
Volevo scrivere sull'entropia della blogosfera. Volevo capire se siamo alla fine di un percorso. Volevo capire se si è chiuso un ciclo. Volevo scrivere della blogosfera, che non è più la blogosfera di una volta. Volevo scrivere che questo è un luogo... Volevo. Quando di colpo mi rendo conto che sono le 18.30. E non è mai bello accorgersi che sono le 18.30 di colpo. Uno ci resta male. Penso e mi dico, ok, devo passare dall’ospedale per finire un lavoretto, ci sto dentro, l’appuntamento è alle 20.30 e mancano due ore. Alle 20 e qualcosa esco dall’ospedale, il custode, un tizio serbo alto due metri e quaranta che ha lasciato il basket per una filippina, così si dice, mi augura buona serata. Arrivo in zona Londonio che sono le 20.29 e una manciata di secondi. E’ un periodo che sono puntuale come uno svizzero svizzero. Parcheggio. Arrivo davanti al ristorante e sono eccitato come un Braun Minipimer poco prima della maionese. Li vedo, sono lì, tutte e quattro. Mi avvicino. Ridono e sono in una posizione sospetta che non riesco a codificare. Guardo l’insieme e non i dettagli. E’ un atteggiamento strano tipo il bancomat quando ti ripete che non può stampare lo scontrino per la seconda volta. Un fare furbo. L’uomo Gayardon è stracolmo di capelli. Ha in testa una matassa di capelli. Potrebbe vivere comodo se si buttasse sul mercato dei capelli usati. Mi guarda e si allontana, armeggia una macchina fotografica. Io guardo lui, e guardo loro. E’ un giro di occhiate, sembra il primo giro di una partita a poker giocata in una villa di Bussolengo col cane fuori che abbaia e rompeicoglioni. Non capisco. Arretro. Nell’aria c’è profumo di burla. Una delle tre mette una mano nella borsetta. Ecco, penso e mi dico, vogliono tirarmi addosso dell’uranio, una molotov, Ruini, dei polli aviariati, bulbi oculari di mucca. Tipici scherzi del carnevale di Bussolengo. Guardo lui come per dire… come per chiedere… che cazzo vogliono farmi? Lui mi guarda, e attonito mi sorride come per dire: “ecchecazzo, sei cieco?”. Mi riguarda per aggiungere un: “Adesso, se non ti svegli ti pesto”. Io riguardo loro. Non capisco è buio. Anche loro iniziano ad essere deluse. Una è lì e lì per svenire. L’altra si gira e vomita. Una tira fuori un revolver e cerca di spararsi. Capisco che mi sta sfuggendo qualcosa, un particolare, sottile. Non so dove sbattere la testa. Mi avvicino timidamente. E solo avvicinandomi, in ritardo, (devo andare dall’oculista) mi accorgo di come sono messe le tre pazze, minchia, non ci posso credere, non è vero, non è possibile, sono qui sotto, nella foto. Resto senza parole. E' la risposta alla provocazione fatta qui… Mitiche. Steso. Cerco per istinto di abbracciarle, subito, ma rimbalzo contro i pneumatici, Bong bong Bong, mi sembra di essere alla giostra, autoscontri. Alla fine capiamo che senza pneumatici al collo ci si può anche baciare. Vaccarana. Volevo scrivere della blogosfera, volevo scrivere che questo è un luogo di pazzi… di pazze stupende e che se non ci fossero la vita sarebbe decisamente più monotona. Flor. Netta. Amaramont e Gayardon, un abbraccio forte. Grazie per l’indimenticabile salata e gommosa serata. Rido. Volevo scrivere.


E’ morto Luca Coscioni. Una voce sintetizzata che spesso attraversava Radio Radicale... e le cantava giuste. In TV, raramente, lo si vedeva ai congressi con il suo computer portatile. Che tipo interessante, che volto. Non conosco nei dettagli le battaglie politiche di Luca, mancanza di tempo. Mi bastavano però i titoli delle sue battaglie, gli incipit, per capire che era nel giusto. Ero d'accordo con lui. Battaglie per la libertà di ricerca scientifica e libertà di cura, correva verso questi obbiettivi Luca Coscioni, correva forte. Da quanto ho capito in queste ore ha saltato anche tanti ostacoli, esterni, e per questo più fastidiosi. Luca Coscioni era il messaggio che la malattia è bastarda e crudele ma non invincibile, che si può e deve lottare. Sull’importanza politica e civile di Luca Coscioni non ho niente da dire, quello che sto ascoltando su Radio Radicale e quello che sto leggendo mi sembra esaustivo. Spero solo che questi discorsi e queste riflessioni continuino per molto tempo. Sento il desiderio, però, di raccogliere due pensieri. Luca Coscioni parlava, comunicava, grazie ad un PC, un mouse, con questo selezionava le lettere del suo pensiero. Pensiero che diventava movimento, bit, un file di testo, una voce sintetizzata. Negli ultimi mesi la malattia gli aveva negato ogni minimo movimento, quindi anche questo. Grazie ad un sistema a riconoscimento visivo in grado di rilevare lo spostamento dello sguardo sulle lettere di un monitor aveva ritrovato la possibilità di comunicare, di vivere, di esserci. Mi sono sempre chiesto se a Radio Radicale avessero un Pc dedicato alla sintesi vocale dei testi inviati da Luca Coscioni, il pc parlante di Luca Coscioni. Forse Luca mandava un file mp3 in attach a qualche mail. Chissà. Ascoltarlo nobilitava l’informatica. Mi dicevo, cazzo, vaccarana, ecco, questa si che è la Tecnologia, con la T maiuscola. Sono in macchina e lui mi parla, comunica con me. Io posso ascoltare tutte queste belle cose, i suoi pensieri. L’idea che una collettività potesse rendere partecipe alla cosa pubblica una persona totalemnte paralizzata, dandogli la possibilità di lottare, di esistere, di raggiungermi, era un pensiero che facevo ascoltando quella voce sintetizzata. Una voce digitale, sintetizzata, meccanica, una voce che mi faceva tanto bene. Grazie.وفي حال انزلق كل جليد غرينلاند الى المحيط فمن المتوقع ان يرتفع منسوب المياه بمقدار سبعة امتار.
وقال البروفسور اريك رينيو من احد مختبرات الناسا في كاليفورنيا واحد المساهمين في اعداد الدراسة ان "نشوء وذوبان انهر الجليد يتطلب فترات طويلة جدا، الا ان انهر الجليد تتأثر الى حد بعيد وبسرعة بتغيرات حرارة الطقس".
