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Feuilleton estivo - Le grandi Interviste - Guido Viale

Vuoi qualcosa da bere?

Una limonata grazie?

Grazie per aver accettato il mio invito.

Di niente figurati. Non avevo niente da fare.

Sai sono preoccupato, conosco un sacco di persone che non hanno mai letto un libro e quest’estate hanno comprato il loro primo libro; un libro della Fallaci. Le spiagge italiane sono piene di persone che sotto l’ombrellone leggono la Fallaci. Avrei preferito facessero il sudoko, se devo essere sincero. Sono cose che non fan dormire.

Oriana Fallaci dà voce e veste - non certo «dignità» - letteraria a umori diffusi in una parte consistente del pubblico italiano, europeo, «occidentale»; umori che - in questo ha ragione - prima dei suoi interventi molti si sarebbero vergognati di palesare.

Io ho letto tutti gli articoli sul Corsera e ho deciso possano bastare.

Neanche io ho letto l'intera sequela degli scritti di Oriana Fallaci contro l'Islam e in difesa dell'ormai decaduta civiltà occidentale (il troppo stroppia). Il successo di quegli scritti, direi invettive, dipende molto dal fatto che si fermano prima di tirare le conseguenze.

Hai ragione, Rabbia e l’Orgoglio, però, è un titolo con i contro cazzi, non credi?

La «rabbia» - è la malattia dei cani idrofobi - con cui Oriana Fallaci ha inteso contrassegnare la tonalità emotiva delle sue invettive, e che trova ampio riscontro nelle frustrazioni quotidiane di una vita sempre più agra imposta tanto a chi è privo di tutto quanto a chi ancora mantiene dei privilegi. Infine «l'orgoglio». Non è chiaro di che cosa sia orgogliosa Oriana Fallaci, che si vergogna della mollezza di quasi tutti i governanti e i governati della civiltà a cui sente di appartenere. Ma l'orgoglio è il segreto del suo successo: meno ci si sente considerati - e da tempo la considerazione e il rispetto riservati ai comuni cittadini stanno approssimandosi allo zero - più si persegue una rivalsa alla ricerca di qualcuno che «valga» meno di noi. E' il meccanismo fondamentale del razzismo: quello che per anni ha indotto i «bianchi poveri» degli Stati uniti del Sud a fare da punta di lancia della discriminazione razziale. Oriana Fallaci ha individuato questo «qualcuno» in un «mondo islamico» costruito a suo uso e consumo; e ad esso non lesina il suo disprezzo e aperte manifestazioni di schifo. Così insegna a tutti a essere razzisti «con orgoglio»: senza vergognarsi.

Quando parli così…ti adoro, hai letto l’ultimo articolo pubblicato dal corsera?

L'ultima esternazione di Oriana Fallaci può essere sintetizzata in questi termini…

Scusa se t’interrompo, mi fai uno dei tuoi schemi… quelli che mi piacciono parecchio e sono logicamente perfetti e accessibili.

Certo caro. Allora. Sintetizzo l’esternazione o invettiva della Fallaci, ma sarò lunghetto. La Fallaci in pratica dice: 1) siamo (chi?) in guerra; 2) la guerra è contro l'Islam: in tutte le sue manifestazioni; 3) non esistono islamici «moderati», cioè pacifici (prima o dopo diventeranno tutti terroristi); 4) ciò dipende dal Corano, che è predicazione di odio (degli stermini ordinati dal dio della Bibbia contro i nemici di Israele non si fa parola; ci sono state sì crociate e roghi di streghe ed eretici, ma è acqua passata. E il pope che benediceva i macellai di Srebrenica?); 5) l'Islam sta invadendo l'Europa (consenzienti i suoi governanti); 6) l'obiettivo di questa invasione è il dominio del mondo (qui si sfiorano, o si superano, i Protocolli dei savi di Sion); 7) bisogna combattere.

Ma come?

Contro l'Islam nei paesi di origine non c'è problema. Bush ha dato l'esempio e bisogna continuare a sostenerlo: oggi in Afghanistan e in Iraq, domani in Iran, Siria, e così via; anche se i risultati di queste guerre si sono rivelati veri disastri per tutti: l'Iraq è stato trasformato in una concentrazione e in un punto di irradiamento planetario del terrorismo.

Ma che fare contro l'Islam che cerca di sfondare le nostre frontiere con i permessi di lavoro o con i boat-people?

Qui «buttarli a mare», sempre secondo la signora, significa: azzeramento dei flussi (così l'economia e la società europee vanno a fondo definitivamente: chi vorrà lavorare al posto degli immigrati?) e fuoco sulle imbarcazioni dei clandestini che cercano di sbarcare sulle nostre coste. E poi, moltiplicazione dei Centri di permanenza temporanea, che Oriana Fallaci vorrebbe trasformati in vere prigioni (ma che cosa gli manca per esserlo?) e deportazioni, individuali, come quelle della Cia verso i paesi che torturano e fanno sparire i loro oppositori; e di massa, come quelle del ministro Pisanu verso i paesi che abbandonano nel deserto gli immigrati respinti: tutte soluzioni la cui inefficacia è pari solo alla loro crudeltà.

E che fare, infine, dei dieci milioni di islamici già presenti sul suolo europeo, molti dei quali cittadini dei rispettivi Stati?

Già; che farne? Non si può rimandarli nei paesi di origine: non se li riprenderebbero. Non si può «assimilarli»: non ci stanno più; meno che mai oggi, di fronte a una società che non prospetta niente di buono nemmeno ai suoi membri di lunga data. E nemmeno si può convertirli, in nome delle «radici cristiane» dell'Europa; anche loro hanno radici, che cristiane non sono. Ricordarglielo non fa che fomentare le ostilità. Bisogna però impedir loro di nuocere, tenendoli sotto controllo, perché ciascuno di loro è un potenziale terrorista. Un metodo - ma non ne vedo altri - potrebbe essere, come ipotizza Eugenio Scalari, quello di rinchiuderli nei loro quartieri, limitando la loro possibilità di circolare liberamente tra «noi». Oppure marchiarli, magari cucendogli addosso una mezzaluna verde.

Qualcosa del genere mi sembra di averla già sentita.

Si sarebbe da chiederlo a lei, vero, Oriana?

Scusa se faccio l’avvocato del diavolo, ma alla lunga, possiamo continuare a convivere con un'intera nazione di nemici, annidati nelle nostre città, molti dei quali talmente simili a noi da raggiungere posizioni di rilievo? Non diventerà indispensabile trovare anche per loro una «soluzione finale»?

Non è un'iperbole né un paradosso. Anche se evitano di nominarlo, gli scritti di Oriana Fallaci e il loro successo ci pongono di fronte a un esito possibile dei processi di globalizzazione. Certamente dobbiamo portare i seguaci di Oriana Fallaci a misurarsi con questi interrogativi. Ma con prospettive del genere dobbiamo fare i conti e definire le alternative possibili. Le risposte di comodo non sono ammesse.

Grazie per quello che hai detto e per aver accettato l’invito

Di niente, quando vuoi chiamami, posso farti una domanda?

Tu che mi fa una domanda? Va bene

Dove vai in ferie? (finita la domanda ride di gusto)

No per cortesia, questa domanda no, da te non me l’aspettavo.

Infatti scherzavo

Ciao e grazie per essere stato qui, prima di andare via mi dici qualcosa da utilizzare come promo per pubblicizzare quest’affare?

Ok, Ciao a tutti da Guido Viale...  anch’io sono stato randomizzato.
Doug - 31/07/2005 22:26 | lk | commenti (2) |

Era da tanto che ...

Per fortuna non sono andato a correre all'alba. Per fortuna. Vaccarana. Rientro ora da 15km a perdifiato TUTTI sotto una pioggia che sembrava una doccia fortissima. Era da tanto tempo che non capitava. Mi sono sentito vivo. Che bello!!!!!! Non la dimenticherò questa domenica, questa corsa, ne sono certo.
Doug - 31/07/2005 19:37 | lk | commenti (2) | a perdifiato

New Yorker

L'immagine “http://www.mydocsonline.com/pub/douglas/nyorker2.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

"Non riesco a smettere di pensare a tutti quei parcheggi liberi tra la Quinta e l'Ottava strada".
Doug - 30/07/2005 08:18 | lk | commenti (2) |

vai a cagare

Nella vita ci sono due certezze. La prima.  Le polpette di carne al sugo fatte dalla propria madre sono diverse da quelle fatte nel resto dell'universo conosciuto. La seconda. Uno non ha amici blogstar che vengono pubblicati in un libro Mondadori, ripeto Mondadori. (mondadori? bleah) Ecco queste sono due certezze che fino a ieri hanno riempito la mia vita. Fino a ieri, perchè oggi me ne crolla una, la seconda. La prima regge, cazzo, la mamma è sempre la mamma. Oggi mi sento tradito nel profondo nel sapere che l'ex amico, l'ex compagno di corse, l'ex compagno,  l'ex http://settore4cfila72posto35.splinder.com/ (non faccio il link perchè non si merita niente) ha pubblicato un racconto erotico per una raccolta di racconti Mondadori (Hard Blog). Prendo atto dell'accaduto. L'ex Settore è diventato una blogstar, una brutta malattia. Un dolore immenso per chi come me l'ha conosciuto sano.  Settore ti avviso. Guardami bene nel monitor. Alla prima presentazione del libro, negli aperitivi letterari, hai presente? quelli senza fighe e pieni di sfigati, con te seduto al centro che sudi e allontani le zanzare, quei posti pieni di tizi brufolosi che ti chiedono come hai iniziato l'attività di blogger, che solo la domanda ti vien da vomitare, ecco io, in quel momento io sarò lì, a cinquanta metri, con parrucca bionda  ricoperto di dinamite, e boom ... mi faccio saltare in aria per la causa, be' tutto sommato la modalità della protesta è di moda. Settore, non me lo dovevi fare.

Doug - 29/07/2005 10:15 | lk | commenti (14) |

link

Arriva la bomba, oh yeah, il grande baboomba per te La rumba e la tromba, oh yeah, il grande baboomba per te (clicca)
Doug - 28/07/2005 20:57 | lk | commenti (3) | link

10-9-8-7-6.....

Mai parlato di fidanzamenti, di stare insieme, di convivere. Mai fatto discorsi per queste questioni. Eppure mi sono fidanzato svariate volte. Grandi intese. Complicità. Lo scambio più complesso fu per convivere: andiamo a vivere insieme, si, quando?, a settembre. E fu settembre, poi ce ne furono altri otto. Quando uno mi dice di essere nato a settembre, la mia mente va subito ai suoi genitori che fanno all'amore l'ultimo dell'anno. Dove lo passi l'ultimo? Se mi girano i coglioni vado a Manhattan. Facciamo un brindisi? Si, ma non si guardano i bicchieri. Guardami negli occhi.
Doug - 28/07/2005 10:29 | lk | commenti (3) | bossanova

think manager

Questa è una di quelle notti che è un peccato spegnersi. Ho ancora una sacco di applicazioni aperte. Pensieri che suonano e ricordi che scrivono. Emozioni zippate che si stanno estraendo chissà dove. Bang. Un pensiero imprevisto ha provocato un’operazione non consentita, Vuoi terminarlo? Si, ma salva l’operazione non consentita.
Doug - 28/07/2005 01:38 | lk | commenti (3) |

cambia il mondo

Avevo bisogno di emozioni forti. Di brividi, ed Eurodisney era troppo lontana. Quindi ho preso la metropolitana, a Milano. Non solo. Sono andato in Stazione Centrale, mi sono seduto tra il binario undici e il sette. Ho aspettato. Ho guardato i volti, gli sguardi. Ho preso una granita schifosa per un euro. Ho aspettato. Calata l’adrenalina sono tornato, vivo, a casa. Giro giro tondo cambia il mondo.
Doug - 28/07/2005 01:12 | lk | commenti | bossanova, tabasco

Ogni mattina una lepre si sveglia e...

Nel running ci sono i Pace-Maker, in Italia si chiamano “Lepri”. Non sono mostri. Il loro scopo, durante una corsa, è di creare un riferimento da seguire per essere trainati ad un determinato passo, velocità. Alla partenza di una maratona si trovano quelli professionisti, hanno delle magliette o dei palloncini per farsi riconoscere, da qualche parte, ben in vista, hanno segnato il loro tempo: 5h, 4h30minuti, 4h, 3h30minuti. Si tratta solo di scegliere quello adatto agli allenamenti fatti e alle proprie intenzioni. Bum, colpo di cannone, si parte (è uno dei momenti più belli), a quel punto bisogna solo stare dietro al proprio Pace-Maker, non si guarda più l’orologio e i chilometri, ci si lascia trasportare e ci si concentra solo sulla maratona, su se stessi. Il Pace-Maker o la lepre professionista ti porterà al traguardo nel tempo promesso, caschi il mondo o l’universo. Nelle corse minori, le campestri per esempio, non esistono Pace-Maker ufficiali perché ognuno è Pace-Maker di qualcun altro e viceversa. Vi faccio un esempio, in queste corse domenicali può capitare di essere superato da qualcuno leggermente più veloce, a quel punto decido di stargli dietro per qualche chilometro… mi faccio trainare. Ecco che è nato un Pace-Maker. Le reazioni di chi si sente seguito a ritmo e capisce di essere diventato lepre sono diverse. C’è chi si spaventa e rallenta per farti passare, c’è chi si sente investito di una responsabilità e attenzione e si entusiasma rispettando il ruolo assegnatoli, tanto che se rallenti a volte ti aspetta. Quando vengo leprizzato io ci sto, sempre, sto al gioco. Ma ho un debole, adoro trovare lepri, quel farsi trascinare diventa sempre un bel allenamento, migliorandomi, mi fa crescere. Lepri e non lepri. Piccole coppie che si formano temporaneamente. Tratti della corsa da fare insieme. Tratti che si alternano a sani momenti di solitudine. Capacità e sensibilità che si allineano per poco, per molto. Anche la vita è così e quella del Pace-Maker alla fine può diventare una buona metafora, anche nella vita si fanno tratti insieme, si seguono lepri, si diventa lepri, poi c’è chi allunga o chi molla. Si corre da soli per un po’, e dopo qualche chilometro si ritrova un Pace-Maker adatto, oppure lo si ridiventa. E così si fa altra strada insieme. Arrivare passa in secondo piano, diventa piacevole fare strada insieme, pezzi importanti, salite, godersi insieme qualche ristoro e se poi ci si divide, una sana reazione sportiva non fa per niente male, ci si batte un cinque e ci si da appuntamento al traguardo a bere acqua fresca insieme. Parafrasando e chiudendo, non importa se nella vita ti una mattina ti svegli lepre o altro, l’importante è…



P.S. Il sound-view of the day di questo mercoledì è offerto, creato e regalato completamente, musica ed immagine, dal mitico FabPhotoBlog, cioè, voglio dire, mica pizza e fichi.
Doug - 27/07/2005 00:05 | lk | commenti (13) |

voucher

Carla è una donna che al comune definirebbero di mezza età. I suoi anni li dimostra tutti perché lei col tempo non ci bisticcia. Leggermente diafana, capelli neri, magra, ha due belle gambe nervose con caviglie sottili che sembran di cristallo. Tutti i lunedì e martedì, per lavoro, vive in una città che non è la sua. Alloggia sempre nello stesso albergo di periferia. Carla chiede sempre la stessa camera, c’è un televisore e un videoregistratore mai usati. E’ da quella camera che l’ha visto la prima volta. E’ da quella camera che l’ha notato e poi lentamente desiderato. Abita nel palazzo di fronte. Conosce il suo rituale, solo quello. Prima e dopo cena si fuma una sigaretta sul balcone per sfuggire al caldo. Lei si affaccia e spera, senza fumare, che l’estate non finisca. Finge di pensare guardando in là ma è di lì. La sigaretta poi finisce. Le persiane si chiudono, lei rientra, si spoglia, si butta sul letto e legge venti pagine di un libro. Dopo di che piega l’angolo superiore della pagina del libro e lo chiude, pensa all’uomo del balcone, e si addormenta, non prima di aver piegato anche la pagina di questo libro. Il giorno dopo è altrove.

Stefano lavora in una videoteca con sua sorella perché ama il cinema ma non tanto sua sorella. L’altro giorno ha discusso con un cliente, non sopporta che si parli male di Stanley Kubrick, sua sorella ha difeso il cliente. E’ fatto così. Su certe cose non transige. Sabato sera ha chiuso la videoteca e aperto il breve week-end. Ad aspettarlo c’è sempre il panettiere che gli tiene via il latte e il pane. “Allora andiamo via questa domenica? Dicono che qui sarà molto brutto…” Stefano risponde e paga, due euro e venti centesimi. Camminando verso casa ci passa davanti. Ancora una volta si ferma, è una frazione di secondo. Cerca una buona scusa, credibile. “Scusi, mi sa dire il numero della camera con quel balcone che c’è…” No. “Scusi dovrei ospitare una coppia di amici, vorrei che alloggiassero in una camera che è di fronte a casa mia, anzi se mi da già l’interno così..” E’ una frazione di secondo che… Carlo guarda la Reception dietro la porta di vetro, sorride e tira dritto.

Il solito lunedì, al solito check-in. Il receptionist dell’albergo informa Carla che l’impianto satellitare è stato danneggiato nel week-end da un forte temporale, la direzione ha deciso di dare ai clienti un buono gratuito per il noleggio di una videocassetta da scegliere nella videoteca di zona. Carla prende il buono e consegna la carta d’identità. “Faccia attenzione però, chiude tra un’ora” “Ok grazie, ora vado su e ci penso” 
Doug - 25/07/2005 23:40 | lk | commenti (13) | bossanova

se questo è un uomo

A quel giornalista che con dovizia di particolari mi racconta che i carabinieri sono entrati nella casa della famiglia di una vittima di sharm e subito dopo, da fuori, si sono sentite delle urla a dimostrare che era arrivata la notizia che una delle due sorelle è stata ritrovata morta, e quindi l'angoscia si è trasformata in orrore... ecco, io a quel giornalista  gli stritolerei i coglioni e gli farei fischiare carosello fino a piangere. Ma vai a cagare!!!!! Ma vai a fanculo, pezzo di merda. Vergognati. Cacciatelo via dal quel paese, mandate via tutti i giornalisti. Sono altre le informazioni che ci devono dare. Altre. Porca puttana.
Doug - 25/07/2005 20:51 | lk | commenti (6) | tabasco

anni 90

M'innamorai di lei perchè assomigliava in modo impressionate a Corinne Drewery. Non bastò. Fu una relazione che durò un mese. Per chiuderla ci volle un anno. Tipi testardi.
Doug - 24/07/2005 18:34 | lk | commenti (1) | bossanova

it's half

cliccaMi sveglio, è domenica e sono le 07.00. Esco, prendo i giornali e vado al bar per caffè e lettura. Milano è fresca e deserta. Piacevole. Mentre leggo, ogni tanto la mente va alla corsa; uscire in mattinata o nel tardo pomeriggio? Scruto il cielo, ci sono nuvole che promettono bene, promettono pioggia. Quindi meglio aspettare le prime gocce. Alle 9.10 circa arriva un primo MMS con tanto di foto. E’ la partenza di una sky-runner di 7 km, a mandarmelo è lei, assuefatta dal running normale ogni tanto si deve fare dosi forti, tipo sky runner appunto, forse è allo stadio finale. Dopo trenta minuti arriva un secondo msg, altro drogato, lui. Mi dice che ha fatto 12km in 58’20”. Dentro di me ho pensato, “Minchia questo è gazzellismo di alta qualità!!!” Rifletto e penso che sono una banda di drogati, riapro un giornale, sono al Manifesto. Ok, lo ammetto, sto fingendo di leggere, ormai i due mi hanno trasmesso la scimmia. Pago prendo i giornali e torno subito a casa. Mi svesto, mi rivesto, e decido istintivamente di prendere il gps. Non è mai un bel segnale quando prendo quell’affare lì. Saranno due ore e nove minuti fantastici. Una pista ciclabile e non di coca, lungo la Martesana fino a non so dove. Crisi al quinto e al diciottesimo chilometro. In mezzo tanti pensieri belli e stati zen notevoli. Guardo il gps, ci siamo, ancora trecento metri e… dopo due ore e nove minuti, in un punto anomalo e insignificante per tutti alzo il braccio e ringrazio. In quel punto il gps segna 21km e 230 metri. It’s half marathon. In quel punto insignificante c’è un traguardo grande come il Golden Gate. Lo vedo solo io.
Doug - 24/07/2005 15:11 | lk | commenti (5) | a perdifiato

fuori sync

Poco prima che gli Stati Uniti invadessero l’Iraq decine e decine d’intellettuali analizzarono quello che sarebbe accaduto. Saggi, editoriali. Analisi lucide e complesse. In sintesi, e me ne scuso per la semplificazione, veniva suggerito che, pur eliminato Saddam, gli scontri etnici interni all’Iraq si sarebbero infiammati. L’Iraq sarebbe diventata una fabbrica di morte e terroristi. L’Europa e l’Occidente avrebbero subito una forte Israelizzazione. In poche parole, attentati e terrore come a Tel Aviv. Oggi possiamo aggiungere Londra, Madrid, Sharm. Insomma, veniva spiegato che l’attacco all’Iraq era e sarebbe stata una risposta sbagliata per combattere il terrorismo che colpì la Grande Mela l’11 settembre. E’ demoralizzante verificare tutto ciò. Per questa ragione tutto quello che capita e capiterà, sinceramente, non mi tocca più, non mi spaventa. Non provo neanche indignazione. Sono pronto al peggio del peggio. Non credo più alla possibilità che si possa cambiare in meglio. La paura di morire per una bomba la combatto, quando me lo posso permettere, non prendendo la metropolitana ed evitando target possibili. Sopravvivo. Ero sceso in piazza per la pace convinto, lo sono tuttora, che quella era una strada buona per evitare tutto questo. La pace come risposta, la politica, gli affairs. Raccolgo, oggi, una serie di sconfitte, che iniziano da quelle indicazioni non considerate e finiscono con piazze colme di manifestanti ignorate. E’ demoralizzante tutto ciò, si. Questo mondo forse è fuori sync. Quelli più bravi giustificano con macroeconomia e geopolitica tutto. Da qualche giorno le loro teorie arrossiscono di fronte ai morti londinesi, non arrossirono con quelli di Baghdad. Tutto prosegue, comunque, verso il delirio. Sembra un movimento complesso, automatico, veloce e autodistruttivo che la sociologia e la psicologia ci dovrebbero spiegare senza pretese e indicazioni che tanto…così per sport e cultura, e perder tempo. L’altro giorno un tizio è stato giustiziato dalla polizia londinese davanti a tutti con cinque colpi di pistola alla testa perché scambiato per un terrorista. Non era un terrorista. Dicono, i presenti, di questo povero cristo: “quando è salito sul treno ho guardato il suo viso, lui si guardava da tutte le parti, praticamente sembrava un coniglio incastrato, una volpe senza scampo. Sembrava assolutamente pietrificato e poi è come inciampato, loro lo inseguivano senza tregua, non saranno stati a più di un metro da lui in quel momento e lui si è mezzo inciampato ed è stato mezzo spinto al pavimento e l’agente più vicino a me aveva una pistola nera automatica nella mano sinistra. L’ha puntata sul ragazzo e gli ha scaricato addosso cinque colpi”. Questi non sono sintomi della deriva, è la deriva. Una deriva che ora, per molti inizia con Sharm o Londra, per il sottoscritto molto prima. Visti i fallimenti di chi voleva e a tentato di cambiare questo ordine di cose, sinceramente non ho speranze che qualcosa, oggi, possa cambiare questo percorso verso il peggio. L’altra notte, rientrando a casa, ho visto un incidente stradale notevole. Un tizio ha sbagliato strada e ha preso un grosso viale in contromano facendo un frontale con un altro tizio che per tirarlo fuori hanno dovuto segare le lamiere. Il colpevole non si è fatto niente, era sconvolto, piangeva e si sentiva una merda. Per di più non la passerà leggera con la giustizia. Dopo qualche minuto sono arrivati un gruppo di facinorosi che saputa la dinamica dell’incidente volevano organizzare il modo per linciarlo. Il tutto davanti a polizia, vigili del fuoco e urbani. Ecco, io vedo barbarie ovunque. Nelle piccole e grandi cose. Ma questo mondo che cazzo ha? Ma dove è finito il rispetto, i valori, e tutte quelle cose che solo scriverle, oggi, fanno ormai venire il latte alle ginocchia. Mi domando se quello che percepisco è reale. Mi chiedo se sono in una fase maniaco depressiva, di quelle che vedi tutto storto, e poi mi dico no cazzo, ho una vita piena di cose, no cazzo, sono capace di perdermi nelle piccole cose, distrarmi, appassionarmi, attività non compatibili con depressione e simili. E scrivo, un tentativo di far ordine, solidificare qualcosa, spurgare. Ecco, ero partito da lì e sono finito qui. Un disastro. Ora non resta che appoggiare la freccia su pubblica post, giusto per poter rileggere tra qualche mese e verificare se il livello della merda è aumentato o se questa era solo una fase depressiva. Ecco, sto desiderando di essere depresso. L’idea di essere un coniglio braccato da questo delirio non mi fa impazzire.
Doug - 24/07/2005 00:41 | lk | commenti (3) |

pisciando

Oggi mentre pisciavo mi sono posto una domanda, in tutti questi attentati non viene mai riportato il numero degli animali che perdono la vita. Tu mi vuoi dire che non viene ritrovato un pezzo di cane o chennesò una gamba di gatto? Perchè nessuno ne parla?
Doug - 23/07/2005 18:49 | lk | commenti (2) |

nota a margine

Le donne più inquiete e stressate che ho conosciuto erano tutte apparentemente rilassate, serene e felici. Finanche cadere nell'errore di crederle tali, questa loro apparente sicurezza si sgretolava col sesso... che sfuggiva al loro controllo. Quelle che riuscivano a controllare pure quello le ricordo come donne terribilmente spigolose e noiose.
Doug - 23/07/2005 11:48 | lk | commenti (4) | bossanova

Se

Se fossi un guidatore della metropolitana di Milano o Roma mi darei molto ma molto malato.
Doug - 23/07/2005 09:44 | lk | commenti (2) | tabasco

preoccupazioni italiane

Prima lo tsunami, ora anche Sharm. Che palle, non sopporto quando mi si toccano le vacanze, attenzione, divento una bestia.
Doug - 23/07/2005 09:09 | lk | commenti (1) | tabasco

quorum, che brutti ricordi

Passerò tutta la vita a caricare batterie. Uno strazio. C'è quella del telefonino, poi a seguire, spazzolino, telecomandi, tagliacapelli, mouse, macchinadigitale, lettoreMP3, lucidellabici, PcPortatile, Palmare, eccetera, di sicuro ho dimenticato qualcosa.  Se in Italia avessero fatto un referendum per l'utilizzo dell'energia atomica con uranio impoverito usato per alimentare a vita questi aggeggi, ecco, sicuramente si sarebbe raggiunto il quorum, ne sono certo.
Doug - 22/07/2005 10:38 | lk | commenti (5) | lounge, tabasco

anni 50

Se tornassi indietro… lo chiamerei Random. Comunque. Il nick no, cazzo, accorciarlo per pigrizia è stato un errore. Ora si è persa la ragione e l’uomo che l’ha ispirato. Non è un classico, lo so, ma le sue parole, in un preciso momento della vita, mi hanno aiutato. Se tornassi ancor più indietro non ci sarebbero tv accese e vedrei mia madre in bianco e nero, lei che il taxi lo chiama ancora “La macchina di piazza”. Piazze dove scorrevano le sere d’estate, in bar chiamati Campari con sedie e tavolini sul marciapiede. Altro che blogosfera. Un via vai di operaie e operai. Se la spassano, si seducono con quel pudore, con quell’eleganza, con quella stanchezza da lavoro, con quei sorrisi, con quei vestiti, con quei ciuffi. Due caffè, grazie, e poi via in balera, prima di fare l’amore, chissà dove. E poi il profumo di brillantina il giorno dopo, in fabbrica, annusando mani che hanno accarezzato capelli. I capelli di mio padre, le mani di madre. Se tornassi indietro nel tempo  andrei a bagnargli i fiori, che sono in ferie, ed io mi sono proprio dimenticato. Vado domani mattina.
Doug - 22/07/2005 00:29 | lk | commenti (4) | bossanova

leghisti scientifici

Il leghisti di Bossi insistono col voler prelevare il dna ai migranti. Dicono per schedarli, ma non è vero. in realtà vogliono solo studiare e capire dove ha origine la  miseria emotivo/intellettiva leghista.
Doug - 21/07/2005 20:42 | lk | commenti (1) |

evviva il libero mercato

L'immagine “http://photos22.flickr.com/27577876_d45bfca667_m.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Essendo un pelato cronico mi taglio i capelli da solo, per farlo utilizzo tools tipo quello che vedete nella fotografia.Con questi robini ci faccio pure barba e  i capelli li taglio tutti i venerdi sera. Se andassi dal parrucchiere, a 15€ a taglio, ci lascerei circa 60 euro al mese. Non ci sono dubbi e non ho bisogno di aprire un foglio elettronico, l'acquisto di queste macchinette è ampiamente ripagato. Il costo di questi aggeggi nei grossi Store può variare dai 20-30€ ai 50€. Questo che vedete è ricaricabile ed ha (addirittura) la base per poterlo appoggiare ed inserire, stile telefonino. Per esperienza potrei dire che vale 25-35€. Ecco quello che vedete in foto l'ho acquistato in un negozio di cinesi nella chinatown di Milano ( Via Paolo Sarpi) circa 45minuti fa. Sapete quanto l'ho pagato? Porca troia l'ho pagato 4€, ripeto 4€, e mi hanno fatto pure lo scontrino fiscale.  Io me lo sento e godo, alla faccia dei capitalisti ortodossi, cazzo, questi ci disfano.
Doug - 21/07/2005 18:05 | lk | commenti (5) |

è una bugia

Stanotte ho sognato di Vieri che passa al Milan e Fini che passa ai Democratici di Sinistra. Alla prima uscita pubblica, il Fini, si prende grassi e grossi  fischi, ma poi fa goal, di rovesciata, e le tv di tutto il mondo mandano in onda le immagini del goal al rallentatore, per giorni.  Davanti ad una TV,  due tizi seduti al parco,  si chiedono come mai i terroristi Islamici, invece di mettere le bombe sui mezzi pubblici, non la mettono sotto il culo di berlusconi.  Poi passa il carretto dei gelati, una ruota si stacca e si ribalta uccidendo una rana. Che buone le rane fritte... eh.
Doug - 21/07/2005 10:27 | lk | commenti (3) | bossanova

spazio

Che ore sono
Non lo so, guarda nell'angolo in basso
ok, grazie
Hai capito dove siamo?
No, per niente
Siamo dentro un post
Vaccarana
Dove mi metto?

Io di qui e tu?

Allora io di qui

E ora?

Scambiamoci il posto di corsa, ci stai?

Si...Pronti…via

no arrivato prima io

No, prima io

oi litigare?

Si, e poi facciamo l'amore

l programma

Guarda che ti sei spostato troppo a sinistra

osì va meglio?

No , ancora un pochino

Ora mi vedi bene?

Si adesso è perfetto

Prima quando abbiamo corso, non ho frenato bene

Capita, lo so

Stiamo un po' delirando non credi?

Si, ma mi consolo

Come?

Pensa chi legge

Doug - 21/07/2005 01:06 | lk | commenti (7) | lounge

begno

Prima sessione 2500 metri 11' 07" , seconda sessione 2000metri 09' 36", terza sessione 2500metri 13' 25". Milleseicento metri per andare e tornare dal Parco. E' passata, alla camera, una scellerata riforma giudiziaria con il voto di fiducia, ora vado a fare un bagno, poi si vedrà.
Doug - 20/07/2005 19:53 | lk | commenti (1) | a perdifiato

Punto

In questi giorni sono molto occupato, sto ultimando il mio ultimo saggio. S’intitolerà: “Maschio/Femmina – Quando scopare e parlare sono la stessa cosa”. Il libro vuole schematizzare e tracciare il percorso emozionale di un maschio e una femmina al primo incontro dopo quindici anni di chat, senza mai vedersi. Dimostrerò che durante l’incontro c’è un Punto temporale preciso dove, emozionalmente, le due persone raggiungono un livello d’intimità e d’intesa tali per cui in quell’istante, da quel Punto in poi, non ci sarebbe alcuna differenza tra il continuare a parlare o scopare. Il Punto e lo schema funzionano solo se si comincia l’incontro parlando e non scopando come ricci. Fallisce se ci si presenta con genitori o coniugi. In seconda battuta voglio portare avanti la mia personale tesi per cui dopo quindici anni di chat al primo incontro si scopa quasi certamente. Questa mia tesi è al centro di una pesante contestazione in Groenlandia. Ma non divaghiamo e torniamo all’incontro e al Punto in questione. Il punto ha già un nome, si chiama il Punto Kird-Furmher. Concludo con una nota che mi lusinga parecchio. Come tutti gli anni, anche quest’anno, sono stato convocato al Meeting di Comunione e Liberazione di Rimini per presentare questo saggio.


Questo post è gentilmente offerto da Tigrit Fried Chicken il primo Kentucky Fried Chicken in Iraq.
Doug - 20/07/2005 00:02 | lk | commenti (11) | lounge, bossanova

io parlo da solo , si , quello di Bertolucci

ciao ciao

Nella vita bisogna avere sempre un piano B. Il dramma e lo strazio è che a volte manca pure il piano A. Per farvi un esempio. Oggi avevo lo stesso umore di uno che sta guardando il circo in televisione, quindi sono andato a correre a pausa pranzo, un esempio che calza a pennello.  Ma in questo caso era un piano di tipo A oppure di tipologia  B?  Adesso, ue', non è che posso sapere tutto, cazzo.
Doug - 19/07/2005 14:10 | lk | commenti (5) | lounge, bossanova

to:

Quando vide il mittente fu sorpreso. Aprì la mail, lesse rapidamente e sgranò gli occhi. Ci mise poco a capire la questione, chiuse e riaprì la mail. Era evidentemente partita per sbaglio, ed ora, raggiunta quella verità, leggeva divertito e gustava con distacco. La letteratura erotica mondiale sarebbe impallidita di fronte a ciò che ora scorreva a colpi di rotellina del mouse; una flusso di desideri di un’intensità a lui sconosciuta, parole e concetti che non aveva neanche mai pensato. Chiuse la mail. Si domandò chi dovesse essere il destinatario. Ragionò su cognomi ed errori della "Compilazione Automatica Nomi." Non cancellò la mail. Si domandò se a questo punto, erano passati quindici minuti, avesse intuito l’errore. Bastava, come si fa di solito, andare a controllare la posta Inviata e rileggersi per narcisismo. Costruì e analizzò velocemente alcuni scenari; una sua risposta discreta, un suo sguardo alla macchinetta del caffè. Era leggermente agitato ma sorrideva quando raggiungeva la consapevolezza di non avere responsabilità. Riaprì e la rilesse una seconda volta, tutta d’un fiato. Poi una terza. Chiuse la mail e decise per un caffè, bloccò Windows e si alzò, ordinò capelli, pensieri e cravatta. Fece due smorfie per togliersi dal volto quel sorriso. Si avvicinò alla porta quando squillò il telefono. Squilli corti e ripetuti. L’acustica di una telefonata interna. Tornò velocemente alla scrivania e guardò il display, era lei. Alzo la cornetta e per una frazione di secondo restò in silenzio, quella frazione di tempo che al telefono può sembrare infinita, quella frazione di tempo che dall’altra parte è intesa come una risposta, un atteggiamento. Quella frazione che autorizza chi chiama a parlare prima per stravolgere la vita di un uomo.

“Non è un errore…perché non rispondi?”
Doug - 19/07/2005 00:52 | lk |