Quando li ho chiamati per esporre la pensata mi hanno preso per pazzo, ma è stato solo un attimo. Mia sorella, come suo solito, ha divagato su Nocelle e il suo cimitero. “Lo chiamano... u paradis !!!, ti rendi conto? Mi devi mettere lì, hai capito?” Impossibile darle torto, l’avete visto il Cimitero di Nocelle? La costiera, il mare. Caspita, è veramente un paradiso. Anzi, u paradis !!! . Mio fratello era in vena di conversazione. Abbiamo ricordato i cimiteri del Massachusetts. Da quelle parti non sono recintati, sono luoghi aperti dove tutti i defunti hanno la stessa identica croce bianca o una piccola lapide bianca impiantata in un prato inglese stupendo. Questa uguaglianza, almeno da morti, l’abbiamo trovata una cosa onesta, buona, di sinistra, democratica. A quel punto è stato inevitabile parlare di Parigi, della magia di Père Lachaise d’inverno, sotto la neve. Come appare in quel film di Lelouch di cui non ricordo mai il titolo. Nocelle, il Massachusetts, Parigi, la cosa che conta è che alla fine hanno detto di si, non avevo dubbi. Con mia madre è stato come immaginavo, un si immediato e poi subito a parlar di menù. Fave e cicoria. Braciole alla barese. Un primitivo di Manduria è un Nardò, rosso. Ciao ciao, ci si vede tra tre giorni. Tre giorni passati con quel pensiero parcheggiato lì, a lato, pronto a regalarmi un sorriso tutte le volte l’ho indossato. Ed ora siamo qui. Nessuno ha portato pezzi della propria famiglia. Mio fratello apre il tavolino da picnic alla base della lapide, è invecchiato, è elegante, è assonnato, ha fame. Mia sorella apparecchia, ha un tailleur gessato elegante, si è fatta lo chignon. Se le dico che sta bene finisce che discutiamo. Con mia madre tiriamo fuori le pietanze e ci guardiamo con complicità. Ci sediamo. Apro i contenitori Bormioli di vetro, quelli col coperchio azzurro. La favetta è ancora bella calda. Mio fratello chiede l’olio. E’ strano e piacevole sentire questi profumi in questo luogo. Parliamo delle fave e di quanto le adorasse. Ricordiamo, ma senza esagerare, il giusto. Sorseggiamo il suo vino preferito; “che quello è quello buono”. Mio fratello va in estasi quando assaggia gli involtini. Stiamo bene. Li osservo, mi piacciono. Vorrei che questa sensazione non finisse mai. Mio padre è lì, di fianco, che ci osserva. Mia sorella chiede a mamma perché ha scelto quella foto. I passanti ci scrutano stupiti, alcuni sono stizziti, noi ridiamo. Tra poco ci sbattono fuori. Ci guardiamo. Prendiamo i bicchieri, di vetro, rigorosamente di vetro, che papà se no s’arrabbia e ci giriamo verso la lapide. Alla tua... papà, alla tua.