Oggi, 29 novembre 2005, è il compleanno di quest'affare che vedete nella fotografia qui di fianco. 1971 l'anno di nascita. Io questa foto non posso guardarla perchè se no piango. Ragazzi questo è l'unico videogames (con FlightSimulator) che mi ha fatto passare le notti in bianco. L'avete riconosciuto? E' il ping pong dell'Atari, PongGame per la precisione. Si attacava alla tv, e c'erano le manopole rotonde da spostare velocemente per imprimere effetto alla pallina. Scusate, ma in questo periodo mi sento fottutamente nerd quasi geek a tratti Dork. Qui la foto di un esemplare di Nerd/geek/Gork.
Avete tra i trenta e i settant'anni o più? Siete vivi? I nuovi videogiochi non vi capiscono? Avete una fottuta nostalgia dei vecchi giochi che giravano in Dos? Avete sempre nostalgia? Quando ascoltate "Born to be alive" di P.Hernandez vi viene il magone? Pagate l'ICI? Ecco, se avete risposto di si a tutte queste domande questo è il vostro indirizzo. Un classicone. Un listone che non si presenterà alle prossime politiche. [click] Se avete risposto di no, avete risposto di no, tarallucci e vino per tutti.
Spesso mi sono trovato in difficoltà nel spiegare ai miei genitori come usare il cellulare, quel display, i menù, le suonerie. Una vera frustrazione e tristezza vedere la fatica dei miei genitori maneggiare quel concentrato complesso di funzioni; la mia rabbia verso chi produce i cellulari. Finalmente qualcuno ha capito e l'ha fatto. Ecco il telefono per nonni e persone con poca dimestichezza con la tecnologia. Semplice, pochi tasti. Un telefono che fa quello che deve fare essenzialemnte un telefono cellulare; far parlare, ricevere, e fare chiamate in modo semplice. Un bottone per rispondere, un bottone solo per fare chiamate a cinque numeri memorizzati. Nessun display. Speriamo arrivi presto anche in italia. Il modello è MS2000. Beep beep. E’ una giornata del cazzo. Mi risveglio con una sensazione che è questa frase: oggi sarà una giornata di merda, la vita è una merda. Può capitare. Dai può capitare. Può capitare. Mi dico per stemperare la merda. Per reazione e protesta mi faccio una sega. Quando sposto il piumone e mi alzo dal letto mi sento morire, è un dolore infantile, profondo, antico. No, fatemi restare qui altri quindici minuti!!! Questa cosa non solo la penso, la dico anche, rimuovo subito spaventato dalle patologie che tutto questo contiene. Apro e faccio scorrere l’acqua calda, che ci mette sempre tanto ad arrivare, nel frattempo piscio e mi guardo allo specchio. Stamattina ho una bella cera. Mi domando se ho dormito bene. Rispondo di si. Arrivo nella zona giorno domandandomi a cosa pensa l’umanità mentre si masturba. Prendo due uova e preparo la colazione, stavo dimenticando la pancetta, merda, aspetta che la metto subito. Metto una bella camicia, la cravatta e in mutande mi predispongo per la videoconferenza. Devo verificare se il programmatore indiano ha finito la sua parte di web. Bel ragazzo l’indio, serio, affidabile, sensibile, se non fosse gay gli presenterei mia sorella. Mia sorella è una bella figa ma è una merda. Mi domando se questo volerla piazzare nasconda dell’odio inconscio per la persona a cui voglio presentarla. Fuori nevica. L’aria è irrespirabile, così dicono gli indicatori di pollution. Beep beep. Parte la video conferenza. Dieci, nove, otto… Mi giro verso la camera, sorrido e mi sento finto come la plastica. Beep beep. Durata 12 minuti 44 secondi 15 frames. Spengo la luce della camera, chiudo il software della videoconferenza e faccio colazione. Il sintetizzatore vocale legge le news. Guardo le uova, sono venute davvero bene. Beep beep. Lascio squillare tre volte poi rispondo. E’ un notaio che vuole parlare con me, mia sorella e mia madre. Chiedo spiegazioni ma non c’è verso di avere ulteriori informazioni. Appuntamento nel pomeriggio dall’altra parte della città. E’ urgente. Quando entriamo tutti è tre nello studio notarile ricordo quella fottuta sensazione provata al risveglio. Ci sediamo e lui, senza mezzi termini, del resto è un notaio del cazzo, ci dice che nostra nonna, la mamma di mio padre, è morta. Mio padre? Lasciamo perdere. Cazzo, mi dico… e provo. Ognuno a suo modo gestisce quella paccottiglia di emozioni che si trova dentro. Strana donna quella lì. Noi rimaniamo in silenzio. Il notaio di conseguenza elenca una serie di piccole eredità, poca roba. Noi ascoltiamo. Alla fine il tono di voce del notaio cambia. Ci dice di aver parlato due settimane fa con la nonna, si ferma, ha un'altra cosa da darci. E’ palesemente emozionato. Ci racconta che nostra nonna aveva un blog, anonimo che aveva tenuto nascosto, un diario scritto e aggiornato per cinquant’anni. Sono piccoli e grandi pensieri, annotazioni, riflessioni, poesie e altro, ci confessa di aver letto qualcosa, ci guarda, ci allunga un foglio con l’indirizzo. Siamo sorpesi. Lo prendo e mi riprometto di girarlo via mail alle femmine di famiglia. Torno a casa, apro e vado subito a vedere. Resto senza fiato. La grafica. I colori. La scelta di alcuni aggregator. Le statistiche. Le foto. Clicco. Clicco. Clicco. C’è la foto del 23 settembre 2008, è giovane, si accende una sigaretta, mi piace. Ci sono i video. Vado a leggere il primo post, è del 2007, febbraio. Leggo l’ultimo. Scorro, salto gli anni, mi muovo a caso. Clicco. Clicco. Clicco. Mi fermo nel 2038, agosto, devo leggere se scrive di alcune questioni. Le parole. Le parole. Le parole. Vado nel 2041. Leggo due post. Leggo i commenti. Leggo. Leggo. Leggo. Mi alzo. Cammino. Mi fermo. Guardo fuori dalla finestra. Nevica forte. Fa freddo. Torno al computer. Apro il blog, il mio... inizio a scrivere...Beep beep......