 40”. Decido di bere, ho sete, un errore madornale, mando fuori sync: passo, gambe e fiato. Sono costretto a rallentare. Devo rifasare tutto e ripartire, ci riesco. Arrivo al giro di boa dei tre chilometri e mezzo, guardo l’orologio, sono passati 17’ 50”, ho perso qualcosa. Inversione a U. Ripercorro la stessa pista ciclabile, è quella di prima, altra prospettiva, sono al contrario, mi gira leggermente la testa, pochissimo, è il caldo. Il sole è ancora lì. Rallento, bevo. Questo volta sento l’acqua che mi entra dentro. E’ una sensazione stupenda, fiotti d’acqua che entrano senza deglutire, che bella l’acqua quando ti entra così. Il sapore del limone della soluzione salina diventa un retrogusto, piacevole, finisco la borraccia. Ora il lavoro grosso lo deve fare la musica, arriva. E’ un pezzo house poco aggressivo. Il giusto tempo. Riparto. Il giramento di testa è andato via con la stanchezza. Riparto, al quarto chilometro sono a 20’50”. Al quinto mantengo un buon 25’ 55”. Al sesto, dopo aver aiutato una signora anziana a portare una bicicletta sopra una scala, arrivo in 31’05”. Ho le endorfine a mille. Realizzo di non poter infrangere il record personale e rallento per prolungare il piacere. Chiudo i sette chilometri a 37’ e una manciata di secondi. Sono soddisfatto. Con questo caldo è buono, è stato un bel orgasmo. Passo davanti al bar, e lì davanti, seduta sul marciapiede, con un bicchiere in mano, tra amici, vedo la donna più bella del mondo, ma forse è solo l’effetto delle endorfine. Apro la porta di casa, è un forno. Mi siedo. Chiudere 7 km sotto i trenta minuti non sarebbe per niente male. Anzi. Potrebbe essere una nuova sfida, un nuovo obiettivo. Dopo anni passati a raggiungere traguardi a 42km e 21km ora il traguardo potrebbe diventare temporale. 7km sotto i 30 minuti. 30 minuti. Due calcoli, chiudere 7km in 29 minuti e 59 secondi significa tenere una velocità media di 4’17” al chilometro, 14,007 KM/h di media. Rispetto alla maratona si tratta davvero di cambiare filosofia, orizzonti, è davvero un'altra cosa. Ci penso su.