All’inizio è il rumore di una serratura elettrica. Uno strillo, quando cessa il cancello inizia ad aprirsi. Le giunture metalliche stridono. Un telecomando ha attivato l’ingegnoso sistema nell’intimo di una vettura che dopo una manciata di secondi arriva. Mi chiedo quale sia il raggio entro il quale quell’antenna riesca a ricevere l’impulso. L’auto entra, passa sotto il mio balcone e raggiunge il box. Dalla mia sedia a dondolo, leggendo, sposto lo sguardo e attraverso il gelsomino vedo la cappotta dell’auto passarmi sotto. Lei entra rapida ed è una delle poche, se non l’unica, che attiva il cancello dall’inizio della via. Superato il mio balcone si allarga sulla sinistra e poi svolta di scatto a destra per posizionarsi bene davanti al suo box. Tira su la pesante serranda, risale in macchina ed entra. Dentro il box ci resta parecchio. Esce chiude e si dirige verso il suo condominio, la sua scala, quando svolta l’angolo la perdo.
E’ scesa dalla macchina, andando verso il box si è girata, mi ha visto. Non mi è dispiaciuto. Stavo dando l’acqua al pitosforo nel vaso all’angolo del balcone più vicino al suo box.
Sto finendo il capitolo del libro. Sento la serratura. Sposto leggermente la testa. Non è la sua macchina.
Ho realizzato che posso osservarla mentre raggiunge la scala dalla finestra del bagno. In quel momento, quando passa sotto la finestra, è davvero vicino. Ha sempre degli occhiali da sole stile parabrezza, viceversa da questa distanza potrei anche vederle il colore degli occhi. Devo stare attento, se mi becca me la gioco. Potrebbe avere la mia età.
Stavo portando la carta nel bidone della carta, ci siamo incrociati, si è girata e mi ha fatto un bel sorriso.
Rientra sempre tra le 19.10 e le 20.00. A volte sembra stanca. Stasera ha un paio di jeans, delle scarpe a punta col tacco e una camicia bianca. I capelli sono ricci, non tanto, dico mossi.
Questa mattina ho pensato di chiedere al portinaio, poi mi son detto, tra me e me, che un portinaio è sempre un portinaio.
E' sera, è tardi, decido, mi dico: "ma si... che cazzo me ne frega". Faccio i salti mortali, decido cosa scrivere, mi obbligo a prendere per buona la prima stesura giusto per evitare totalmente parinoie infinite sulle possibili interpretazioni. La scrivo, stampo. Ora devo mettere la lettera sotto la serranda del box, ma è strettissima, più stretta di stretta, il primo tentativo fallisce, anche il secondo, per di più è in un punto ben in vista da tutti i condomini, da tutti i balconi, quindi uno strazio, alla fine ci riesco. La lettera, proprio per tutte queste ragioni, è diventata un segmento minimo di un foglio A4, ovviamente non è ripiegato per ridurre lo spessore.
Ciao,
ho finito di leggere un libro dove una tizia, molto intraprendente, è in un locale con tavoli dotati di posta pneumatica. Ad un certo punto invia un messaggio ad un tizio seduto poco distante. Mi fermo qui. Forse ti capiterà di leggerlo, forse l'hai già letto. Non è bello anticipare film e libri. Non è bello sentirsi dire cose che si conoscono. Quella storia si muove nel primo dopo guerra, a Berlino, altri tempi. Quel messaggio di posta pneumatica però mi ha fatto venire l'idea. Nel 2006, verso la fine di maggio, anzi alla fine di maggio, mi sembrava onesto tentare un adattamento. Eccomi che infilo un foglio sotto la serranda di un box. Ti rendi conto? Spero che questa mia lettera non finisca per turbarti. No, ti prego, "take it easy". Poco distante da qui c'è un ottimo ristorante giapponese e alla stessa distanza una trattoria che prepara ottimi risotti. Se una sera ti dovesse capitare di trovare intollerabile prepararti una cena… oppure più semplicemnte ti andrebbe di fare due chiacchiere due...be'..mandami un piccione, un fax, un sms, un fomogramma, al 348 4XX X XX. Se questa lettera invece avesse in qualche modo violato qualcosa, la tua sensibilità, altro, infastidendoti, da subito ti chiedo sinceramente scusa, veramente. Passa una Buona Giornata.
E' mattino presto, esce, sono le 08.03, tira su la serranda, calpestra la lettera, la sposta col piede, forse la guarda per un microsecondo, sale in macchina. No, nooo, no, nooo. Guardo e non ci posso credere. Scendo di corsa, disperato, a raccattare la lettera. E' lì, la mia lettera, da sola, in mezzo al cemento, e devo farlo prima che qualcuno la trovi, un pensiero e un ipotesi intollerabile .
Devo aspettare domani mattina, non credo di farcela, potrei impazzire. Devo pensare a qualcosa per il suo rientro. Ma cosa. Non è facile. Nel pomeriggio è impossibile infilare lettere, a pochi metri c'è un giardino con mamme e bambini in modalità gioco, i mocciosi stanerebbero la mia lettera e andrebbero subito a prenderla per correre verso la mamma gridando una cosa terribile tipo: "Mamma mamma guarda cosa ho trovato !!!". I bambini a volte sono crudeli, anzi crudelissimi. Per di più il giovedì mattina c'è il custode che a quell'ora porta fuori in strada i bidoni. Non è vita ed è tutto un magna magna.