Il solito pippone sul manifesto e le sue crisi? Forse, si, forse no, non lo so. La prima pagina del Manifesto di oggi è un pugno nello stomaco. Lo è per me che leggo il Manifesto da tanti anni, quasi tutti i giorni. Il giornale è in crisi, prevedibile. Anzi. Guardandosi in giro, guardando questo mercato editoriale, guardando il mercato, sinceramente, c’era da meravigliarsi del contrario. Lo svincolarsi dal mercato ha permesso, permette, al Manifesto autonomia e libertà. Libertà e autonomia dai partiti e dai poteri forti. Basta leggerlo per capirlo. Ma di queste pippe, sull’autonomia e tutto il resto ho scritto, già scritto, brodaglia. Si, troppo. Oggi sono, non mi viene neanche la parola, affranto? Deluso? Scoraggiato? Si. Ma per una ragione del cazzo. E lo ammetto, lo dico subito, forse non è neanche corretto logicamente affiancare le due cose, però non riesco. Non ci sono riuscito. Il Manifesto per sopravvivere ha bisogno di 1.500.000 di euro. A grandi linee, mi sembra di aver letto che Buffon, il portiere della nazionale, ha speso questa cifra, in un mese, in scommesse e altre amenità. Lo so, l’accostamento è fazioso, forzato, ma contiene una (la) contraddizione di questi tempi. 35 anni di cultura, firme, studi, riflessioni a rischio per una cifra, la stessa, che un calciatore si gioca in mese, due, per divertimento. Certi contrasti stridono come unghie sulla lavagna. Mah, che giornata del cazzo.